I migliori film del 2017: Premio Kim Yong-Un

Nella tradizionale cena natalizia di redazione (come sempre in diretta Skype) ci siamo trovati nella scomoda posizione di dover cambiare il testimonial del premio per i migliori film dell’anno. Nicholas Cage, infatti, ha declinato perché impegnato sul set di un film dove interpreta tutti i ruoli compresi i titoli di coda e, in più, la sua condanna per evasione fiscale è un reato troppo poco alla moda in questo 2017. Abbiamo vagliato diversi candidati importanti tra cui: Harvey Weinstein, per il suo grande contributo al mondo del cinema e per aver rivitalizzato la carriera artistica di Asia Argento. Igor\Norbert il killer di Budrio (e di Aragona), che ha dovuto rinunciare all’ultimo per un imprevisto inatteso. Un pescatore giapponese che massacra ancora le foche a martellate, ma non volevamo fargli perdere il ritmo. Walt Disney, ma è morto grazie ad Allah. Non senza controversie la scelta è ricaduta su un personaggio dal volto pacioso, un fotogenico capo di stato dall’indole mansueta, uno che spero non sbagli mai “bottone” per allacciarsi la camicia. È quindi con un certo entusiasmo celato che vi presento il Premio Internazionale di Cinema DYR 2017, il Kim Yong-Un in finto oro. 

Come sempre la scelta dei candidati al concorso è del tutto arbitraria, ma c’è una logica interna di massima: 
a) I film devono essere usciti almeno in Italia al cinema entro il 31 dicembre 2017.
b) Considereremo anche titoli NON usciti al cinema in Italia ma che hanno avuto una “distribuzione” streaming\torrent (che la redazione sconsiglia perché pratica illegale) entro il 31 dicembre 2017.
c) Non verranno invece conteggiati film usciti in Italia al cinema con ritardo imperdonabile e quindi, probabilmente, già finiti in classifica l’anno scorso.
d) Il 2017 è stato il mio personale anno sabbatico dalle relazioni umane. Quindi pur avendo visto più film di Enrico Ghezzi posso affermare che nessun film italiano è in lizza. E non per snobismo, ma anche sì. 
e) Mi ha detto mio cuggino che è andato a vivere in Giappone che si è svegliato una mattina che poi non si è capito come ed era sposato con una giapponese che l’ha portato al cinema giapponese a vedere Star Wars giapponesi e dice che è bello. Invece secondo me o si è bevuto il cervello o è Fukushima. 

Sigla

22. Free Fire di Ben Wheatley
Ben Wheatley è un genio. Meglio: Ben Wheatley è il mio genio preferito. Qui prende un gangster movie classicamente dumb e lo trasforma in una sparatoria lunga un film. Non raggiunge le vette mistiche di altri suoi lavori ma voi sareste in grado di fare di meglio?


 

21. Dunkirk di Christopher Nolan.
Via il dente e via il dolore. L’incursione di Nolan nella rivisitazione della WW2 è un film strutturato su 3 piani temporali (ora, giorno, settimana) e spaziali (aria, terra, mare) perché al buon Christopher piace solo se è complicato. Così almeno si esce dalla sala pensando sia un film intelligente. E niente con lui ho un problema: i suoi film, pur apprezzabili come in questo caso, mi lasciano sempre o interdetto o freddo.


20. The Babysitter di McG\Better watch out di Chris Peckover
Trattandosi di commedia horror (leit motiv dell’intera annata grandguignolesca) ne inserisco due al prezzo di uno, anche perché sono due pellicole con dinamiche similari. I motivi per guardare film horror di questo tipo sono disparati, ma nessuno reggerebbe meglio di questo: è un’ottima occasione per farvi avvinghiare dalla ragazza che vi piace senza fingere che il riscaldamento sia rotto. 


19. Mother! di Darren Aronofsky
Aronofsky è un altro di quegli autori che apprezzerò del tutto quando anche lui sarà più vecchio e saggio. Mother! è il classico elefante nella stanza delle metafore bibliche che sfociano nel new age e finiscono a mazzate. Mi ha ricordato Society di Brian Yuzna solo con meno capolavorismo fai-da-te e una Jennifer Lawrence in più che non guasta. 


