La piaga degli anniversari del rock, 2018 edition

Tra i nostri lettori probabilmente non c’è chi nel 2018 compirà dieci anni, ma probabilmente un discreto gruppetto che ne compirà venti, decisamente molti di più che ne compiranno trenta, qualcuno che non si arrende e lotta ancora assieme a noi verso gli splendidi quaranta, e perfino un piccolo nugolo di irriducibili, irrecuperabili, bruciatissimi cinquantenni che in questi prossimi mesi festeggerà sulle note di Electric Ladyland o A Saucerful of Secrets. Sappiamo che ci siete, e che come noi non giubilate quando sentite nominare Coldplay e Bruno Mars.

Dopo il pezzo dell’anno scorso, autentico contravveleno per difendersi dal post celebrativo quotidiano delle riviste più disparate e del tuttologo di turno, abbiamo deciso – come promesso – di replicare con i dischi che raggiungono cifra tonda durante il millesimo in corso. Magari capiterà anche a noi di postare qualche compleanno nella nostra pagina Facebook, ma promettiamo di non abusare del vostro gusto amarcord e di non cercare il “mi piace” ebete alla Deerwaves. Semmai sarà voglia di non parlare sempre delle solite cose, statene certi.

Ci limitiamo agli album dunque. E se vorrete celebrarli da voi, vi basterà ricercare su Wikipedia la data di uscita di un disco all’epoca, e programmare già da ora il post su Facebook per quella data, di modo da sembrare più al passo di Andrea Scanzi che spiega il rock a noi della generazione OK Computer.

Non mettiamo neanche i titoli. 

1968: Jazz & Soul while everyone is stoned

D’accordo, ci sarebbe stata una montagna di jazz e soprattutto di soul music da inserire, ma in fondo la 1968 non fu annata particolarmente brillante, se non per i superclassici di cui sopra. Non troverete molto altro di irrinunciabile sul fronte rock. Forse i più erano ancora sotto effetto degli acidi quell’anno.

1978: nascono due nuovi generi 

A rivoluzione punk avviata, c’è già il primo disco definibile post-punk della storia. Nasce nei boschi intorno a Cleveland, e lo registrano i Pere Ubu. Ma il 1978 è anche l’anno della nascita formale della ambient music di Padre Brian Eno. Il resto mette d’accordo un po’ tutti, a ripensarci.

1988: e siamo già nei Novanta

Il trentesimo anniversario che metterà d’accordo tutti è Daydream Nation, ma ci sono anche il primo opus magnum dei Talk Talk, e l’altro capolavoro dei My Bloody Valentine. Fondamentale per la musica rap il colpo battuto dai Public Enemy, e se ci pensate, per lo sviluppo della scena grunge, anche i dischi di Pixies, REM e Jane’s Addiction, per quanto diversissimi l’uno dall’altro.

1998: tutti sull’aeroplano sopra il mare

Uno dei migliori cinque album degli anni Novanta è qui. Si chiama In the Aeroplane Over the Sea e lo incidono Jeff Mangum e soci sotto nome Neutral Milk Hotel. Gli altri sono ottimi dischi, magari dei capisaldi per i loro generi (Boards of Canada, Massive Attack, ma perché no anche Refused), ma assieme non rendono la ’98 un’annata memorabile. È vero che avremmo potuto facilmente inserire-sostituire dei titoli con altri. Ma tant’è.

2008: esordi, ritorni, maturità

 

Gli esordi di Flying Lotus, Fleet Foxes e Vampire Weekend, il ritorno clamoroso dei Portishead dopo oltre dieci anni, e qualche chicca per intenditori come il mattone degli Have a Nice Life, rendono la 2008 un’annata che si difende bene, pur non potendo eguagliare l’incredibile precedente.

 

OK, a questo punto, se volete, potete già da voi andare a scoprire chi festeggerà anniversari tondi tondi l’anno prossimo. Basta Rate Your Music e NeverEndingChart per divertirsi. Altrimenti, ci rivedremo nuovamente da queste parti con la stessa spocchia indie snob di sempre.

Sono un pubblicitario prestato al mondo del vino. Una notte ho sognato che vincevo al SuperEnalotto, e coi soldi vinti aprivo il miglior negozio di musica di sempre, dove si ascoltava e si vendeva solo la musica che dicevo io. Se qualcuno non era d’accordo, quella era la porta. Se fallivo, fallivo. Se facevo successo, chiamavo Mark Hollis a suonare in acustico e Oneohtrix Point Never a fare un DJ set.
Mentre attendo che ciò diventi realtà, ho aperto con un po’ di amici di lungo corso forumistico questo posto, dove mi rifugio tutti i giorni, non appena posso.

Una volta ho quasi sfiorato la mano di Michael Stipe. Ho l’autografo di Maynard James Keenan. E anche quello di Aaron Turner. Conosco Burial personalmente.

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