La noia ai tempi del Corona: consigli pro e contro l’Apocalisse

Disclaimer: in questo articolo non si parla di emergenza sanitaria.

Posto che il vostro Norton non debellerà nessun microrganismo almeno fino ad Aprile e prima che la reclusione forzata inasprisca il circolo vizioso del lamento, tipicamente italico, noi di DYR abbiamo pensato al vostro benessere psicologico selezionando alcuni passatempi che possano alterare lo spazio-tempo e incanalino le energie in qualcosa che non sia la pagina iniziale de La Repubblica. Siccome ci è impossibile uscire di casa per frantumare l’android di Fiorello, ecco alcuni suggerimenti per dribblare l’infodub televisivo e riequilibrare i chakra.

Pronti? Sigla (che non è una sigla ma una docu-sigla)

Non è una classifica quindi i numeri romani sono da leggersi come vezzo classicista. Ci sono XXI stazioni tante quanti i secoli di Cristo. 

I) Color Out of Space di Richard Stanley
Dal momento che è un film tratto da un racconto di H.P. Lovecraft (non esattamente il vicino di casa più allegro che abbiate avuto) e che tratta una materia come un virus alieno, lo sconsiglio vigorosamente a quanti siano già impressionati da quanto sta accadendo là fuori. Mette profondo disagio e non solo per la presenza di Nicky Cage che sclera male. Per quanti invece, come me, abbiano il cuore foderato di ghisa, questo film rappresenta una delle migliori trasposizioni cinematografiche possibili di un Lovecraft. 

II) Come to Daddy di Ant Timpson
Romano Frodo, aka Elijah Wood, riceve una lettera dal padre che non ha mai conosciuto e decide di andare a trovarlo su uno spettacolare condono edilizio sulla costa. Ma il genitore, ubriacone molesto, si rivelerà ben presto più inquietante dello stesso Romano Frodo. Un film così pieno di twists & turns che persino M.Night Shyamalan ha preso appunti. 

III) Fantastic Fungi di Louie Schwartzberg
Allento la tensione con questo documentario (di non facilissima reperibilità) sulla vita sotterranea dei funghi. Sebbene sappiate ormai tutti quanto le psilocibine facciano del bene, questo documentario sostiene che le case dei Puffi siano i messaggeri dell’ecosistema. 

IV) One Hour Vicini Napoletani che litigano for relaxing, sleeping, meditation.

Geniale, che ve devo dì?

V) The Great Ecstasy of the Woodcarver Steiner di Werner Herzog

Herzog è, senza possibilità di essere smentito, uno dei più grandi pionieri del documentarismo . Questo mediometraggio su un saltatore di sci svizzero, sottotitolato in inglès, è una perla nascosta. Prendete e godetene tutti. 

VI) Sette film sudcoreani e uno giapponese che se avete già visto potreste tranquillamente rivedere:
a) Memories of a murder di Bong Joon Ho
b) Mother di Bong Joon Ho
c) The Wailing di Hong-jin Na
d) Chaser di Hong-jin Na
e) The Host di Bong Joon Ho 
f) Train to Busan di Sang-yo Yeon
g) The Handmaiden di Park Chan-Wook
h) Cold Fish di Sion Sono

VII) Every Frame a Painting.
Se siete stufi marci del faccione saccente di Tony Fantano, ecco il suo alter ego cinematografico. Con uno stile accattivante e riconoscibile, l’altro Tony vi guiderà tra buono e cattivo cinema. Per inciso: i video hanno un minutaggio sopportabile anche per le memorie da pesce rosso. 

VIII) Piccole gemme nascoste nei Razzie Awards: The Fanatic.
Vi ricordate di Federico Durst detto Fred? Io ho rimosso, ma era il lidèr maximo di un gruppo nu-metal chiamato Limp Bizkit (keep rollin’, rollin’, rollin’). Già nel lontano 2005 il buon Freddy aveva dato una GROSSA prova cinematografica nel suo amatoriale casalinguo. Ora ci ha preso gusto e una volta venduti i diritti dei Bizkit a Spotify ha deciso di scegliere la parte giusta della cinepresa. E’ persino riuscito ad ingaggiare un peso massimo come John Travolta. Il risultato? Meglio il sextape che almeno dura meno. 