18. Get Out di Jordan Peele
Questo thriller/horror psicologico ha preso voti altissimi e largo consenso tra il pubblico. La formula funziona perché mescola molti ingredienti dei generi di riferimento, con sullo sfondo la questione razziale trattata in modo anomalo. Per quanto mi riguarda è già tanto sia riuscito a farmi temere per la sorte del protagonista, quindi ritengo che gran parte delle lodi siano ingiustificate. 


17. Brawl in Cell Block 99 di S.Craig Zahler
Il precedente Bone Tomahawk (2015) è stato un’esperienza bellissima. Questo BiCB99 non altrettanto. Zahler ce la mette tutta a creare un thriller carcerario senza speranza con inserti gore, ma non sempre riesce a mantenere atmosfera e umori adeguati, anche perché eccessivamente lungo e decisamente casereccio. Che una produzione di questo tipo abbia successo e non finisca direttamente in dvd è una di quelle cose belle che accadono di rado. Vince Vaughn ha il fisico giusto ma risulta un po’ troppo statico per un film ultraviolento. 


16. The Big Sick di Michael Showalter
Kumail Nanjiani è un paki che vuole sfondare nel mondo della stand-up comedy in America. Durante una delle sue esibizioni incontra una ragazza e si innamorano. Ne nasce una delicata commedia degli equivoci e sulle differenze culturali che con tono leggerissimo parla la lingua universale dell’amore. Da guardare dopo una rottura amorosa. 


15. It Comes at Night di Trey Edward Shults
Per il secondo anno di fila inserisco un film di Shults nella classifica di fine anno ma di questo, sono sincero, ho pochissimi ricordi perché ero con amici ed eravamo tutti sotto psilocibine. Mi pare ci sia tipo un’epidemia che è un po’ metaforica e della gente chiusa in casa che si guarda male. Non saprei assolutamente chi o cosa arriva di notte, per dire. 


14. Mayhem di Joe Lynch
Questo film è una boiata pazzesca ma è anche il sogno bagnato di chiunque lavori in ufficio o per una corporazione (esiste questo termine in italiano?). In pratica c’è in giro un virus che rende le persone aggressive e questo virus si sprigiona in un palazzotto che ospita gli uffici di un’agenzia di mutui americana. Il film è una commedia gore ed è divertentissimo. 


13. The Square di Ruben Ostlund
L’autore svedese a cui ho volutamente sottratto l’umlaut, è uno dei miei preferiti degli ultimi anni e anche questo The Square, sebbene mi abbia incantato meno del precedente Forza Maggiore, sviscera alcuni dei temi cari al regista. Non posso svelarvi la trama perché di fatto non c’è. Scherzo, è che non ho voglia. 

 


12. Lady Bird di Greta Gerwig

Su questo ho un po’ barato perché l’ho visto ieri ma poco male perché è una freschissima commedia coming of age con una strepitosa Saoirse Ronan. E in più aumento la presenza delle quote rosa in classifica che non fa mai male di questi tempi. Sono soltanto un po’ stranito che in queste commedie, per diritto inalienabile, la protagonista non sia Ellen Page


11. Personal Shopper di Olivier Assayas

Dopo “Clouds of Sils Maria” Assayas torna sul luogo del delitto cucendo una pellicola addosso a Kristen Stewart che da quando non se la fa più coi vampiri è tipo la mia anima gemella. E non lo dico solo perché Robert Pattinson l’ha resa bisessuale, è che proprio Kristen Stewart è quel tipo di bellezza che ti rimane dentro, perché ti sembra di intuire, anche solo guardandola, quali siano le sue\nostre inquietudini. Il film? E’ bello e strano ma chissenefrega


10. Battle of the Sexes di Jonathan Dayton e Valerie Faris
Finalmente un film che parla dell’emersione della questione femminista, tema quasi mai trattato in questi ultimi anni di cinematografia. Le altre scelte tra le pellicole di ambito “sportivo” sarebbero ricadute su Borg\McEnroe o il gol del portiere Brignoli al Milan. Evidentemente “Battle of the sexes” aveva qualcosa in più. Consiglio anche I, Tonya che usa il pattinaggio artistico su ghiaccio per raccontare il solito disagio della suburbia e di maschi meschini. 


09. Raw di Julia Ducournau

Una giovane aspirante veterinaria vegana si ritrova in un macabro rituale decisamente non vegano. E insomma anche lei scopre di essere onnivora come tutti ma invece di limitarsi, come ogni buon sudcoreano, a mangiare il cane rompicoglioni dei vicini,  a lei prende una insana voglia di ghiandole surrenali umane. Dovrebbe scioccare ma credo oramai di avere lo stomaco foderato di poliuretano espanso per queste cose. 


