A Painless Guide to Classical Music

A PAINLESS GUIDE TO CLASSICAL MUSIC (Come Non Avere Paura della Musica Classica).

Avete visto il concerto di capodanno (il Neujahrskonzert)? Io si. Possiamo definirci esperti o appassionati colti? Neanche per sogno. C’è chi l’ha fatto per pura curiosità, chi per tradizione, chi facendo zapping l’ha pescato per caso etc… Vi è piaciuto? Stessa cosa: c’è chi lo ha maledetto per avergli fatto andare di traverso il pranzo, c’è chi si è commosso, ma c’è anche un bambino da qualche parte che dopo averlo visto ha chiesto ai genitori di comprargli la grancassa o la tromba (perché fanno più casino!!). Per alcuni è stato un primo passo.
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A prescindere dalle motivazioni, il primo gennaio è una delle poche volte in cui possiamo goderci un po’ di musica classica in tv, ma è un episodio isolato, quasi come se questo genere fosse relegato ad accompagnarci solamente durante le abbuffate festive o in occasioni di ricorrenze più o meno condivise da tutti.
Direte voi: fatti la pay-per-view, oppure basta che accendi il pc, apri youtube o spotify e ascolti tutta la classica che vuoi! Troppo facile,a me non serve, sò già come procurarmi tutto il necessario. La Tv, sebbene obsoleta, rimane ancora il mezzo di diffusione delle informazioni più comune e l’elettrodomestico più in attività in casa.
La comparsa di un’orchestra in tv è un evento raro epocale e la frequenza con cui propongono un po’ di musica classica soggiace alle leggi del marketing. Se qualcosa annoia, se non fa ascolti, non viene messo in onda. Ma se non la metti in onda come può diventare popolare? E’ un circolo vizioso senza via d’uscita, ma andiamo per ordine!

ImmagineDa sempre oggetto misterioso riservato agli iniziati, la musica classica ha posto le basi armoniche di tutta la musica moderna. Tutto ciò che ascoltiamo oggi le è debitore. Eppure essa non sembra godere di tutto quel rispetto che si addice ad un antesignano.
Sia chiaro, la musica classica è la musica di riferimento per moltissima gente. State certi però che la prima persona che incontrate quando uscite di casa, anche con una cultura musicale media, vi saprà citare il nome di 10 band pop/rock ma a stento vi saprà dire chi erano Beethoven e Mozart.

Insomma, la classica non penetra a sufficienza tra le masse (a parte qualche fenomeno commerciale come Allevi et similia). La spiegazione a tutto questo è rintracciabile nella poca accessibilità della stessa, vuoi per la complessità che la rende ostile, vuoi per l’apparente prolissità che scoraggia i malcapitati. Diciamocelo francamente: chi è che oggi ha il tempo e la voglia di sedersi e mettersi ad ascoltare una sinfonia di un’ora intera?
Nulla toglie però che la classica possa essere ascoltata, goduta, anche comodamente sul divano senza stare lì a fare l’analisi contrappuntistica.
Su questo punto, ovvero sul “come ascoltare” la classica, cercherò di dare prossimamente un contributo personale, sempre opinabile.
Premetto di essere un semplice ascoltatore, abbastanza inesperto, che pensa semplicemente di aver trovato la propria chiave personale per poter apprezzare a pieno la musica classica, ma alla fine ad ognuno la propria chiave. D’altronde stiamo parlando di musica, non di relatività generale (oh l’ironia).

