2015 Most Anticipated Records, II Semestre

Un’annata non certo esaltante, quella del 2015, poggiata sulle spalle di imperatori neri, songwriter e britpoppers immortali. Tutto bello, sicuro, ma la classe 2000? Ha combinato poco, è rimasta ai box in vista della seconda parte di stagione, pronta a buttare fuori alcune delle sue realtà migliori attese a importanti conferme. Non ci saranno solo loro, però: vecchi eroi indie e alt-metal, personaggi forse scoppiati forse no, la Chimera per eccellenza che inizia a sembrare più vicina rispetto agli scorsi anni. Il materiale per risollevarsi c’è, andiamo a vedere la situazione di alcuni dei gruppi più attesi:

Tame Impala Sembra stiano per diventare più danzerecci quando ormai il trend può essersi dichiarato esaurito: in tanti hanno aggiunto un po’ di ritmo alla proposta, chi con ottimi risultati (Arcade Fire) chi suicidandosi definitivamente (Klaxons). Gli australiani sembrano essere fatti della giusta pasta per affrontare diverse fasi di carriera e chissà che non possano dare nuova vita anche a questo genere, dopo la psichedelia resuscitata nei primi due splendidi album. Il rischio è considerevole ma gli slot da headliner in diversi festival ispirano parecchia fiducia.

Grimes Sono pronto a sparare. Vorrei dire di esserlo da sempre ma farò il diplomatico: facciamo da quella innegabile canzonaccia che è “Go” e quel paio di settimane in cui la cara Claire si era detta esaltata dalla nuova produzione professionale. Pensare a Grimes non vuol dire pensare alle sue canzoni ma a tutta quella serie di post e presenze virtuali che l’hanno fatta diventare un personaggio fin troppo attratto verso il mondo delle popstar. Non è il suo ambiente, non ne ha le capacità nè vocali nè artistiche e quello pseudo-singolobscritto per Rihanna (e rifiutato) è la prova: il livello dei writer professionisti sarà difficilmente raggiungibile. Tentativo ingenuo e premessa pessima in vista del nuovo lavoro. Potrebbe comunque stupirci.

Kurt Vile Se si facesse ancora più dreamy, dopo il buono Wakin’ on a Pretty Daze, avrebbe il mio supporto. L’influenza slacker di Stephen Malkmus in alcuni momenti era fin troppo evidente, a partire dall’apertura molto vicina a “Major Leagues” ma “A Girl Called Alex”, uno degli episodi migliori del precedente lavoro, possiede un suono straniato, luminoso e malinconico che potrebbe essere la base del nuovo capitolo. Dopo il successo degli ex-compagni War on Drugs, Kurt ha una buona chance da sfruttare: se la giochi bene.

The xx Qui si giocano molto. Con Jamie ormai ben inserito nel circuito Electro, gli altri due dovrebbero aver passato questi anni a sviluppare una nuova direzione per il gruppo, già quasi ignorato con Coexist. Cosa volere da loro? Tante cose tutte diverse: possono sviluppare la propria proposta facendosi più notturni, più pop, più strumentali, ritmati, alzando i volumi. Chissà. Di certo c’è un hype moderatamente risalito ma sarà fondamentale non risultare troppo familiari sin dall’apertura, o molti smetteranno subito di ascoltare. Incognita vera.

Deftones L’album sarà keyboard heavy ma prima di deprimerci pensiamo a cosa è stato e cosa è ancora Koi no Yokan: un album grandioso, una botta di vita da parte di un gruppo a posteriori mai andato sotto la sufficienza, anche quando ha tentato la strada più suadente di Saturday Night Wrist. Forse l’omonimo oggi ha davvero poche ragioni per essere sviscerato ma insomma, le canzoni le sanno ancora scrivere. Ecco perchè dovremmo fidarci, ecco perchè non sarà solo sexy-Chino dalla traccia 1 alla 12: questi non sono i Team Sleep o i Crosses, qui c’è Carpenter e per quanto quei progetti solisti siano perfetti per ascolti disimpegnati, nei Deftones un chitarrone baritono pretende di esplodere in ogni disco. Stiamo pure tranquilli.

Pavement Opinione combattuta: Malkmus sarà sempre una delle più grandi leggende indie ma ha smesso di essere clamorosamente catchy dopo il suo debutto solista. E’ anche vero che come abbiamo avuto quasi un centinaio di nuove canzoni marchio Pavement nelle edizioni Deluxe, altrettante potrebbero essere rimaste negli archivi. Non sono mai stati puri di cuore: le intuizioni dei Fall nel debutto, il “prestito” da Buddy Holly che apre Crooked Rain, Crooked Rain: abilità sovrumana nelle melodie ma anche una buona dose di faccia tosta. Che in questo caso potrebbe aiutare, invitandoli a buttare su CD qualche nuova outtake e cavandosela egregiamente. Basta che tornino a suonare in giro perchè nel 2008, errore drammatico, il sottoscritto e molti altri non erano presenti.

Radiohead Voglio sperare sia in arrivo un nuovo piccolo stravolgimento: basta beat singhiozzati, basta tutto, neanche so come definire una direzione che non ha possibilità di farsi amare sul serio. Se il ritorno alle chitarre non fosse possibile, la scelta personale sarebbe l’ambient: rendersi dilatati, sempre di più, con Johnny a inventare strani arpeggi scomposti nel delay e Thom a tentare nuove “How to Disappear Completely”. Sarebbe un disco affascinante, sarebbe la direzione che potrebbero prendere anche i…

Tool Intendiamoci: una nuova serie di grandi canzoni rette da riff, aperture e stacchi pazzeschi sarebbe un miracolo perchè, ahinoi, quell’era è finita da un pezzo. Nessuno ci prova più, la scena risulta abbandonata e sarebbe bello sentire un nuovo ruggito da parte dei veri padroni. Che smuoverebbero più di un animo nel tentativo di eguagliarli: in tanti veniamo da quell’alternative rock e sotto sotto riabbracceremmo tanti suoi esponenti qualora uscissero degnamente anche dopo 10 anni. La componente psichedelica del quartetto Keenan – Jones – Carey – Chancellor potrebbe prevalere sull’impatto che ha segnato tutta la loro carriera. Ma anche no. Un disco tanto atteso quanto aperto a un numero impressionante di speculazioni. Arriverà quando deve arrivare, magari neanche quest’anno: comunque vada quel giorno sarà IL giorno. Lo aspettiamo.