08. Good Time di Benny e Josh Safdie

Mettere in classifica Robert Pattinson davanti a Kristen Stewart è un abominio lo so, ma questo Good Time intrattiene che è un piacere; l’ex vampiro è sempre più convincente e siccome anche lui sta invecchiando tutti ci sentiamo meno invidiosi. 

 

 


07. The Villainess di Byung-gil Jung

Nei primi 300 secondi di pellicola la protagonista (credo) ammazza da sola qualcosa come 57 comparse in soggettiva. Già questo basta e avanza. Il resto è accademia oltre che essere del tutto superfluo. 

 


 

06. Wind River di Taylor Sheridan
OK me l’ero dimenticato, ed è per questo motivo che finisce così alto in classifica. La storia è un classico “whodunnit?” però ambientato in una riserva indiana (pellerossa), in uno di quegli stati americani col nome indiano tipo Uaioming, Aidao, Aioua. Atmosfera tesa, scenografia glaciale, facce dure ed Elizabeth Olsen. Nonostante non sia un film sull’allegria del vivere comunitario avrei preferito un finale ancora più crudo e senza speranza. Ce lo meritavamo. 


05. Baby Driver di Edgar Wright
Edgar Wright è la sintesi della cultura pop del nuovo millennio. Se non lo conoscete a memoria per la trilogia del Cornetto (Shaun of the dead, Hot Fuzz, The World’s End) è il momento per rispolverare il vostro cilicio. Baby driver è creatura leggiadra pur mantenendo serietà e coerenza di fondo. Un piccolo affresco di come si possano fare film-musical senza ispirarmi istinti suicidi e nonostante l’acufene.


04. The Killing of a Sacred Deer di Yorgos Lanthimos
In un’ipotetica gara di go-cart tra Haneke, Lanthimos e Von Trier su chi sia più ossessionante, paranoico e cinico, credo morirebbero tutti e tre alla prima chicane. Lanthimos insiste nella sua grottesca opera di scomposizione e disgregazione della famiglia, del senso comune, dei sentimenti umani che ci legano gli uni agli altri. E se L’Aragosta ci aveva mostrato anche un suo lato sarcastico, qui si ride molto meno. 


03. Antiporno di Sion Sono

Finalmente in Top 3, ma non è stato facile lasciar fuori Lanthimos. Ho scelto Antiporno perché oltre a essere un film incredibile, è un valido rappresentante della cinematografia orientale che troppo spesso e colpevolmente ometto dalle mie classifiche. E nonostante tra le tre cinematografie dominanti in estremo oriente (Cina, Sud Corea e Giappone) quella giapponese sia quella che culturalmente mi interessa di meno, Antiporno rimane un grandissimo lavoro che parla alla pancia della cultura nipponica. 


02. Thelma di Joachim Trier
Giuro che anche se Thelma finisce seconda, è moralmente un primo posto ex-aequo. L’intensità dell’interpretazione in questo dramma mistico è così palpabile da lasciarmi ancora i brividi e non solo perché il regista è norvegese. La bellezza quasi androgina della protagonista è da lasciar senza parole. 


01. A Ghost Story di David Lowery

Bellissimo, toccante, inesorabile, triste, cosmico. Credo che per fare giustizia al lettore non debba aggiungere altro al vincitore del Kim Jong-Un in finto oro 2017, se non dicendovi di recuperarlo e guardarlo con qualcuno che amate. E assolutamente non guardatelo se avete una sbronza triste, potrebbe essere fatale. 


Il capolavoro dimenticato: Evolution (2015) di Lucile Hadzihalilovic

Uscito in Francia nel marzo 2016 e per caso scoperto quest’anno si è rivelata una delle migliori pellicole dell’anno passato. Cioè di quello prima. 

 

 

 

A tra dodici mesi con il Premio Internazionale di Cinema DYR 2018 con un cordiale arrivederci da Kim. 

Laureato in filosofia con una tesi sull’Elogio della Lentezza nel laurearsi in filosofia, passo la giovinezza su un albero, il che rendeva più che altro difficile cibarsi e comunicare. Ho usato una volta sola la macchina del tempo e son finito qui e ora. Non mi piace, preferivo prima.

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