Jeff Tweedy – Together at Last

Jeff Tweedy – Together at Last

Together at Last di Jeff Tweedy è solamente un’uscita per ingannare il tempo prima del prossimo disco dei Wilco. Utilità pochina, classe sempre altissima. Il voto in centesimi che gli abbiamo affibbiato non è alle canzoni che ci mancherebbe, sono ormai classici della band di Chicago e in alcuni casi del rock alternativo americano degli anni zero, ma piuttosto alla ragion d’essere della compilation acustica. Chi non può dirsi hardcore fan del songwriter di questo albo se ne fa davvero poco. Insomma, si tratta della più classica release per completisti e adoratori a prescindere.

Le undici tracce, pure spogliate degli arrangiamenti sperimentali intorno al folk che sono il campo da gioco dei Wilco, offrono davvero poco di diverso da quanto già assorbito negli anni di ascolti di dischi che hanno segnato almeno una generazione, quella della prima esplosione dei servizi P2P e dei forum musicali. Alcuni ricorderanno che anche in Italia Yankee Hotel Foxtrot e A Ghost Is Born sono stati attesi e sviscerati nelle comunità virtuali e sono finiti in alto nelle classifiche di fine anno degli utenti. Oggi che Tweedy e compagni vivono lo status di santoni del contemporary folk a stelle e strisce, ripescare pezzi come “I’m Trying to Break Your Heart” o “Muzzle of Bees”, e non stravolgerle per niente, è operazione che onestamente sa più di best of che di esigenza artistica. 

Giusto invece riprendere “Laminated Cat” dal primo – e splendido – LP dei Loose Fur (progetto ancor più sperimentale con Jim O’Rourke e Glenn Kotche), vera chicca di questa che dovrebbe essere la prima di una serie di raccolte acustiche firmate dal solo Tweedy (o staremo a vedere). Magari alla prossima occasione la selezione sarà un pochino più interessante.

Con Star Wars (2015) e Schmilco (2016) la più importante band della storia di Chicago – con buona pace di Billy Corgan – ha piazzato due colpi a sorpresa che per quanto apprezzabili – soprattutto il primo – non sono riusciti ad aggiungere particolari sfaccettature alla vicenda. Quindi, premesso che l’equazione Jeff Tweedy = Wilco non è mai stata in discussione, la vera utilità di Together at Last è proprio quella di ingannare l’attesa del prossimo album che magari richiederà alla band maggiore elaborazione e quindi tempo in sala prove.

Sulle pagine della nostra piccola rivista e ancor più nel forum abbiamo spesso lasciato intendere il nostro punto di vista sullo stato di salute della band – che per quanto ci riguarda, ammesso che arrivata a una certa età voglia riprendere a fare dischi di una qualche rilevanza artistica, dovrebbe privarsi della tecnica di Nels Cline e ricominciare a esplorare soluzioni e arrangiamenti alternativi come nel periodo in cui vi ha militato Jim O’Rourke – e anche fosse solo una nostra sensazione, immaginiamo che nella testa di Tweedy e nelle speranze degli altri musicisti, fenomeno Kotche in testa, ci potrebbe essere la voglia di tornare a rumoreggiare intorno a sonorità che nei tempi migliori hanno invaso anche i campi kraut e noise, e che forse a parte qualche caso isolato (ci torna in mente “Art of Almost”), non abbiamo più incontrato nel loro sound. Anche in questo caso, staremo a vedere. Possiamo altrimenti accettare lavori di buonissima fattura come il doppio albo di Tweedy padre e figlio o appunto gli ultimi due, tre, o forse dovremmo dire cinque capitoli della saga Wilco, ma se un giorno qualcuno ci chiederà da dove iniziare con la band di Jeff Tweedy o quali sono i momenti migliori della loro discografia, probabilmente risponderemo porgendo i CD di Summerteeth, YHF e A Ghost Is Born. Non certo Together at Last. Avanti il prossimo quindi.

Sono un pubblicitario prestato al mondo del vino. Una notte ho sognato che vincevo al SuperEnalotto, e coi soldi vinti aprivo il miglior negozio di musica di sempre, dove si ascoltava e si vendeva solo la musica che dicevo io. Se qualcuno non era d'accordo, quella era la porta. Se fallivo, fallivo. Se facevo successo, chiamavo J Mascis a suonare in acustico e Oneohtrix Point Never a fare un DJ set. Mentre attendo che ciò diventi realtà, ho aperto con un po' di amici di lungo corso forumistico questo posto, dove mi rifugio tutti i giorni, non appena posso. Una volta ho quasi sfiorato la mano di Michael Stipe. Ho l'autografo di Maynard James Keenan. E anche quello di Aaron Turner. Conosco Burial personalmente.

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