Krautrock e Kosmische Musik

Mettiamo subito in chiaro una cosa: l’immagine comune che si ha del Krautrock è spesso imprecisa e non bisogna assolutamente guardare al fenomeno con la visione retrospettiva che abbiamo oggi. In questa sede ci si propone di offrire una panoramica dei protagonisti almeno per quanto riguarda gli anni ’70. Eviteremo di citare ogni piccolo particolare riguardante certi album: non è nelle nostre possibilità e comunque non ci sarebbe posto per tutti.

karlheinz-stockhausenQuando si parla di Kraut sembra che la Germania di fine anni ’60 fosse tutta un fermento, un sottobosco brulicante di gruppi nuovi che per ispirazione divina (con Dio che aveva le sembianze di Karlheinz Stockhausen) componevano capolavori avanguardistici istantanei. Non è andata esattamente così, l’esistenza di un vero e proprio movimento è soprattutto un mito montato dalla stampa e gonfiato negli ultimi anni dal sopraggiungere di Internet.

I gruppi erano reali e componevano musica reale, più insolita rispetto a quella di matrice anglo-americana che andava per la maggiore, nonostante molte band tedesche infilate poi in questo calderone abbiano ammesso l’influenza dei primi Pink Floyd o di Jimi Hendrix. Alla base di tutto il movimento, in effetti, c’erano soprattutto psichedelia, jazz e classica, non soltanto gli esperimenti di musica elettronica. Si trattava di musica diversa proprio perché creata da ragazzi con un background culturale, con tradizioni, passioni e suggestioni diverse, ma dei quali in linea di massima importava a pochi.

Protagonisti e Geografia

Ad avere subito un certo peso sulla scena musicale complessiva furono davvero quelli che ad oggi restano i nomi più noti: Kraftwerk, Tangerine Dream, Popol Vuh e Neu!. I prediletti dei supercritici, Can e Faust in primis, hanno avuto per anni un pubblico decisamente più ristretto, fin troppo per poter credere che abbiano avuto nell’immediato un impatto così profondo e radicale come spesso si lascia intendere tra le righe. I Can avevano il loro discreto seguito, ma tutto erano tranne che un fenomeno di massa. I Faust, invece, non furono apprezzati in patria e vennero invece notati dalla stampa inglese. Che dire poi della diffusa equazione “Krautrock = Elettronica”, quando le strumentazioni tecnologiche di un certo livello venivano impiegate da pochissimi gruppi, mentre gli altri rimanevano generalmente dei complessi rock con tastiere e qualche strumento per la manipolazione sonora? Basti ricordare come uno dei personaggi più rilevanti, Florian Fricke (Popol Vuh), spesso venga spacciato per una delle massime autorità della sintesi musicale quando invece, poveraccio, lui le strumentazioni elettroniche aveva iniziato a odiarle tanto da venirsene fuori con Hosianna Mantra dopo l’esperienza di In den Gärten Pharaos.

popol-vuh-florianGli stessi protagonisti della scena hanno poi ammesso di non essere di solito a conoscenza del lavoro dei colleghi (a parte quello dei due giganti veri, Kraftwerk e Tangerine Dream) perché ognuno era troppo impegnato a comporre la propria musica per poter prestare attenzione a quella di altri ragazzi come loro che però suonavano in città diverse. Quindi perché utilizzare il termine Krautrock? Per comodità, perché era il termine con cui veniva indicato il rock tedesco dalla stampa inglese, ma soprattutto perché ormai individua per convenzione delle coordinate spaziali e temporali abbastanza precise, abbracciando tutta la musica progressive tedesca – nel senso più autentico del termine – del periodo.