IX) Un vero tuffo negli anni ’80: il pilota di Ralph Supermaxieroe.

In epoca di spinto revivalismo, mai un decennio è stato saccheggiato a sproposito quanto gli anni ’80. Eppure anche gli anni d’oro del grande Chernobyl nascondono le cose migliori sotto al tappeto. The Greatest American Hero, alias Ralph Supermaxieroe, è l’epitome di quell’America a metà tra Reagan e Roswell. Fatelo vedere anche ai vostri nipotini. 

X) Honeyland di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov
Un misto tra documentario e dramma, il protagonista di questo lungometraggio è l’insetto che più di ogni altro è stato alleato degli esseri umani. Riscaldamento globale, inquinamento e antropizzazione ne stanno minando l’esistenza. Qui qualcuno si prende ancora cura di loro, per fortuna. 

XI) I due lungometraggi di animazione di Tomm Moore: The Secret of Kells (2009), Song of the Sea (2014). 
Forse le due opere di animazione occidentali che preferisco in assoluto perché parlano al cuore anche di noi adulti, laddove i Disney/Pixar si fermano ad una morale limitata dal relativismo del gusto occidentale. Esopo si abbraccerebbe con Ovidio. 

XII) Alla ricerca del situazionismo: la deriva.
Niente sarà mai più attuale del situazionismo (tranne il testo di Fear Inoculum) e quindi quale miglior metodo per sfruttare al massimo le libertà ancora concesse dalla deriva? Qualcuno ci ha già provato riappropriandosi di uno spazio-tempo lasciato vacante dalla massa. Chissà che qualcun altro non trovi nuove dimensioni in tempi di auto-prigionia. 

XIII) La caduta dell’Impero Americano di Denys Arcand. 
Se c’è un regista che ama l’Apocalisse morbida questo è il canadese Arcand. In questa nuova pellicola si cimenta con un thriller comico che però rispecchia l’amara realtà. Nel film prenderemo le parti del bene che fa il male solo per denudarne le dinamiche sordide. Un po’ lo stesso concetto dietro Breaking Bad ma molto più aneddotico. 

XIII bis) Momento sportivo: La finale di Istanbul.

Ok, il mio analista me l’ha consigliata come ansiolitico e panacea per i momenti duri. Però è tutto assurdo in questa partita. Dal gol in girata di Paolo Maldini al 1° minuto sino alla parata di Dudek su Sheva al 117°. I rigori col balletto del portiere polacco andrebbero visti con un bossanova come si deve in sottofondo. Gioia imperitura. 

XIV) Solo per anglofoni: Longform.Org 
Per capirci: con longform si intendono articoli su internet come questo, che si sta un po’ a leggere. A rendere tutto più complicato è che questa raccolta di articoli lunghi sono solo in lingua d’Albione e, peggio ancora, tratti da testate americane. Eppure si vi trovano storie matte-matte e approfondimenti che vale la pena spendere quei soldi per quel corso d’inglese che esce con Panorama (esiste ancora Panorama?). 

XV) Pandemic.
Quale miglior modo per affrontare un’epidemia che poterla debellare con le proprie mani? Sembra incredibile ma anche il mondo dei giochi da tavolo si è evoluto nel frattempo; solo Fiorello non lo sa. Perdonatemi se la meno di nuovo con Fiorello, ma quando vedo quel video che gira in Rai con lui che fa le faccette invitandoci a rimanere a casa, riesco a notare solo le vene sul collo. 

