Nine Inch Nails – Bad Witch

Nine Inch Nails – Bad Witch

Da With Teeth in poi ascoltare un album a firma Nine Inch Nails ci era parso come cercare l’ago nel pagliaio, dove l’ago corrispondeva al brano valido. Malgrado la pausa i lavori successivi alla reunion soffrono sempre di quella difficoltà sempre più palese di mantenere una qualità di un certo standard per tutta la durata del lavoro. Hesitation Marks ad esempio conteneva pezzoni come “Various Methods of Escape” che si alternavano a cagate come “Everything”. Fa piacere sapere che non si è di fronte a un fiasco come nel tempo o immediatamente si sono rivelati Year Zero o The Slip, ma è più che altro un accontentarsi. La trilogia di EP mostra esplicitamente pregi e difetti delle attuali capacità compositive di Reznor. Bad Witch è indubbiamente il migliore tra i tre. Le prime due tracce sono le meno interessanti, specialmente la seconda (malgrado la batteria stile Lost Highway OST). Se non si possono definire brutte, sono comunque del tutto inutili. Magari cresceranno con gli ascolti. Chissà. A partire da “Play the Goddamned Part” le cose si fanno più intriganti. Inequivocabilmente bella, forse la migliore. “God Break Down the Door” sarebbe il singolo più riuscito degli ultimi anni di carriera. L’unico possibile per rappresentare degnamente quest’album. Con la precedente condivide un mood alla Blackstar che non si può non amare, anche se in questo caso l’omaggio è un po’ troppo spudorato. “I’m Not From This World” e “Over and Out” riprendono invece il discorso di Add Violence con grande maestria. L’EP scorre via abbastanza bene nei suoi trenta minuti. Peccato duri così poco, sarebbe potuto essere il miglior album dei NIN degli ultimi dieci anni.

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