Una prima distinzione fondamentale la si può fare su base geografica: i centri principali della produzione avanguardistica erano Berlino e la zona tra Francoforte e Düsseldorf. Menzione speciale si può fare per Monaco, origine di Amon Düül II e Popol Vuh, e Colonia (Can). In particolare, la Berlino divisa rappresentava la base operativa di una sorta di circolo di artisti che componevano musica e passavano da una formazione all’altra, quasi in prestito. Nella memoria musicale del ventesimo secolo restano soprattutto i nomi di Edgar Froese, Klaus Schulze e Conrad Schnitzler, un chitarrista, un percussionista e un violinista che furono con altri il primo nucleo dei Tangerine Dream. Il loro primo disco, Electronic Meditation, a dispetto del nome non era granché elettronico ma piuttosto un rock libero, psichedelico, caotico, rumoroso e a tratti solenne. Le storie dei protagonisti si sarebbero però intrecciate in maniera cruciale: Klaus Schulze sarebbe andato a dare il suo contributo al disco omonimo degli Ash Ra Tempel per poi concentrarsi prevalentemente su una carriera da solista, mentre Conrad Schnitzler avrebbe fondato i Kluster con Dieter Moebius e Hans-Joachim Roedelius.

Amon Düül II

amon-duul-iiGli Amon Düül II sono tra i primissimi punti di riferimento temporali in materia di Krautrock. I loro primi due album sono quelli che finiscono per essere principalmente ricordati, senza voler togliere troppo al terzo Tanz der Lemminge: Phallus Dei e Yeti. La loro musica era orientata verso un rock acido e libero, condito da elementi gotici e infernali. Probabilmente il loro vero capolavoro fu Phallus Dei, molto più estremo e genuino per quanto riguarda l’alchimia delle loro influenze, mentre per Yeti si lasciarono andare maggiormente verso l’improvvisazione. Nonostante il loro suono fosse chiaramente molto teutonico, guardavano già verso oriente come avrebbero poi fatto gli Agitation Free e i loro concittadini illustri Popol Vuh. La componente rock era ancora molto forte, come anche in Malesch degli Agitation Free (’72). Appartenenti a questa corrente in bilico tra il rock e le sperimentazioni più estreme del Krautrock e della Kosmische Musik si possono menzionare anche i Guru Guru di UFO (1970), un album molto legato all’hard rock e alla psichedelia pesante, che solo sul finale aveva raccolto il coraggio necessario per lanciarsi verso qualcosa di diverso.

Can

can-krautrockTralasciando la miriade di formazione progressive più o meno interessanti ma di poco peso, quelli che sarebbero emersi sul serio e si sarebbero fatti un certo nome negli anni furono i Can, da Colonia. Tago Mago, con il suo rock sperimentale e insolito, viene sempre citato tra le massime opere del progressive tedesco e fa parte del bagaglio di formazione di tanti gruppi successivi, dai Public Image Ltd. ai Jesus & Mary Chain e più in generale dal post-punk al noise rock e allo shoegaze. In Future Days, invece, i Can avevano già le idee molto più chiare su quello che volevano fare, ed è il loro miglior disco assieme a Tago Mago: più vicino alle sperimentazioni più note del Krautrock, più spinto sull’atmosfera e meglio definito a livello di suoni e strutture, più ordinato ma non per questo meno interessante.

Ash Ra Tempel

ash-ra-tempelGli Ash Ra Tempel erano la creatura di Manuel Göttsching, chitarrista, e il loro omonimo disco d’esordio risale al 1971. Un album a due facce, “Amboss” esplicitamente delirante e rumorosa (la batteria di Schulze qui diventa fondamentale), “Traummaschine” più rilassata, onirica, che poneva in evidenza l’atmosfera e un utilizzo morbido e ipnotico dei sintetizzatori. Proprio per questo si tratta di un lavoro che incarna benissimo entrambe le concezioni di musica cosmica: quella degli strumenti tradizionali, figlia della psichedelica classica ma dalla quale se ne distaccava grazie a delle scelte precise, e quella dei marchingegni futuristici, orientati all’atmosfera e al viaggio spaziale o metafisico. La stessa contrapposizione esiste in Schwingungen del ’72 e su Join Inn (’73), i quali beneficiano di una strumentazione più ampia e qualche idea aggiuntiva che basta a renderli diversi e a creare così un percorso evolutivo coerente, seppur privo di scossoni. Schwingungen in particolare viene osannato dalla critica mentre il pubblico solitamente finisce per preferirgli la forza dell’album d’esordio. Nonostante sia quello meno evoluto fra i tre, probabilmente possiede una maggiore forza comunicativa. Di Manuel Göttsching solista è assolutamente necessario segnalare E2-E4 nonostante sia del 1984 e non rientri quindi nell’arco temporale che stiamo esaminando, e New Age of Earth del 1976 sotto il nome Ashra.

