Mac DeMarco – Here Comes the Cowboy

Mac DeMarco – Here Comes the Cowboy

Mac DeMarco in questi anni ha certamente rappresentato uno dei nomi cardine della scena indie, già dai tempi di “2”, forte delle melodie killer di “My King of Woman”, “Freaking Out the Neighbohrood” e “Ode to Viceroy” e di quell’attitudine scanzonata, ingenua che lo caratterizza. I successivi due album hanno consolidato la sua fama, sempre all’insegna di un jangle pop dal piglio decisamente lo-fi, e dalla marcata influenza ’80s, che l’autore ha sempre preferito identificare col termine “jizz-jazz”. Con questo disco, Mac DeMarco prova ad alzare l’asticella, puntando su composizioni meno guidate da quell’ondeggiante jingle-jangle delle chitarre, e provando ad inserire maggiore varietà all’interno della sua proposta, come testimoniano la coda funky della conclusiva “Baby Bye, Bye” o la svisata drakeiana della ballad acustica “K”. Eppure, possiamo dirlo fin da subito, questa operazione riesce a metà. Quando imbraccia la chitarra acustica, le composizioni finiscono per sembrare troppo ripetitive, o peggio ancora dei bozzetti incompiuti, e sebbene questa ci appaia come una scelta consapevole da parte dell’autore, non sempre la qualità delle melodie giustifica questa ripetitività ossessiva. Anche quando tenta la carta del ritmo a sorpresa (“Choo Choo”) i risultati non cambiano, lasciando nell’ascoltatore un senso di smarrimento più che di sorpresa. Non è un caso che, alla fine, i risultati migliori Mac DeMarco li raggiunga quando rimane nella sua comfort zone, con la riuscita melodia di “Nobody” e la splendida “Preoccupied”, sorretta dal cinguettio degli uccellini e dalla solita chitarrina svogliata che identifica lo stile dell’artista statunitense. Here Comes the Cowboy è dunque un passo falso nella carriera di DeMarco, che non riesce ad emanciparsi dallo stile che lo ha reso famoso. Si può sperare che la prossima prova sia un passo in avanti più deciso e convinto, o accontentarsi di godere di quelle due-tre melodie eccezionali che riesce sempre a tirare fuori. Ma da uno col suo talento, è lecito aspettarsi di più.

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