Jarvis Cocker – Jarv Is…

Jarvis Cocker – Jarv Is…

Togli il piede dal gas, perché da qui in poi è tutta discesa. Questo è l’incipit di Beyond the Pale, il disco che segna il ritorno sulle scene (quali?) di Jarvis Cocker, uno degli irraggiungibili idoli della Cool Britannia degli anni Novanta coi suoi Pulp.

Si tratta di una raccolta di sole sette tracce nate durante delle esibizioni dal vivo, in cui accompagnato da una nuova band e con Ariel Pink come tecnico del suono, il nostro amico di Sheffield ha sperimentato la composizione all’impronta, da cui poi sono scaturite le registrazioni finali.

Se si esclude la collaborazione con il pianista canadese Philly Gonzales dello scorso anno, Beyond the Pale è il primo album di Jarvis dai tempi di Further Complications (2009), in cui si presentava con un sound tutto spigoloso, curato dall’alternativo (?) Steve Albini. La nuova musica, invece, riprende i concetti sonori cari ai Pulp, ma rispetto al ricordo affezionato che possiamo avere di dischi come This Is Hardcore (1998) o We Love Life (2001), li porta ai giorni nostri con sintetizzatori aggiornati e una tecnologia generale ovviamente più moderna. Intendiamo dire che sì, probabilmente oggi i Pulp suonerebbero come in “House Music All Night Long” o “Must I Evolve?”. Tuttavia, come vedremo, troppe cose sono cambiate dai tempi in cui Cocker si esibiva al Glastonbury di fronte a decine di migliaia di persone, per una performance ancora oggi indimenticata.

Questa nuova è musica adult pop, in cui non sono le chitarre e ritmi disco-club tipici della band madre a farla da padroni, quanto un suono minimal wave fatto di loop di tastiere e synth, che a tratti sembra perfetto per un cocktail tropicália at the Armani Hotel, e che può ricordare i Peaking Lights, oltre alla matrice Talking Heads. È il brit pop che per la prima volta va verso l’età della senescenza, e i testi sardonici e disillusi di Jarvis non lasciano intendere niente di particolarmente eccitante all’orizzonte per noi che invecchiamo con lui: ”Touch the void. Fight the power, Save the whale … Save your breath, Save your soul. Embrace the darkness. And all that it entails” o ancora “Standing on the brink of extinction. Laughing all the way to the bank. Taking leave of earthly temptations. Yeah, right. This body’s a temporary home”.

Anzi, se ci si ripensa, già con Different Class (1995) i Pulp avevano detto tutto quello che avevano da dire con la prima formula, e quel disco iconico rappresentava il vertice più alto di un’intera stagione del rock britannico. Per cui già da This Is Hardcore si può parlare di fase adulta per Jarvis Cocker, di ricerca di un nuovo sé, per se stesso. Ma all’epoca aveva ancora un pubblico, come si diceva, e ora che torna con nuove canzoni, è probabilmente cosciente del fatto che in pochi dei suoi fan lo hanno atteso e ancora prendono in considerazione l’idea di acquistargli il nuovo LP. Un decennio intero senza farsi più sentire, se non come conduttore radiofonico o giornalista improvvisato, è davvero troppo. Così il rischio è che Beyond the Pale passi del tutto inosservato, mentre invece pone degli spunti interessanti che potrebbero rilanciare nuovamente la vita artistica di questo personaggio sempre ricco di idee e temi mai banali. Saranno solo sette canzoni, e neanche tutte pienamente riuscite, ma offrono molto spunti per ulteriore nuova musica, quella che dovrà accompagnare la terza età del brit pop.  

In definitiva Beyond the Pale è una piccola collezione di improvvisazioni in cui Jarvis Cocker sfrutta le sue riconosciute capacità narrative per battere di nuovo un colpo nel pop britannico. I fan dei Pulp, che sono cresciuti ed invecchiati con lui, dovrebbero portargli ancora rispetto, ma essendo stati abituati molto bene, difficilmente lo riterranno un capitolo irrinunciabile.

 

Sono un pubblicitario prestato al mondo del vino. Una notte ho sognato che vincevo al SuperEnalotto, e coi soldi vinti aprivo il miglior negozio di musica di sempre, dove si ascoltava e si vendeva solo la musica che dicevo io. Se qualcuno non era d’accordo, quella era la porta. Se fallivo, fallivo. Se facevo successo, chiamavo Mark Hollis a suonare in acustico e Oneohtrix Point Never a fare un DJ set.
Mentre attendo che ciò diventi realtà, ho aperto con un po’ di amici di lungo corso forumistico questo posto, dove mi rifugio tutti i giorni, non appena posso.

Una volta ho quasi sfiorato la mano di Michael Stipe. Ho l’autografo di Maynard James Keenan. E anche quello di Aaron Turner. Conosco Burial personalmente.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi