La classifica dei migliori film del 2019

Buongiorno (anche se nel mio fuso sono le due del pomeriggio) care amiche e ben trovate con l’ormai immancabile classifica dei peggiori migliori film. Quest’anno, un po’ a sorpresa, parleremo dei film usciti nel 2019, non come l’anno passato in cui abbiamo parlato di quelli del 2018. So benissimo cosa state pensando: è quasi primavera e quelli di DYR sono rimasti indietro di un anno? Si, ma lo sapete a che ora mi sono svegliato? Alle sette meno un quarto. Ho portato Edi, il cane del vicino 92enne, dal veterinario perché qualcuno ha pensato bene di impallinarlo all’addome. Il veterinario, che in realtà era una veterinaria, mi fa che deve essere operato d’urgenza e son duecento euro al giorno per la degenza. Allora telefono al vicino, che si chiama Edi pure lui, e gli chiedo che fare. Mi risponde che…ma capisco che a voi, appassionate lettrici, possa non interessare. 

Veniamo dunque all’annata cinematografica che è stata, come sempre più spesso accade, penosa. Una noia così mortifera che non riesco nemmeno a finire il capoverso. Ho persino chiesto al mio vicino Edi se volesse scriverla lui la classifica, ma oltre a non sapere cosa voglia dire QWERTY, l’ultimo film che ha visto era di Auguste Lumiere. Per cui in un ceruleo e nevoso pomeriggio alpino ho  fatto il saluto di Albert Hoffmann (una capriola) e mi sono imbarcato in quest’assurda odissea fatta di link, nomi e visioni di cui ormai ho un ricordo molto vago. Ma al pari dei grandi critici della nostra epoca tra cui…inserire nome di un grande critico della nostra epoca…ho un taccuino magico dove mi appunto cose del tipo: “ho sonnecchiato durante i titoli di testa”; “ma ‘sti Avenger so’ boni o cattivi?”; “perché anche il cinema d’entertainment è così didascalico?”; “Amore, vai a prendere i pop corn a quei regazzini”

Non riesco a pensare a nulla di più appropriato per affrontare questo Golgota che due ore di fado (o un qualsiasi solista di Eddie Vedder che è uguale).

Nella attuale penuria creativa che attanaglia la scrittura cinematografica è stato decisamente arduo trovare 25 titoli all’altezza di una potenziale classifica. Per mia fortuna ho potuto girare qualche festival e guardare anteprime di pellicole indipendenti che altrimenti avrei smarrito per strada, a fronte di altre mainstream che non valgono quasi nulla. Persino fuoriclasse come Tarantino e Eastwood hanno sfornato film “minori” che in migliori annate non ce l’avrebbero fatta. Netflix è altresì ben presente in classifica non fosse altro per il ritorno di Scorsese, ma la casa produttrice con più nomination, qui a DYR, è senza dubbio A24, che ha realizzato diversi prodotti di altissimo livello. E non solo da quest’anno.
 
26. Hail, Satan? di Penny Lane
Diciamo che è un “fuori concorso” trattandosi di un documentario ma il contenuto politico e sociale è così esplosivo che non potevo farmi sfuggire l’occasione di inserirlo tra le visioni consigliate. Parla del tentativo da parte della “Chiesa del Tempio Satanico” di arginare la deriva ortodossa del cattolicesimo tradizionalista americano.

25. A Taxi Driver di Hun Jang
Me l’ero dimenticato e l’ho inserito poco prima di dare alle stampe. Sarebbe molto più in alto in classifica questo film che parte come una commedia e si trasforma in un dramma che racconta una parte oscura della storia della Corea. 

24. Richard Jewell di Clint Eastwood
Sia il film che la storia non sono granché ma, come sempre, Clint la sa raccontare. Purtroppo gli Americani sono tronfi di paradigmi di mala-giustizia e gogne mediatiche a strascico e questa non è di certo la più interessante.

23. The Art of Self Defense di Riley Stearns
Lungometraggio sbilenco che parte come una denuncia (bullismo e violenza) per poi sfociare in un thriller nero come la pece che non si intona molto con le premesse. Occasione un po’ sprecata.

22. Bait di Mark Jenkin
Indie stranissimo. Girato in 16mm, senza sonoro (i dialoghi vengono “dubbed” in post-produzione) che narra lo scontro e la caduta di un modo di vivere e quindi di un piccolo ecosistema sociale in un villaggio di pescatori in Cornovaglia. 

21. Triple Frontier di J.C. Chandor
Devo ammettere che sebbene ammiccante questo film di Chandor, con Ben Affleck alla mascella protagonista, mi ha fomentato. Non è un capolavoro ma un solido modern warfare movie

20. Once Upon a Time in Hollywood di Quentin Tarantino 
Sai fare molto meglio, Quentin. Anche se la tensione della scena in cui Brad Pitt entra nel ranch di Manson vale il prezzo del biglietto. Il resto è il classico, logorroico revisionismo storico posticcio persino per uno come Tarantino.

19. Highwaymen di John Lee Hancock
Mancava un poliziesco vecchio stile tra le strade del sud del Paese con più armi che luganighe (salsicce ndr). Grande ritorno per Kevin Costner. Ma io l’ho visto solo ed esclusivamente per Woody Harrelson. La storia? Ma…mi avete compreso bene? W O O D Y  H A R R E L S O N.

