Basta serie tv: torno a leggere

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Non sono più uno studente fuori sede. Ho un lavoro che mi tiene impegnato 6 giorni su 7. Parto la mattina e ritorno la sera, stanco morto, a volte anche colmo di alcol. Fortunatamente ho almeno la cena pronta sul tavolo e il letto rifatto, ma il tempo per vivere in modo proattivo quel poco che resta della giornata è divenuto sempre più scarso. Se non completamente insufficiente. Controllo le caselle e-mail, i profili nei social media, degli ultimi commenti nel forum di DYR, e poi mi sparo una o più puntate – a seconda di quanto sono rimasto indietro – della serie tv del momento. Se non ho tirato giù nulla dal torrente, facile che bivacchi online fino alle 23:00, quando comincia il tristissimo programma sul calciomercato di SportItalia, e dopo aver regolato lo spegnimento automatico del televisore, so che entro una ventina di minuti starò già dormendo profondamente.
Un paio di settimane prima della morte di Umberto Eco, tuttavia, ho ricominciato a leggere. Ho iniziato Tenera è la notte di Scott Fitzgerald, un libretto didattico sulla storia del jazz edito da Newton e pagato all’epoca mille lire, e mi sono fatto una short list molto hornbyiana dei prossimi titoli da recuperare. Sai, quei classici della letteratura che hanno letto tutti tranne te, e che quando ti capita di entrare in discorsi letterari – sempre più raramente visto il contesto quotidiano – fai finta di conoscere a memoria solo perché riesci ancora ad associare titolo autore e periodo storico, come un concorrente di Chi vuol essere milionario.
207735_5449068418_1996_nHo riaperto i libri perché ne ho sentito il bisogno fisico oltre che intellettuale. Perché mi sono reso conto che per quanto riesca ad assorbire cultura e curiosità anche dai film e dalle serie tv in lingua originale, sempre più spesso mi cominciano a mancare le parole, sia scritte che pronunciate, per esprimermi in un italiano degno di un laureato. Mentre miglioravo costantemente le mie conoscenze del mondo in cui vivo e della vita che vorrei un giorno vivere, mentre ingerivo e memorizzavo slang ed espressioni fighe di altre zone del pianeta, se ne andavano contemporaneamente a farsi fottere le mie capacità di inventio e locutio. Le conosco le parole, ma non mi vengono in tempo, e quando finalmente arrivano non riesco più a dirle nel modo che vorrei, tanto ho faticato a recuperarle. Anonimo del Sublime, Bice Mortara Garavelli, Umberto Eco… aiutatemi voi vi prego!!!
Un principio di demenza che non mi preoccupa, perché contemporaneamente sono un fulmine in tante altre cose che prima il mio cervello nemmeno calcolava. Numeri, disposizioni, contatti e date. Ma anche nomi di persone, località e cose conosciute solo superficialmente o non conosciute affatto, ma solo immaginate.
Non ho mai pensato, nemmeno per un istante, Dio mi è testimone, di potermi liberare dei libri, ma non credevo di averne un bisogno fisico così urgente così presto. E la dolorosa morte di Umberto Eco, autore di alcuni dei romanzi in lingua italiana a cui sono più affezionato, e di alcuni dei saggi che più mi hanno divertito oltre che formato – su tutti “Come si fa una tesi di laurea” per facile somma – è stata come un’epifania ammonitrice: è questo che devo fare per me, leggere, leggere, leggere! Perché essere profondo dentro è l’unico modo per difendermi e vivere con relatività quanto devo fronteggiare ogni giorno. Per cui tralascio qualcosa della TV, la smetto col vino e i cocktail dopocena, con youporn, Criscitiello e Pedullà, e cerco di recuperare quella mente fresca ed esploratrice che avevo quando mi auto-stimolavo con i testi d’esame e i romanzi che mi piacerebbe oggi dire che divoravo. Sono sempre lento e di facile distrazione, ma ora devo rimettermi sotto e usare il poco tempo a disposizione per rinvigorirmi. Umberto, sono sempre stato un tuo fedele adepto, e ti prometto che leggerò altro di te, oltre a riprendere la vicenda di Baudolino che non ho mai terminato, ma per favore illuminami dall’alto. Dammi la forza di essere costante nella lettura, fammi riscoprire quanto è bello leggere l’ultima pagina di un libro. Grazie. Ti voglio tanto bene.