Klaus Schulze

klaus-schulze-studioJoin Inn aveva visto il ritorno di Klaus Schulze dopo la pubblicazione del primo dei suoi album solisti: Irrlicht. Schulze era un amante della musica classica, in particolare di Wagner, e voleva renderle omaggio filtrandone l’essenza attraverso le nuove strumentazioni elettroniche, in alcune interviste ha invece negato l’influenza del solito Stockhausen, sostenendo che quello di metterlo in mezzo è solo un espediente di critici e giornalisti che si trovano in difficoltà nel descrivere ciò che ascoltano.

Tali premesse avevano portato alla composizione di album monumentali, due dei quali, Irrlicht e Cyborg, avrebbero costituito l’espressione più alta della musica cosmica assieme a Zeit dei Tangerine Dream. In primis, appunto, le sinfonie di Irrlicht, un lavoro che genera un’enorme tensione grazie alla progressione di “Satz Ebene” e al suono di un organo dal gusto ossessivamente gotico, poi finisce per collassare e, letteralmente, perdersi nello spazio con l’ultima parte. Si tratta del suo capolavoro per le intuizioni geniali ed il suo avere un intento artistico profondo. Se Irrlicht puntava moltissimo sull’atmosfera, il successivo Cyborg cambiava prospettiva dando più importanza al contorno di rumori elettronici. Nonostante sia lungo il doppio è più facilmente sostenibile della tensione di Irrlicht, questo proprio grazie alla struttura più variegata dei pezzi. Interessante Blackdance del ’74, che introduceva l’elemento percussivo esotico, voce lirica e addirittura la chitarra. Col tempo il lavoro di Schulze si sarebbe evoluto a favore di sonorità sempre più orecchiabili, meno informi e più ritmate, quindi alla portata di ascoltatori meno avvezzi ad un approccio come il suo. Ciò però non va a sminuire il valore di Timewind (’75) e Mirage (’77), mentre Moondawn (’76) proseguiva in questa direzione e spesso non gode di molta stima fra gli appassionati. Opera ambiziosa il suo decimo album (X) con i suoi pezzi usualmente ancora molto lunghi ma allo stesso tempo sempre più strutturati, soprattutto grazie a un maggiore utilizzo di percussioni di tipo più classico. È temporalmente l’ultimo disco di Schulze che vada ricordato, un omaggio ad alcune personalità storiche e artistiche dell’Europa centrale che gli erano particolarmente care.

Tangerine Dream

tangerine-dreamOra torniamo indietro, a quando Schulze era stato sostituito nei Tangerine Dream da Christopher Franke degli Agitation Free. Può sembrare strano, ma la svolta del gruppo verso un utilizzo più massiccio di strumentazioni elettroniche avvenne proprio grazie all’abbandono di Schulze, che paradossalmente sarebbe diventato uno dei veri guru dell’elettronica, mettendo da parte le percussioni e innamorandosi di tastiere e sintetizzatori. Alpha Centauri era stato, per i Tangerine Dream, un passo decisivo verso quello che sarebbero diventati di lì a breve. Resta ancora oggi un ottimo album, in cui la strumentazione più classica incontra quella più futuristica per creare risultati suggestivi, avvolgenti e coinvolgenti, ma è importante per aver aperto la strada per qualcosa di più: ed ecco arrivare Zeit, il punto più alto della loro prima fase della carriera nonché il loro vero manifesto. Se ancora oggi riusciamo a trovarlo estremamente suggestivo, figurarsi cosa poteva esser sembrato al pubblico suo contemporaneo. Utilizzare la solita sequela di aggettivi e frasi ad effetto non renderebbe giustizia a quello che può rappresentare l’ascolto di Zeit quando si è pronti a riceverlo. Successivamente ad Atem, più dinamico e caratterizzato da qualche suono nuovo incluso nel mix, i Tangerine Dream avrebbero percorso strade relativamente più easy listening, nel senso che avrebbero costruito il loro Phaedra attorno a scheletri ritmici definiti e attraverso la composizione di suoni arpeggiati decisamente più amichevoli rispetto a infiniti droni cosmici.