Un altro ostacolo: la musica classica spesso è additata da qualcuno come la musica della gente snob, posh, la musica dei salotti raffinati,una chiccheria per pochi. Niente di più sbagliato. Questi sono pregiudizi dovuti ad una concezione di musica classica confinata nei palazzi reali e seguita da gente in giacca e cravatta. E’ normale pensarlo, siete giustificati. Secoli fa la musica classica era uno sfizio per ricchi, gli unici che potevano permettersi di assistere ad un concerto, appunto….. secoli fa, prima che inventassero i registratori,i lettori e i sistemi di diffusione sonora. Pensate che una “Cavalcata delle Valchirie” non possa essere apprezzata in pieno nella frugalità della propria camera o salotto oppure che un aristocratico viennese possa capirci più di voi? Non è un caso se ho usato il verbo capire. Serve veramente un’educazione per riuscire ad apprezzare un minimo la musica classica? Direi di no, considerando che il linguaggio musicale non parla né alle tasche, né solo all’encefalo. La musica classica è anche la musica della danza, dei balletti. E’ la musica che accompagna i rituali nei paesini. E’ musica classica quella che veniva tramandata da padre in figlio oralmente. Prima è nata la musica, poi lo spartito.

Molte melodie musicali venivano letteralmente rubate al popolo dai compositori che poi le rielaboravano e integravano nelle loro opere. I grandi come Mahler o Liszt attingevano a piene mani dalla tradizione popolare.

A chi invece ritiene la musica classica una musica noiosa e poco adatta al pubblico contemporaneo, dico:
La musica classica è stata da sempre veicolo per le emozioni più viscerali umane come anche per gli ideali più alti. Non c’è niente di più punkettaro e strafottente di una polka di Strauss, niente di più apocalittico di un “Dies Irae” di Verdi, niente di paragonabile alla sesta sinfonia di Beethoven che possa rapirvi di gioia allo stesso modo.

Quasi in contrasto con la palese scarsa considerazione che i media nutrono nei confronti della m. classica, siamo esposti ad essa più volte di quanto ne siamo veramente consci. Se poche sono le occasioni di ascoltare eventi di musica classica in TV, essa ci viene proposta in modo subliminale, in pillole nelle sigle televisive o come abbellimento degli spot, senza dimenticare le immancabili colonne sonore dei film. La ascoltiamo distrattamente ma qualcosa rimane. Quando fischiettiamo un motivetto non stiamo facendo altro che ribadire a noi stessi che quel pezzo ci è piaciuto.

Non penso ci siano persone al mondo allergiche alla musica classica. Non credo ci sia qualcuno che ascoltando “l’Inno alla Gioia” non senta qualcosa di intenso dentro, a parte purtroppo chi è impossibilitato a percepire i suoni, per ovvi motivi.

Apprezzare la musica classica può richiedere uno sforzo in più, lo stesso sforzo che richiede l’ascolto di una lingua che mastichiamo poco. Bisogna adattarsi a dei nuovi cliché, variare la soglia di sensibilità verso determinate sonorità, non ultimo mostrarsi curiosi. Se si è abituati esclusivamente al comune beat di batteria della musica contemporanea, tutto apparirà alieno e ostile. Anche la più piccola variazione o nota “fuori posto” sembrerà scuotere le nostre sicurezze costringendoci a fuggire con la coda tra le gambe verso sonorità a noi familiari.

A far scattare la scintilla bastano due note, un motivetto, un tema. Non voglio promuovere una visione troppo romantica, anche perché per ascoltare musica classica c’è bisogno di adoperare anche le funzioni cognitive di cui siamo in possesso. Non per il solo gusto del farlo, non per vantarsi di saper distinguere una sestina da una terzina, ma semplicemente per arricchire la propria esperienza d’ascolto. Di questo però parlerò in altra sede.
Mezza pagina fa ho detto che la musica classica non parla solo al cervello, ora invece dico che bisogna usare anche i neuroni. La logica dice che non sono in contraddizione.

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  • Mysterion

    - Eppure essa non sembra godere di tutto quel rispetto che si addice ad un antesignano”.

    Non ho ben afferrato questo punto. Forse è snobbata malamente da coloro che ascoltano quasi esclusivamente musica rock ed elettronica popolare, ma presso la critica musicale – quella vera che ha studiato, tipo i Principe, Restagno, Dall’Ongaro, Pestelli ecc..non i giornalisti dell’ultim’ora – gode di una considerazione estetica che la musica rock non ha mai avuto (magari anche a torto) e che invece il jazz è riuscito a guadagnarsi con il tempo. Anche se, d’altro canto, è doveroso dire che lo snobismo di cui è tacciato il mondo della musica “colta” è a volte infondato, perché esistono numerosi compositori e addetti ai lavori che si sono confrontati anche con il rock.

