10 Vini vs. 10 Dischi, il nesso è nel ricordo di averli abbinati

Oggigiorno tutti vogliono fare gli esperti di vino, in Rete come il sabato sera a cena fuori. E tutti vogliono essere anche esperti di musica indie, pop, electro e perfino metal, soprattutto in Rete, a volte anche il sabato sera, durante la cena fuori. Resta facile per uno che vive nel mondo del vino tanare il tipo che vuole solo fare lo splendido, ma che in realtà parla più per sentito dire e per quel poco che può aver assaggiato magari a qualche fiera del cavolo, o quella volta che è andato a spendere 60 euro blood-into-wine-maynard-james-keenan-el-vinic-L-VSMYTpin cantina credendo di aver fatto la figura del gran signore, così come resta tremendamente chiaro che oltre il democristiano de gustibus, nel rock poi contano i dischi ascoltati e sviscerati, non solo quelli tirati giù dal mulo, come si diceva una volta. Perché è pur chiaro che non te la puoi neanche prendere col fan di Vasco Rossi o di Ligabue: quella è musica per chi non ascolta musica. No, il nostro snobismo è più sottile, non ce l’abbiamo con chi è così miserrimo culturalmente. Ce l’abbiamo con chi ci prova. 

C’è chi ama il vino ed è in cerca di lavoro, quindi manda curriculum formato europeo alle case vitivinicole proponendosi per la commercializzazione del vino, senza minimamente conoscere il settore e come se ciò fosse uguale a vendere bulloni, c’è chi mostra ogni giorno su Facebook la sua povertà socio-musicale postando video di pezzi trapassati o scoperti troppo in ritardo rispetto a quando era lecito parlarne (l’espressione “dopo i fuochi” è sempre valida), oppure, dopo aver dato qualche segno di civiltà indie, pubblica il video del nuovo dei Coldplay sputtanando in un sol colpo il credito accumulato. Fino a quel momento magari l’avevi creduto astuto e raffinato…

Resta fuori l’esperto di Serie TV, nuova figura che sta montandosi nell’etere e che sostituisce l’appassionato da cineforum del martedì sera dopo l’aperitivo spritz e chips, e che promette battaglia da qui a cinque anni.

Non c’è alcuna associazione tra i dieci vini e i dieci dischi che seguono: il nesso è disperso, non provate a trovarlo, perdereste tempo. Solo che ad abbinarli l’uno con l’altro, in fondo, siamo sicuri di non fare torto a nessuno. Sono dieci gran vini italiani, questo sì, per altro neanche così facili da trovare tra gli scaffali dell’enoteca del centro commerciale (altrimenti fate i complimenti al buyer del supermercato), e dieci dischi di cui a volte abbiamo parlato nel sito o nel forum, e che possono piacere più o meno, ma che certo possono accompagnare un calice di vino nel vostro dopocena a luci basse, prima di andare a sognare un domani tutto da vincere. Magari, nella poca lucidità del ricordo, il nesso poi viene fuori…

-kofererhof-sylvaner-riserva-tp_3410486894730912014fFattoria San Lorenzo Verdicchio Campo delle Oche vs. Devendra Banhart – Rejoicing in the Hands 
Devendra si immagina bene a torso nudo in mezzo al campo a defogliare le vigne, o perché no, con due secchi, uno per mano, mentre va per l’aia ad abbeverare i pennuti. Con questo bianco così campagnolo, il suo must Rejoicing in the Hands ci va alla grande, senza sforzi intellettuali. 

G. Köfererhof Kerschbaumer – Sylvaner Riserva “R” vs. Pantha Du Prince – Black Noise
Suoni minimal per il miglior Sylvaner italiano (ma se ne poteva scegliere qualsiasi altro di questa straordinaria realtà del Sud Tirol), sono quelli di Black Noise, ovvero un insieme di battiti teutonici ordinati e armoniosi, in cui spicca per il nostro amico Panda Bear nell’unico momento ancora umano del disco.

Inama Vulcaia Fumè vs. Einstürzende Neubauten – Silence Is Sexy 
Non è il cabernet sauvignon di cui prosa Blixa Bargeld nell’intro di Silence Is Sexy, ma un bianco profondo e difficile, non adatto ai novizi. Roba di grave profondità e teatrale inafferrabilità, un po’ come il significato recondito del combo industrial tedesco.

vulcaia-fume-sauvignon-igt-2011-inama
Fattoria Colleallodole Milziade Antano Montefalco Rosso Riserva vs. J Mascis – Martin + Me
Rustico e sincero, senza perifrasi e inutili ghirigori di contorno. La tua voce, quella della tua chitarra, e la presenza di un amico. Magari averlo sulla tavola tutti i giorni un vino così. Se J Mascis fosse Presidente, forse ciò sarebbe possibile, sosteneva qualcuno… 

Tenimenti d’Alessandro Il Bosco vs. Shearwater – Palo Santo
Abbiamo cercato nei cassetti della memoria un disco che in qualche modo avesse a che fare con un bosco. Scartato l’esordio di Bon Iver perché tanto lo conosce anche chi passerà di qui per caso, tiriamo fuori questo che forse è il vero apice dei texani. Non ti viene in mente un Syrah (il migliore prodotto in Italia? Probabile!) e non ti viene in mente neanche la neve della copertina di Palo Santo quando parli di Texas… ma alla fine a chi importa?

Ettore Germano Hèrzu Langhe Bianco vs. Mark Hollis – S/T
Eleganza longeva quella di questo Riesling che cresce in una terra più nota per i rossi, e che vogliamo avvicinare alla classe dell’ex leader dei Talk Talk Mark Hollis, qui nel suo unico sforzo solista, nonché ultima opera in assoluto. Jazz destrutturato, pop ambientale che fa confine col post rock. Madonna che disco ancora tutto da decifrare!
480
Antolini Amarone Classico Cà Coato vs. American Football – S/T
After-dinner emotivo con questa gemma rimasta troppo tempo nascosta al pubblico indie italiano che scegliamo di accostare a un ottimo Amarone che tradisce splendidi ricordi di prugna, mirtillo e liquirizia. Aggiungete numero 4 cioccolatini di fondente intorno all’80%, e la serata l’avete salvata anche stavolta.


Sandro Fay Sforzato Ronco del Picchio vs. Electric Youth – InnerworldPicchio Fay
Una novità per rilassarsi dopo una giornata di lavoro. Non lo sforzato in questione che è una realtà consolidata della Valtellina, ma il disco synth pop metropolitano del duo di casa Secretly Canadian. Una scelta indiscutibilmente notturna, per un vino che sa essere sia femminile che maschile.

Radici Mastroberardino Taurasi vs. 16 Horsepower – Sackcloth ‘n’ Ashes
Non poteva che essere folk, seppure elettrico, l’albo da accompagnare a un vino che si chiama Radici. Abbiamo scelto quello di David Eugene Edwards, personaggio vero eppure già oltre i confini col mito, un po’ come la famiglia Mastroberardino. 

G. Rinaldi Barolo Chinato vs. Tim Hecker – Ravedeath, 1972
Quando le parole non servono. Poche note, poche gocce, e si va subito in una diversa comfort zone da cui non si vuole più uscire, almeno fino a quando non sopraggiunge qualcuno ad abbracciarti. Con questo abbinamento si va in profondità, dove è pericoloso e anche necessario andare.