Cluster

cluster-dieter-moebiusSi era già accennato a come Conrad Schnitzler avesse abbandonato prestissimo i Tangerine Dream e avesse fondato i Kluster assieme a Moebius e Roedelius. In realtà i due album principali dei Kluster, Klopfzeichen e Zwei-Osterei, avevano ben poco di interessante, erano incentrati sostanzialmente su rumorismo e voce parlata o recitata, con pochissimi spunti veramente degni di nota. Per ironia della sorte, fu di nuovo l’abbandono di Schnitzler a lanciare una formazione verso il raggiungimento del proprio perché artistico: Moebius e Roedelius lasciarono che la propria creatura si reincarnasse sotto il nome di Cluster e composero due dischi che in un certo senso anticipavano sia la dark ambient sia l’industrial (Cluster e Cluster II). I successivi Zuckerzeit e Sowiesoso contengono alcuni degli episodi più interessanti, in grado quasi di sintetizzare l’intera scena, e un discorso simile lo si potrebbe dire per l’altro progetto di Moebius e Roedelius, gli Harmonia. Furono proprio gli Harmonia a colpire uno dei nomi più grossi della storia del rock e delle sue diversissime correnti: Brian Eno, che in quella seconda metà dei ‘70s si trovava in Germania a collaborare con David Bowie. Dall’incontro di Eno con Moebius e Roedelius nacque una collaborazione che portò a due ottimi album: Cluster & Eno e soprattutto After the Heat, più ambient e meno teutonici.

Alcuni dei nomi citati in questi paragrafi, come Göttsching o Schulze, parteciparono alle sessioni di registrazione libera ed ispirata dall’assunzione di acidi e droghe di vario genere che poi vennero pubblicate sotto il nome di Cosmic Jokers. Per chi volesse conoscerne i risultati, si consiglia l’ascolto del disco omonimo e di Galactic Supermarket, che ben dipingono il concetto di “rock cosmico”.

Kraftwerk

kraftwerkIl nucleo dei Kraftwerk, costituito da Ralf Hütter e Florian Schneider aveva iniziato la propria attività come Organisation, assieme ad altri elementi. Tone Float (1970) sarebbe rimasto il loro unico disco, sperimentale e tribale ma non rilevante.

La vera e propria storia dei Kraftwerk sarebbe iniziata con il loro lavoro omonimo e il suo seguito, rispettivamente del ’70 e del ’71; due album sopravvalutati dai critici che li ritengono il loro migliore contributo alla musica solo perché ancora lontani dal grande pubblico, e allo stesso tempo sottovalutati da chi pensa che si tratti di sola sperimentazione elettronica troppo astratta per essere ascoltabile. Soprattutto nel primo, fra le altre cose, spiccano strumentazioni tradizionali (percussioni e chitarra in particolare) che contribuiscono in modo fondamentale nel creare l’alchimia del rock spaziale, che altrimenti di rock non avrebbe avuto neanche l’attitudine. È però grazie ad Autobahn che cambia davvero qualcosa, scatta quella molla che avrebbe spinto i Kraftwerk ad evolversi nel tempo in una direzione gradualmente sempre più accessibile, dagli accenni in Radio-Aktivität fino ad arrivare all’apoteosi del “tradimento” con il pop elettronico sfacciato di Die Mensch-Maschine / The Man-Machine e Computerwelt. Tra il prima e il dopo, la linea di demarcazione Trans-Europe Express (’77), che oltre ad avere un’idea di fondo artisticamente rilevante di per sé, avrebbe gettato le basi per il synth pop e la dark wave. I Kraftwerk hanno sempre artisticamente rappresentato l’incontro tra la natura e la tecnologia, tra l’uomo e la macchina, tra i fasti della vecchia Europa e la società industriale, la celebrazione del suono elettronico e automatico che non ha più bisogno dell’intervento umano per vivere – un’idea che si cela anche dietro certe scelte per quanto riguarda i loro live – fornendone una lettura ironica e amara.

