Cari U2, i miei soldi ve li dovrete sudare

Uno, dos, tres, catorce!

4K8YspRInizia così Vertigo degli U2, singolo dell’ormai lontano 2004. Io ero appena diventato un liceale: prima G, primo piano, in fondo all’ala sinistra. Un po’ spaesato ma alle prese con persone e amicizie nuove che, accidenti, stanno durando da 10 anni e chissà per quanto ancora. Università, lavori e città diverse non hanno scalfito minimamente rapporti creati in cinque anni insieme: incontri il tuo vecchio compagno di classe e quasi vi saltate addosso, volete davvero sapere come va e le parole e gli argomenti vengono fuori in maniera così naturale che dopo esservi salutati ti fermi a pensare:  “Questo lo vedo una volta l’anno se va bene e guarda, sembriamo appena usciti da scuola”. È una bella cosa, davvero.

Vertigo arrivò una mattina, dopo aver fatto colazione. Mancava il solito quarto d’ora che manca a una persona fin troppo puntuale, sempre in anticipo, che accendendo la televisione andò dritta sul canale musicale in tempo per vedere Bono e The Edge schitarrare e alzare una mezza tempesta di sabbia nera, sabbia che poi si staccherà anche da loro a velocità supersonica. Video di sicuro impatto, niente da dire, ma se non scegli le parole giuste per presentarlo come minimo ti ridono in faccia.
Tutto studiato, però, perché io il pomeriggio stesso ero a comprare How To Dismantle An Atomic Bomb, il nuovo album dei mai considerati fino a quel momento U2. La scelta era tra la versione liscia, a 18 Euro, e quella col DVD-documentario a soli 5 euro in più, centesimi a parte. Ovviamente scelsi la seconda, ovviamente il DVD l’avrò guardato una volta e neanche tutto.

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Se ripenso alla cosa non me ne vergogno più di tanto, in fondo è anche grazie a me se sono riusciti a portare in tour un palco a forma di granchio gigante, però non posso fare a meno di notare come cose del genere (l’acquisto, non il palco) non potranno ormai più accadere. Per fortuna.

Oggi puoi pure impressionare il mondo con un singolo orecchiabile e un video bellissimo, irresistibile, ma tutto quello che otterrai dal pubblico sarà l’acquisto di esso a 0,99 Euro/Dollari in versione digitale, se ti va bene. Io, dieci anni fa, una canzone l’ho pagata ventitré euro perché la verità è questa (tanto a mamma non glielo faccio leggere) ed è altrettanto vero che non sono certo l’unico a esserci cascato, negli anni e nei decenni precedenti. Due ritornelli, video di successo e vendevi CD singolo, Album e vinili a milioni, gli stessi che ora sono buttati nell’ usato dei negozi di dischi o che Amazon deciderà di portarti gratuitamente col drone tanto per provarlo.
Che l’album degli U2 avesse una sola canzone che mi piacesse davvero (Crumbs From Your Table, la rimetto su tutt’ora) allora non importava, oggi invece sarebbe la rovina di chiunque. Azzardati a fare un bel singolo e 10 riempitivi e verrai massacrato dal mondo intero, durerai giusto il tempo di una copertina di NME quando ancora le tracce inutili stai cercando di mascherarle in studio.

 

Ormai, dati per morti commercialmente i quattordicenni, se le canzoni te le scrivi da solo devi puntare a quelli come noi per guadagnarti da vivere. E a noi piace ascoltare l’album intero perché è di una sensibilità che ci innamoriamo, non di un suono azzeccato o tre minuti di gloria circondati dal nulla. Nel momento in cui ci garantisci che la qualità dell’insieme non calerà ma che, anzi, il singolo è forse uno degli episodi più deboli, allora il tuo lavoro avrà un vero valore e tante, tantissime persone saranno disposte a comprare l’oggetto fisico, anche se lo stanno ascoltando da ancora prima della data di uscita. È inutile stare lì a ideare chissà quali campagne promozionali, perché almeno qui la cosa si sta facendo profondamente meritocratica: sai scrivere davvero qualcosa di significativo? Venderai, magari non come in passato ma sarai in grado di fare dei tour in grandi club, persino arene se ti giochi le carte giuste al momento giusto. Giochi solo sull’hype, sull’immagine e la comunicazione? Ti compreranno milioni di copie, sì, ma i distributori, i centri commerciali, e lì rimarranno senza mai arrivare davvero alle persone. Certo poi che sei in testa alle classifiche, ma non stupirti se dopo iniziano a cercarti un ruolo nella televisione o nella moda perché in realtà di fan veri non ne hai. La chiave è questa: essere in grado di tirare fuori qualcosa che le persone davvero vorranno ascoltare, e il bene vincerà.

Per quanto riguarda gli U2, ci risiamo: Ordinary Love è decente, ma né io né la mia versione preadolescente che è in giro da qualche parte ci sogneremo di prendere l’album a scatola chiusa quando uscirà. Lo ascolteremo, leggeremo recensioni e se sarà degno di finire nelle nostre mensoline dei CD beh, lo compreremo. È impossibile sbagliare un acquisto, la nostra collezione sarà sempre fatta di musica che adoriamo davvero. Funziona così, adesso.

  • Thomas Borgogni

    Bellissimo articolo, forse un po’ ottimista ma anche a me piace pensarla così.