    - Sia chiaro, la musica classica è la musica di riferimento per moltissima gente. State certi però che la prima persona che incontrate quando uscite di casa, anche con una cultura musicale media, vi saprà citare il nome di 10 band pop/rock ma a stento vi saprà dire chi erano Beethoven e Mozart”.

    Vero e non è bello. Il discorso a mio avviso si può però estendere non solo alla gente comune che si interessa sporadicamente alla musica ma anche all’intenditore medio di rock e derivati. Trovo quantomeno strambo vedere gente appassionata che si affanna per ascoltare o comprare centinaia di dischi pop-rock ogni anno, che elogia o stronca canzoni in virtù di un’esigenza artistica e agendo come se la musica fosse nata negli anni sessanta. Rockettari che parlano di arte e storia della musica costruendo collezioni in cui si dà spazio al gruppo underground più sconosciuto – cosa di per sé anche pregevole – ma che poi cadono dalle nuvole se gli dici di acquistare Monteverdi diretto da Gardiner o Savall; gente che forse non sa nemmeno che il compact disc era stato pensato originariamente per contenere la Nona di Beethoven. Senza dimenticare coloro che amano anche l’elettronica, che conoscono a memoria tutti i generi e sotto-generi degli ultimi anni, da Ben Frost a Tim Hecker, che si sono spinti finanche agli anni gloriosi della musica cosmica e non hanno mai ascoltato Oktophonie di Stockhausen, lavoro che fa capire a tutti quanti chi realmente comanda e che resterà certamente anche fra cento anni nonostante le proliferazioni e dispersioni discografiche (anche per il fatto che la sua esistenza non è connaturata al supporto fisico ma ad una dimensione scritta soggetta a nuove riletture e proprio per questo alla possibilità di essere sempre attuale) .
    Da una parte può darsi che quelli cresciuti a pane e rock pensino che la Classica, chiamiamola così per comodità, sia qualcosa a parte che possa essere trattata sommariamente come un’accidente, tra compilation casuali o sbirciatine su youtube, quando in realtà è ancora l’essenza di una civiltà musicale millenaria. Oppure può essere che siano semplicemente disorientati davanti al mare sterminato del mercato discografico delle interpretazioni e non sappiano da dove cominciare. In questo caso non ci vuole comunque una laurea per accedere a certe informazioni, basta avere la curiosità per documentarsi un minimo e sapere quali sono le registrazione storiche, più quotate e di riferimento in generale (spesso sono più di una). Inoltre, definire una discografia di base nella musica contemporanea del secondo Novecento è ancora più facile, visto che le esecuzioni sono inferiori come numero e spesso ci sono ensemble specializzati al servizio del compositore.

    - Diciamocelo francamente: chi è che oggi ha il tempo e la voglia di sedersi e mettersi ad ascoltare una sinfonia di un’ora intera?

    Potrei comprendere questa affermazione solo di fronte a un’opera wagneriana, che è capace di portare via intere giornate e per la quale l’ascolto “rateizzato” può diventare necessario. Ma una sinfonia di per sé non deve scoraggiare nessuno. Come può un appassionato che si reputa veramente tale avere il tempo e la voglia per ascoltare un album come il triplo della Newsom – che tra l’altro apprezzo – e non trovare un momento per “Top Player” del calibro di Beethoven o Mahler?

  • Mysterion

    - Eppure essa non sembra godere di tutto quel rispetto che si addice ad un antesignano.

    Non ho ben afferrato questo punto. Forse è snobbata malamente da coloro che ascoltano quasi esclusivamente musica rock ed elettronica popolare, ma presso la critica musicale – quella vera che ha studiato, tipo i Principe, Restagno, Dall’Ongaro, Pestelli ecc..non i giornalisti dell’ultim’ora – gode di una considerazione estetica che la musica rock non ha mai avuto (magari anche a torto) e che invece il jazz è riuscito a guadagnarsi con il tempo. Anche se, d’altro canto, è doveroso dire che lo snobismo di cui è tacciato il mondo della musica “colta” è a volte infondato, perché esistono numerosi compositori e addetti ai lavori che si sono confrontati anche con il rock.

