Mogwai – Atomic

Mogwai – Atomic

Le colonne sonore giocano un ruolo di primo piano all’interno della discografia dei Mogwai, d’altronde il loro post rock classico, fortemente emotivo, senza tempo è uno sfondo sonoro che ben si presta all’immagine in movimento dello schermo. Nel 2006, da grandi appassionati di calcio (nonché tifosissimi dei Celtic Glasgow) hanno scritto la colonna sonora di Zidane: A 21st Century Portrait, film documentario che narra le gesta del fuoriclasse francese; qualche anno dopo – nel 2013 – hanno musicato magnificamente la serie TV Les Revenants.

L’ultima fatica rappresenta dunque l’ennesimo tassello di questo intenso scambio fra musica e immagini, il documentario Atomic: Living in Dread and Promise racconta il lascito della bomba atomica di Hiroshima e si serve delle atmosfere della band scozzese. Atomic parte dalle musiche composte per questo documentario, che vengono in questo caso rielaborate ed ampliate, per costituire le parti di quello che in fin dei conti risulta essere una via di mezzo fra una colonna sonora e un vero e proprio album fortemente segnato da un concept.

In dieci brani, per un totale di cinquanta minuti scarsi, i Mogwai piegano il loro suono alla tematica che concettualizza questo lavoro, vengono fuori così paesaggi aridi, terre desolate abitate da suoni scuri, acidi che evocano la solitudine, il pericolo, la contaminazione. Gli stessi titoli si ricollegano in maniera abbastanza diretta al concept: “Pripyat”, per esempio, dà il titolo alla quinta traccia del disco e disegna un triste pentagramma su una cartolina dell’omonima città dell’Ucraina, che si è svuotata dopo il disastro di Černobyl’ della metà degli anni Ottanta.

Il tappeto sonoro sul quale si adagiano i singoli brani si muove all’insegna dei tipici saliscendi che hanno commosso gli appassionati di post rock (e non solo), il suono insomma è tipicamente Mogwai, gli elementi capaci di rinnovarlo parzialmente sono legati a spruzzatine di elettronica e melodie sintetizzate che negli ultimi episodi della discografia si stanno facendo sempre più strada, il colore che anima queste dieci diapositive è dettato dalle atmosfere buie, acide e insieme apocalittiche.

Il classic post rock dei Mogwai non è forse più in grado di sorprendere come un tempo, ma certamente conserva ancora il suo fascino fatto di immagini sinestetiche, di una componente viscerale, capace di penetrare nella sfera emotiva un pubblico ancora molto ampio.

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