Neu!

neu-bandDei primi Kraftwerk facevano parte Klaus Dinger e Michael Rother, che nel ’71 avevano mollato i loro colleghi per comporre la loro musica sotto il nome di Neu!. Gli album dei Neu! sono tre, ciascuno con differenze sostanziali rispetto agli altri. Il primo deciso, spontaneo e sperimentale, il secondo di fatto incompleto e portato a termine alla bell’e meglio, il terzo decisamente più aperto alle melodie. Il disco d’esordio, registrato in pochissimo tempo, rappresenta concettualmente il loro apice. Un sound ossessivamente monotono come lo saranno anche certe produzioni dei prossimi Kraftwerk, ma più orientato verso la sperimentazione che verso la facilità d’ascolto, al contrario di Neu! 75, altra vittima prediletta della critica, rinnegato per la sua fruibilità ma altro seme fondamentale per la new wave, il post punk e l’industrial rock. Dinger avrebbe poi fondato gli LA Düsseldorf, il cui disco omonimo è degno di essere preso in considerazione e ascoltato con la dovuta attenzione, mentre Rothter sarebbe entrato nel già citato progetto Harmonia.

Popol Vuh

popol-vuhAppena dopo un esordio in fin dei conti poco significativo, i Popol Vuh di Florian Fricke e Frank Fiedler avrebbero pubblicato i capolavori di una carriera: In den Gärten Pharaos e Hosianna Mantra in grado di elevare la propria musica verso un piano spirituale utilizzando approcci e strumentazioni completamente differenti: il suono pieno, pesante e contaminato dall’elettronica di In den Gärten Pharaos contro quello fragile, leggero e completamente acustico di Hosianna Mantra. Decidere quale dei due sia migliore è cosa ben difficile, forse il vero capolavoro sta nell’essere riusciti a realizzarli entrambi in quel modo, a breve distanza l’uno dall’altro. Entrando per un attimo nell’ottica di una certa spiritualità orientale, li si potrebbe definire due stadi diversi di un ideale percorso meditativo, che parte dalle radici che legano l’uomo alla terra e al suo vivere fisico per entrare poi in una sfera più mentale, armoniosa e tutta contemplativa. È questa prospettiva che rende i Popol Vuh precursori della new age e della world music, oltre all’apertura a suoni molto lontani dall’ambiente mitteleuropeo, tanto da poterli considerare come un corpo estraneo tra gli altri gruppi citati negli stessi contesti. Fricke, con Hosianna Mantra, aveva rinnegato le strumentazioni elettroniche per dedicarsi a quelle più tradizionali e proseguire su quella strada. Purtroppo avere due giganti del genere nella propria discografia finisce spesso per offuscare il resto della produzione, che raramente regge dei confronti e che a volte finisce per rimanere sconosciuta ai più. Tuttavia nella produzione dei Popol Vuh degli anni ’70 si possono indicare anche Seligpreisung (’74), Das Hohelied Salomos (’75) e soprattutto Letzte Tage, Letzte Nächte (’76), oltre a colonne sonore come quelle per Aguirre e Nosferatu di Herzog. A distanza di decenni, il fascino suggestivo della loro musica resta intatto.