    - Sia chiaro, la musica classica è la musica di riferimento per moltissima gente. State certi però che la prima persona che incontrate quando uscite di casa, anche con una cultura musicale media, vi saprà citare il nome di 10 band pop/rock ma a stento vi saprà dire chi erano Beethoven e Mozart.

    Vero e non è bello. Il discorso a mio avviso si può però estendere non solo alla gente comune che si interessa sporadicamente alla musica ma anche all’intenditore medio di rock e derivati. Trovo quantomeno strambo vedere gente appassionata che si affanna per ascoltare o comprare centinaia di dischi pop-rock ogni anno, che elogia o stronca canzoni in virtù di un’esigenza artistica e agendo come se la musica fosse nata negli anni sessanta. Rockettari che parlano di arte e storia della musica costruendo collezioni in cui si dà spazio al gruppo underground più sconosciuto – cosa di per sé anche pregevole – ma che poi cadono dalle nuvole se gli dici di acquistare Monteverdi diretto da Gardiner o Savall; gente che forse non sa nemmeno che il compact disc era stato pensato originariamente per contenere la Nona di Beethoven. Senza dimenticare coloro che amano anche l’elettronica, che conoscono a memoria tutti i generi e sotto-generi degli ultimi anni, da Ben Frost a Tim Hecker, che si sono spinti finanche agli anni gloriosi della musica cosmica e non hanno mai ascoltato Oktophonie di Stockhausen, lavoro che fa capire a tutti quanti chi realmente comanda e che resterà certamente anche fra cento anni nonostante le proliferazioni e dispersioni discografiche (anche per il fatto che la sua esistenza non è connaturata al supporto fisico ma ad una dimensione scritta soggetta a nuove riletture e proprio per questo alla possibilità di essere sempre attuale) .
    Da una parte può darsi che quelli cresciuti a pane e rock pensino che la Classica, chiamiamola così per comodità, sia qualcosa a parte che possa essere trattata sommariamente come un’accidente, tra compilation casuali o sbirciatine su youtube, quando in realtà è ancora l’essenza di una civiltà musicale millenaria. Oppure può essere che siano semplicemente disorientati davanti al mare sterminato del mercato discografico delle interpretazioni e non sappiano da dove cominciare. In questo caso non ci vuole comunque una laurea per accedere a certe informazioni, basta avere la curiosità per documentarsi un minimo e sapere quali sono le registrazione storiche, più quotate e di riferimento in generale (spesso sono più di una). Inoltre, definire una discografia di base nella musica contemporanea del secondo Novecento è ancora più facile, visto che le esecuzioni sono inferiori come numero e spesso ci sono ensemble specializzati al servizio del compositore.

    - Diciamocelo francamente: chi è che oggi ha il tempo e la voglia di sedersi e mettersi ad ascoltare una sinfonia di un’ora intera?

    Potrei comprendere questa affermazione solo di fronte a un’opera wagneriana, che è capace di portare via intere giornate e per la quale l’ascolto “rateizzato” può diventare necessario. Ma una sinfonia di per sé non deve scoraggiare nessuno. Come può un appassionato che si reputa veramente tale avere il tempo e la voglia per ascoltare un album come il triplo della Newsom – che tra l’altro apprezzo – e non trovare un momento per “Top Player” del calibro di Beethoven o Mahler?

