Mastodon – Emperor of Sand

Mastodon – Emperor of Sand

Emperor of Sand è il settimo album in studio dei Mastodon, ed è un disco per ragazzini. Una sorta di versione ridotta, quasi parodistica, di quello che un tempo era sludge metal con virate a tutta forza nel post core e nel progressive. Dispiace, ma non possiamo non prenderne le distanze. 

Forse crescendo ti rendi conto di non crederci più come un tempo. I primi stipendi, la famiglia, l’esperienza di vita in generale ti invitano a spegnere quello stesso fuoco che ti ha fatto arrivare così lontano. Ai ragazzotti di Atlanta deve essere accaduto qualcosa di simile, e constatato che per continuare a campare bene bisogna restare in pista, hanno scelto di giocarsela con lo spirito di chi sa che sta facendo musica per minorenni brufolosi venuti su a burger e patatine, rinunciando del tutto alle insidie del percorso artistico che di fatto si è arrestato con Crack the Skye, ultimo album degno di nota della band, seppure già un paio di gradini indietro rispetto agli ormai storici primi tre dischi che – badate bene – pure a noi che siamo altrettanto invecchiati e ammorbati continuano a piacere. I Mastodon si sono addomesticati volontariamente, per venire incontro a un pubblico più giovane, visto che quello che li ha visti nascere ed evolvere da Remission in poi, probabilmente non ha più tempo e stimolo a seguirli. Dunque, invece di prendere rischi, incidono un metal da fairy tale, in cui l’impianto vocale, anche quando canta di situazioni tragiche e dolorose, ha l’effetto caricaturale che hanno gli Iron Maiden o band di stampo epic. 

Il gruppo che apriva i concerti dei Tool con una raffica inarrestabile di sludge rock da Blood Mountain e chiudeva i concerti con il viaggio nelle acque del leviatano di “Hearts Alive” non c’è più. Resta un suono preconfezionato dall’annoiatissimo Brendan O’Brien (uno che quando è cambiato secolo non ci pare abbia più azzeccato la produzione di un disco) e sì, tre o quattro brani in cui la performance sarebbe anche seria, ma se inseriti nel blocco degli altri perdono valore e intensità.

L’anno scorso abbiamo applaudito il secondo LP dei Sumac (ex ISIS), sperando che fosse un disco di riapertura del corso post metal che tanti adepti aveva raccolto nello scorso decennio (inutile stare ad elencare tutti i protagonisti). Emperor of Sand sembra non curarsi del richiamo al vero di Aaron Turner, e prosegue nella scia dei suoi due predecessori. A proposito, chi se li ricorda?

Sono un pubblicitario prestato al mondo del vino. Una notte ho sognato che vincevo al SuperEnalotto, e coi soldi vinti aprivo il miglior negozio di musica di sempre, dove si ascoltava e si vendeva solo la musica che dicevo io. Se qualcuno non era d'accordo, quella era la porta. Se fallivo, fallivo. Se facevo successo, chiamavo J Mascis a suonare in acustico e Oneohtrix Point Never a fare un DJ set. Mentre attendo che ciò diventi realtà, ho aperto con un po' di amici di lungo corso forumistico questo posto, dove mi rifugio tutti i giorni, non appena posso. Una volta ho quasi sfiorato la mano di Michael Stipe. Ho l'autografo di Maynard James Keenan. E anche quello di Aaron Turner. Conosco Burial personalmente.

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