Faust

faust-bandUn’altra storia a parte, oltre a quella dei Popol Vuh, è quella dei Faust. Non erano un vero e proprio gruppo e godevano di una considerazione migliore all’estero (grazie alla stampa inglese) che a casa propria, ma nonostante tutto questo il valore artistico dei loro Faust e Faust IV resiste nel tempo. Per quei tempi, la musica proposta nel loro primo album era pura avanguardia, stava al rock come certi filoni artistici e culturali del novecento stavano al più classico concetto di arte. Il loro era un collage di rock e rumori vari che iniziava sommergendo nel senso letterale del termine stralci di un paio di canzoni arcinote di Rolling Stones e Beatles. Una dichiarazione d’intenti in piena regola da parte di un gruppo che giocava a nascondersi ed essere contemporaneamente demenziale, irriverente, inquietante, tutto fuorché prevedibile, lontano dal business discografico che avrebbe coinvolto anche certi loro colleghi illustri. Con il loro primo album erano riusciti a cogliere appieno lo spirito avanguardistico che spingeva gli artisti ad andare oltre gli schemi. Ancora sotto quest’ottica erano nati anche So Far e The Faust Tapes, anche se in So Far già c’erano alcuni di quegli elementi che avrebbero portato alla composizione del secondo e ultimo capolavoro del collettivo: Faust IV, ibrido definitivo le sperimentazioni proprie del Krautrock (e furono proprio loro a prendere possesso del termine, utilizzandolo per la prima traccia di questo stesso disco) e una vena rock mai scontata che rendeva un atteggiamento così particolare come quello dei Faust più fruibile, pur senza corromperne l’essenza.

***

Chi subito, chi col tempo, ma gli artisti appartenenti al Krautrock e alla Kosmische Musik hanno avuto un’influenza fondamentale e crescente con la diffusione della loro musica al di fuori dei confini della Germania. Una corrente del progressive rock che non solo ha portato una progressione vera e autentiche innovazioni, ma che è stata premiata dal tempo grazie al suo aver seminato trovate e spunti che avrebbero a loro volta generato altra buona musica. Al di là della new wave e di tutti i filoni direttamente influenzati, potremmo anche dire che lavoro di sperimentazione ed esplorazione iniziato con il Krautrock trova una ideale prosecuzione – seppur avente chiaramente un background culturale diverso – nella musica di gruppi come Throbbing Gristle, Coil, Current 93, Nurse With Wound e satelliti. Non è insolito infatti trovare ascoltatori che condividano l’interesse per entrambe le scene. Si tratta musica che in fin dei conti riesce a rimanere di nicchia nonostante il grande peso artistico e valore storico.

 

Venti album fondamentali:

  • Amon Düül II – Phallus Dei (1969)
  • Ash Ra Tempel – Ash Ra Tempel (1971)
  • Popol Vuh – In den Gärten Pharaos (1971)
  • Can – Tago Mago (1971)
  • Faust – Faust (1971)
  • Tangerine Dream – Zeit (1972)
  • Neu! – Neu! (1972)
  • Klaus Schulze – Irrlicht (1972)
  • Popol Vuh – Hosianna Mantra (1972)
  • Cluster – Cluster II (1972)
  • Can – Future Days (1973)
  • Klaus Schulze – Cyborg (1973)
  • Faust – Faust IV (1974)
  • Kraftwerk – Autobahn (1974)
  • Tangerine Dream – Phaedra (1974)
  • Neu! – Neu! ‘75 (1975)
  • Cluster – Sowiesoso (1976)
  • Ashra – New Age of Earth (1976)
  • Kraftwerk – Trans Europe Express (1977)
  • Kraftwerk – Die Mensch-Maschine / The Man-Machine (1978)

 

E altri dieci per una più ampia esplorazione:

  • Amon Düül II – Yeti (1970)
  • Tangerine Dream – Alpha Centauri (1971)
  • Agitation Free – Malesch (1972)
  • Ash Ra Tempel – Schwingungen (1972)
  • The Cosmic Jokers – The Cosmic Jokers (1973)
  • Klaus Schulze – Timewind (1975)
  • Harmonia – Deluxe (1975)
  • Popol Vuh – Letzte Tage, Letzte Nächte (1976)
  • Eno Moebius Roedelius – After the Heat (1978)
  • Klaus Schulze – X (1978)
Webmaster, blogger e ghostwriter. Si dice che abbia una compilation con dentro ogni buona canzone mai scritta. L'immagine della perfezione è la Via Lattea su una foresta di aghifoglie. Se ha un suono ha anche un colore, e questo vale anche per l'acqua. Com'è evidente, ha sempre parlato per enigmi. Low e Loveless in blu come dischi della vita.

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