    • Mahleriano

      @Mysterion ["Eppure essa non sembra godere di tutto quel rispetto che si addice ad un antesignano".------Non
      ho ben afferrato questo punto. Forse è snobbata malamente da coloro che
      ascoltano quasi esclusivamente musica rock ed elettronica popolare]

      -Si certo,mi riferivo all’ascoltatore casuale Per fare un paragone: Dante come precursore è idolatrato da tutti (dall’italiano medio che segue solo benigni fino all’accademico che ci ha scritto i libri), stessa cosa non si può dire per,chessò, Bach,Mozart ecc…Tutti riconoscono l’importanza di Dante no.
      Ma questo penso sia unicamente dovuto alla marginalità che la musica classica riveste nell’educazione di una persona. Anche se dulcis in fundo, nella vita culturale di una persona adulta che già ha attraversato la fase di formazione obbligatoria, letteratura e musica hanno quasi lo stesso peso relativo (precisiamo,non specifico), ovvero ci godiamo un libro allo stesso modo con cui ci godiamo un album. Parlo sempre a nome di questa famigerata collettività media (di cui mi sento parte e con cui penso condivido i gusti)

      Tornando al discorso formazione: basti pensare alla superficialità con cui la materia “musica” è somministrata ai ragazzini nella scuola primaria. Ma alla fine non mi sento di giudicare chi fa i programmi scolastici, …e ci mancherebbe che Dante non fosse più importante di Beethoven!!

      Non pretendo che la musica classica entri a far parte del percorso formativo di una persona, ma che almeno rientri tra le cosiddette tematiche di “cultura generale”. Basterebbe già questo. Al fine di ottenere questa valorizzazione, sono i media che dovrebbero farsi carico della diffusione della classica ed educazione sul tema (alla fine sono loro che stabiliscono le coordinate di questa “cultura generale”)
      Che poi successivamente alla diffusione si debba passare anche alla fase dell’apprezzamento,beh quello è tutto un altro discorso,ancora più complicato.

      Guarda,mi sento quasi di dire, “la musica classica è per pochi? e che continui ad esserlo!! Ho scritto questo paragrafetto soltanto per suscitare un pò di interesse generale, di certo non voglio indottrinare nessuno.
      Se a te ascoltatore Lady Gaga trasmette qualcosa in più di un assolo di calarinetto,non posso biasimarti. Non c’è nessun principio superiore che obbliga tutti ad ascoltare la classica, posso solo consigliarti di farlo, poi veditela tu….

      Grazie per il tuo contributo Mysterion!

      • Mysterion

        Di certo il sistema scolastico italiano nei riguardi della musica non aiuta l’italiano medio a farsi una cultura in questo settore artistico, ma Dante sta alla letteratura come Beethoven sta alla musica, sono due capisaldi nei rispettivi ambiti. Non ha senso dire che uno è più importante dell’altro. Poi è anche giusto che ognuno segua le sue inclinazioni personali e scelga di ascoltare quello che è più congeniale ai propri gusti e interessi.
        Dall’altro lato però, al di là della sfera privata, sarebbe buona cosa che chi si occupa di rock in maniera professionale, cercando di costruirsi un’immagine da critico o pseudo tale (la vera critica alla fine non ha niente a che fare con voti o stellette di qualità), si ricordi più spesso che la musica non è nata sessant’anni fa. Perché non può essere messa al centro di tutto una corrente musicale “periferica” che non ha nemmeno un secolo di vita, sia logicamente che cronologicamente; già in giro si fanno discorsi su ciò che rimarrà e ciò che invece finirà nel cestino in base a qualche anno o lustro, senza pensare che in realtà la storia sarà fatta da quelli che di volta in volta verranno dopo di noi; in ogni loro declinazione, le discipline storiche di fatto recuperano dal passato tenendo presente i problemi dell’epoca attuale. E chi lo sa come sarà il mondo fra una cinquantina di anni. I giganti della Classica si sono “cristallizzati” nel corso dei secoli e la loro musica continuerà ad essere studiata, eseguita, aggiornata ed interpretata a partire da uno spartito. Il rock dovrà fare invece i conti più da vicino con i problemi della società dei consumi. A dire il vero oggi si stanno portando avanti giusto le prime congetture o ragionamenti sui primi decenni della musica rock.
        L’appassionato farebbe comunque meglio a sbattersene per godersi la musica senza troppe pippe mentali.