King Krule – Man Alive!

King Krule – Man Alive!

Nella decade appena trascorsa, Archy Marshall si è imposto come la next big thing della scena alternativa inglese, forte di un sound originale e poliedrico, a metà strada tra innovazione e tradizione.
Quella che può sembrare una frase fatta, buona per descrivere centinaia di dischi, è in realtà piuttosto calzante per la musica di King Krule, che muove senza alcuna continuità da soluzioni jazz soffuse, al limite del retrò, ad inquietudini elettroniche trip hop e post dubstep (tra le sue prime influenze c’erano i Mount Kimbie), con una corposa anima post punk ed un gusto tipicamente hip hop nella costruzione dei beat.
Basta così? No, perché al tutto bisogna aggiungere una voce da soulman consumato ed un immaginario lirico affascinante, figlio del suo tempo, ma deformato attraverso una specie di filtro color seppia.
Per farla breve, raccontare la musica del nostro in maniera univoca è abbastanza complicato.

In Man Alive! notiamo subito due importanti novità.
La prima è che i vari elementi, che nei dischi precedenti a volte apparivano in momenti diversi, qui sembrano essersi fusi in qualcosa di più unitario; la seconda è che le liriche sono più scure che mai, col tema dell’alienazione che fa capolino in vari punti dell’opera.
Dieci anni di carriera d’altronde sono abbastanza per trasformare l’ex enfant prodige della musica britannica in un uomo, e questo appare evidente già dai primi singoli, “(Don’t Let the Dragon) Draag On” e “Alone, Omen 3”, col secondo in particolare che esaspera il clima negativo ed opprimente già presente nel precedente “The Ooz” e si segnala come un deciso passo in avanti nel suo percorso artistico.
Il resto del disco si muove su queste coordinate, inserendo di qua e di là piccole variazioni sul tema.
La prima parte – dove spiccano “Stoned Again” e “Comet Face” – è sicuramente la più grintosa, quella dove lo spirito post punk prende il sopravvento.
Il breve bozzetto “The Dream” introduce invece una sezione più psichedelica e soffusa, mantenendo tuttavia un’inquietudine di fondo non trascurabile.
Dalla sublime “Theme for the Cross” in poi si apre invece la sezione più sperimentale e jazz dell’album, quella che potrebbe darci veramente dei segnali importanti sul futuro della carriera di King Krule, con la chiusura “Please Complete Thee” che ci fa quasi sbirciare nel futuro e ci lascia immaginare risvolti ancora interessanti di un sound unico.
Rispetto a questa ultima affermazione, emergono i dubbi sul reale valore di Man Alive!: bello, a tratti bellissimo, ma che lascia la sensazione di avere un po’ il pilota automatico inserito (in rete c’è anche chi ha scritto “14 King Krule type beats”) oppure di essere il più classico degli album di transizione verso qualcosa di ancora più esaltante.
Quello che è certo, però, è che ancora una volta si tratta di un centro pieno, a consolidamento di un artista ormai fondamentale.
Una nota di merito, infine, va anche alle grafiche e ai video, creepy ed allucinati, perfettamente calzanti col mood generale del progetto.

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