18. Styx di Wolfgang Fischer
Cruda rappresentazione del dramma dei migranti al largo delle coste africane, vicino a Sant’Elena. È praticamente il remake di quel film con Robert Redford in mezzo ad un oceano di sfiga. Solo che questa volta la protagonista non sarà sola. 

17. In Fabric di Peter Strickland
Altro A24. Dovrebbe essere un horror quando in realtà è teatro d’avanguardia in costume. Parla di un vestito maledetto e se siete in cerca di quei film che non hanno spiegazioni e lasciano molti punti oscuri in sospeso, questo In Fabric fa per voi.

16. The Last Black Man in San Francisco di Joe Talbot
Guardate, a me le storie di denuncia, soprattutto su argomenti sviscerati sino alla nausea, lasciano piuttosto freddo. Ma il film di Talbot è un piccolo gioiellino.

15. Uncut Gems di Benny e Josh Safdie
È stato una sorpresa ed è tutto dire essendo Adam Sandler il protagonista. L’ho messo un po’ in basso perché non ho avuto molto tempo per farlo decantare, ma la visione è senz’altro consigliata. Vite al limite, azzardo e truffa.

14. Portrait de la Jeune Fille en Feu di Celine Sciamma
Avete presente quelle pellicole dove ci sono una serie di eventi che creano una tensione immotivata? Bene, questo va avanti così per due ore. In due parole: film francese.

13. Joker di Todd Phillips
Fiumi d’inchiostro sono già stati spesi per l’interpretazione body horror di J.Phoenix, il resto fa un po’ da sfondo. Pecca di una implausibilità fumettistica imbarazzante (ma va?) e si macchia di un finale così telefonato che mi è sembrato di rivedere quei thriller da 2 soldi tra fine ’90 e inizio 2000 dove lo shock value era l’unico motivo per sedersi in sala. Un po’ poco per tutte quelle nomination.

12. Jojo Rabbit di Taika Waititi
Irresistibile commedia sulla gioventù hitleriana con una verve comica e virulenta da essere quasi un manifesto ironico in tempi di recrudescenza nazionalsocialista. 

11. Transit di Christian Petzold
Continua il viaggio di Petzold a cercare l’amore nella morte della guerra. Siamo dalle parti del precedente Phoenix che era effettivamente un capolavoro come non se ne vedevano dai tempi de “Le Vite degli Altri” e “Saul”.

10. The Irishman di Martin Scorsese
Scorsese fa Scorsese anche in termini di lunghezza. Su tre ore e mezza però ti annoi solo per quaranta minuti. È così lungo che temevo che Joe Pesci non ce la facesse fino alla fine.

09. 1917 di Sam Mendes
Dai, diciamo che è un premio alla carriera per un regista meno chiacchierato di quel che dovrebbe essere. È un ottimo film di guerra sebbene si tratti del reboot di “Salvate il soldato Ryan”.

 08. Midsommar di Ari Aster
Lo proclamerei anti-horror proprio perché ne sovverte le regole. Piccolo capolavoro di idee e contenuti, forse un po’ meno a livello di resa visiva. Disturbante come pochi altri quest’anno. 

07. Sorry We Missed You di Ken Loach
Ken Loach non si discute, si guarda. Potrà anche annoiarvi il suo modo di far cinema ma è adamantino nella sua visione delle cose e integerrimo nel perseguire i suoi obiettivi. 

  06. The Farewell di Lulu Wang
Ve lo ricordate Goodbye Lenin? Ecco, questo è uguale ma con gli asiatici e senza coronavirus. 

 

05. Bacurau – Nighthawk di Juliano Dornelles e Kleber Mendonca Filho
Qui arrivano le sorprese perché se avete visto questo film siete davvero cinefili indefessi. Se lo dovessi classificare sarebbe un western non nel west + sci-fi di denuncia sociale. Cercatelo e trovatelo.

04. Pacificado -Pacified di Paxton Winters
L’ho visto a settembre al festival del cinema di San Sebastian dove ha trionfato in varie categorie. Una storia padre-figlia sullo sfondo delle violenze post olimpiadi di Rio. Serrato e bellissimo.

03. Parasite di Boon Jong Ho
Film dell’anno. È praticamente la storia della mia vita fino a qualche anno fa. 

 

02. The Lighthouse di Robert Eggers
Dafoe e Pattison giganteggiano in questo horror psicologico girato in b/n e in una sola location. Sicuramente più imperfetto di The Vvitch ma un altro centro pieno per Eggers.

 01. Monos di Alejandro Landes
È la versione sud-americana del romanzo “Il Signore delle Mosche”. Una visione assolutamente spettacolare e glaciale. Vince lui la nostra classifica DYR.

 00. Tool Fear Inoculum
Siccome trovo inaccettabile che sia finito fuori dal podio della classifica DYR di fine anno, vi ricordo che non esiste una band alternative metal vivente più gargantuesca di loro. Dopo 13 anni. 

Bene, giunti a questo punto non mi resta che salutarvi ed inviarvi i miei migliori auguri per la Madonna candelora che dell’inverno semo fora. 

Laureato in filosofia con una tesi sull’Elogio della Lentezza nel laurearsi in filosofia, passo la giovinezza su un albero, il che rendeva più che altro difficile cibarsi e comunicare. Ho usato una volta sola la macchina del tempo e son finito qui e ora. Non mi piace, preferivo prima.

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