XVI) Alcuni registi che ci volevano morti ben prima del Corona.
a) Danny Boyle: 28 giorni dopo (2003) 
Sebbene il film del britannico sfoci nel più bieco zombie-movie la pandemia è trattata in modo realistico. Peccato che il protagonista, e noi con lui, si sia svegliato 28 giorni dopo, altrimenti avremmo saputo cosa fare prima. 
b) Steven Soderbergh: Contagion (2011)
Gwyneth Paltrow che muore male entro il 10° minuto di film è una di quelle gioie che durano troppo poco. Sorderbergh dirige un thriller medico che più analitico di così non si potrebbe. Anche facendo intrattenimento avremmo potuto imparare prima.
c) George A. Romero: La Città verrà distrutta all’Alba (1973)
Con ogni probabilità Romero è uno di quelli che ci vorrebbe morti tutti da decadi. So che vi aspettavate li mortacci vostri, ma è in The Crazies che Giorgione affronta il lato esecutivo di un lockdown e le implicazioni della legge marziale imposta da uno Stato di polizia. 
d) Daniele Vicari: Diaz (2012)
Dai su, sto scherzando!
e) Wolfang Petersen: Virus Letale (1995)
Mi ricordo ancora la videocassetta che ho regalato ad un mio compagno di classe che compiva gli anni. E mi ricordo che il padre di questo compagno lo chiamava sempre per cognome. Del film di Petersen so solo che ad un certo punto Dustin Hoffmann dice:- E’ aerobico! -. Immagino parlasse del virus.
f) Jaume Balaguerò: REC (2007)
Rec unisce lo stile mockumentary al thriller di contagio seguendo un canovaccio lineare ma ben congegnato, grazie all’atmosfera claustrofobica del palazzo in quarantena. In ultimo ci butta pure un po’ di sovrannaturale un tanto al chilo. Che faccio? Lascio?
g) Eli Roth: Cabin Fever (2002)
Nemmeno in una remota baita lontano dalla civiltà si può star tranquilli. Qui il male viene dall’acqua ma nessuno come Roth riesce a trovare un pretesto qualunque per inquadrare culi & tette. 

XVII) Una attualissima (e orrenda) canzone dei Litfiba

XVIII) Lezioni di filosofia morale per tutti: Giustizia di Michael Sandel

Prima che il professor Sandel diventasse una star della tv generalista, impoverendo di fatto il suo pensiero, fu una star della propria università. Certo, son tutti bravi a far filosofia così, ma almeno è alla portata di quanti sappiano attivare i sottotitoli su youtube. 

XIX) La Morte Sospesa (2003)
Una ricostruzione di uno dei più impossibili salvataggi della storia dell’alpinismo. Comprendo che vada per la maggiore celebrare le grandi imprese, ma se l’alpinista sbaglia di solito muore. In questo famoso documentario il protagonista è la sopravvivenza pura. Giacomo Leopardi.

XX) Ridere fa bene alla salute: Relentless di Bill Hicks (1991) 

Spero che Billy Bello non abbia bisogno di presentazioni da queste parti, ma un po’ di ripasso non fa mai male. Ho scelto lo spettacolo che preferisco anche se il suo meglio è tipo sempre. Il pezzo sul sesso orale è la cosa più bella non abbia mai fatto vedere ai miei genitori. 

XXI) In Girum Imus Nocte et Consumimur Igni di Guy Debord (1973)

Momento serietà prima del gran finale. Potreste pure sovrapporre l’audio del video seguente in loop a quello del Capolavoro di Debord che comunque imparereste qualcosa. Magari guardatelo di mattina, dopo la cacca, di modo che sia meno indigesto.

XXI bis) Un’altra Cassandra perduta: Corona – The Rhythm of the Night

Be Good. And if you can’t, be careful. And if you can’t, be good at it.

Laureato in filosofia con una tesi sull’Elogio della Lentezza nel laurearsi in filosofia, passo la giovinezza su un albero, il che rendeva più che altro difficile cibarsi e comunicare. Ho usato una volta sola la macchina del tempo e son finito qui e ora. Non mi piace, preferivo prima.

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