Abbuffata di Bowie

David Bowie Station to StationDevo ammettere che il nuovo singolo di Bowie annunciato a sorpresa nel giorno del suo 66° compleanno ha risvegliato in me l’adorazione per questo personaggio che per quanto uno ci provi, non è mai sicuro di averlo afferrato del tutto. Forse nessuno può, nemmeno dopo 20 anni che lo ascolti. Ad esempio, mentre scrivo suona alto Station to Station, un album che non ho mai preso troppo seriamente, come invece merita. Magari perché non c’ero e le sue metamorfosi non le ho vissute sulla mia pelle di appassionato. Oppure perché quando ti trovi di fronte alla sterminata discografia di un artista di questo livello, non fai altro che approfondire solo i dischi chiave (che nel caso del Duca Bianco sono quanti, quattro, cinque?) e eviti di indagare a fondo quelli che la critica ha già identificato per te come album minori. Beh, nel caso di Station to Station… album minore un cavolo! Il funk di pezzi come “Golden Years” e “Stay”, in cui il basso di George Murray è roba che mamma mia, è forse il migliore prodotto da un white assche abbia mai affrontato. Anche “Word on a Wing” poteva essere una ballatona rompicoglioni di quelle imperiture nella memoria (no beh, mica sto parlando degli Anathema, tranquilli), e invece con quel tempo dispari non riesce proprio ad ammorbarti.

David BowieOra, non sono qui a scoprire l’acqua calda, ma sarebbe bello trovare un’idea alternativa, magari giocosa e non certo educativa (perché non è che ci vogliamo noi per insegnare Bowie al popolo indie dell’etere), per parlare di David al momento dell’uscita di The Next Day (per la quale altrimenti tutti abbiamo i fazzoletti pronti per asciugarci gli occhi): un collage, un book fotografico, un quiz, un Monopoli ambientato con le vicende del suo percorso, qualcosa di originale però. Avete idee praticabili??

Insomma, ho una gran voglia di Bowie e non la smetto. Anzi, smetto sennò finisco per trovare del buono anche nei Tin Machine.