ITALIAN REPORT N.2-2017

Dopo un inizio anno assai scoppiettante, la seconda parte di questo 2017 nel complesso è stata forse un pelo sottotono per quanto riguarda la musica Made In Italy, non fosse altro perchè la quasi totalità dei nomi di “prima fascia” ha deciso di scoprire le proprie carte fin da subito. Qualche uscita interessante siamo però riusciti a scovarla anche in questi ultimi mesi, prima tra tutte il nuovo album degli Ufomammut, tra i pochi autentici alfieri della nostra scena hard & heavy, album di cui abbiamo già ampiamente trattato in un articolo pubblicato alcune settimane fa.

Senza indugiare oltre, ecco un pugno di nuove uscite e nostre pregresse dimenticanze:


Casa del Mirto – Monochrome
Sembrano passati secoli dai fortunati esordi di questo moniker, dietro il quale si cela il dj e produttore trentino Matteo Riccio. La calda chillwave degli esordi ha ormai lasciato definitivamente il passo ad una deep house formalmente impeccabile, ma che finisce con l’assomigliare troppo a quanto già ampiamente sentito nel corso degli ultimi anni. Niente altro che un disco di genere, nel complesso non brutto e che magari potrà far presa sugli amanti di queste sonorità, ma che non stupisce e non riesce a scaldare il cuore. 58/100



Colapesce – Infedele
Lorenzo Urciullo torna col terzo – attesissimo – album in studio, per realizzare il quale ha deciso di avvalersi della collaborazione di un altro fuoriclasse della nostra scena indipendente come Iacopo Incani (alias Iosonouncane), qui presente nelle vesti di consigliere / produttore. Senza dubbio il disco di Colapesce al tempo stesso più complesso e accessibile, a riprova dello stile unico di questo cantastorie di culto e della sua personale visione della musica pop. Tra i pochi in grado di passare con assoluta naturalezza dalle digressioni elettroniche free form dell’iniziale “Pantalica” – senza dubbio il brano nel quale l’influenza di Incani è più marcata – al perfetto motivetto radiofonico di “Ti Attraverso”. Prova ancora una volta superata a pieni voti. 75/100



Gazebo Penguins – Nebbia
Il disco della maturità del combo post-hardcore originario di Correggio, ormai sulla scena da più di dieci anni. Un lavoro caratterizzato da un suono più rotondo e ovattato, decisamente più rallentato e introspettivo rispetto ai predecessori, nel quale i Gazebo Pinguins abbandonano quasi del tutto le energiche sfuriate degli esordi e le tematiche tardo adolescenziali che le accompagnavano, in favore di atmosfere più rarefatte e suggestive, che strizzano l’occhio a band come gli Explosions in the Sky e i Mogwai, ed a testi più maturi, che raccontano i dubbi e le incertezze tipiche del passaggio all’età adulta. 68/100


 
Gazzelle – Superbattito
Il “solito” dischetto indie-pop italiano da parte dell’ennesimo artista romano emergente, del quale si sa molto poco e che si inserisce nella scia dei vari Calcutta e Niccolò Contessa (I Cani), tra i capifila di una scena, quella laziale, in questo periodo storico quanto mai viva e prolifica. Un lavoro che certo non stupirà l’ascoltatore più smaliziato e di cui magari tra qualche mese non si ricorderà più nessuno, ma che – nella sua banalità – si lascia ascoltare con estremo piacere. Merito di due-tre melodie a presa rapida, di ritornelli che uno si ritrova a canticchiare senza neanche rendersene conto e di un songwriting sempre fresco ed al passo coi tempi. Brani come “Non sei tu”, “Zucchero Filato” o “Meltinpot”, li ritroveremo in molte classifiche di fine anno, siamo pronti a scommetterci. 70/100



Godblesscomputers – Solchi
Per il bolognese Lorenzo Nadalin una nuova fatica in studio, la terza sulla lunga distanza, nel segno dell’eleganza e della sensualità. Un lavoro, pubblicato sotto l’egida di La Tempesta Dischi, che rappresenta a tutti gli effetti la degna prosecuzione del discorso iniziato nel 2015 con Plush and Safe, album che era stato in grado di raccogliere più di un consenso tra la critica specializzata e non solo. Musica electro pop sofisticata e dall’anima soul, estremamente suggestiva e d’atmosfera, capace di scaldare il cuore di qualsiasi ascoltatore, anche di quelli meno abituati a rapportarsi con un certo tipo di sound. 70/100


 
Indian Wells – Where the World Ends
Grazie a questo terzo album, pubblicato con l’etichetta losangelina Friends of Friends, il calabrese Pietro Iannuzzi riesce finalmente (e meritatamente) a varcare i confini italici ed a farsi conoscere dagli amanti della musica electro di tutto il mondo. Un lavoro che – tra divagazioni ambient e avvincenti cavalcate techno – rappresenta la summa di quanto fino ad oggi proposto da questo stimato producer, che pare destinato a trovare ampi consensi tra tutti gli estimatori di Nathan Fake e di certa downtempo calda e suggestiva, che non disdegna l’utilizzo dei vecchi synth analogici. 73/10



Johann Sebastian Punk -Phoney Music Entertainment
Massimiliano Raffa con questo nuovo lavoro si conferma personaggio assolutamente unico nel panorama indie italiano: acculturato, teatrale, volutamente eccessivo, questo artista di culto – da buon adepto di Sua Maestà David Bowie – sta riuscendo a cucirsi addosso un personaggio da trasandato e sboccato bohemiene, che senza dubbio non pare destinato a passare inosservato. Un disco fuori dal nostro tempo, dai toni scuri e assai complesso dal punto di vista degli arrangiamenti (l’armamentario musicale utilizzato è vastissimo), che trasuda new wave da ogni poro, quella dei mostri sacri del genere che tanto ci piace. 74/100



Sick Tamburo – Un giorno nuovo
Pubblicato la scorso mese di aprile, il quarto album di Gian Maria Accusani ed Elisabetta Imelio, già membri dei Prozac+, è esattamente come ci si poteva aspettare che fosse. Tenacemente uguali a loro stessi, i Sick Tamburo continuano infatti a far divertire i propri fans con quella stessa formula che negli anni ’90 li aveva fatti diventare un piccolo caso discografico e fatto guadagnare una certa notorietà anche tra il pubblico generalista: punk rock al tempo stesso melodico e abrasivo, una spruzzata di l’elettronica qua e là, testi che non disdegnano di affrontare temi importanti, seppur sempre con una certa leggerezza di fondo. 68/100



Sonic Jesus – Grace
Non esistessero band come Interpol, Editors o White Lies di un album come questo Grace, seconda fatica in studio degli italianissimi Sonic Jesus, pubblicata con l’etichetta londinese Fuzz Club Records, si parlerebbe sicuramente di più e non solo nel Belpaese. Purtroppo per la formazione capitanata dal polistrumentista Tiziano Veronese, però, i gruppi in parola sono in giro ormai da parecchi anni e il debito di questi ragazzi verso la loro musica appare fin troppo evidente. Sebbene il disco nel suo insieme funzioni egregiamente, regalando almeno un paio di spunti sopra la media, l’iniziale “I’m in Grace” e il singolo “No Way” su tutti, alla fine dell’ascolto di queste dieci tracce rimane nell’ascoltatore una fastidiosa sensazione di deja vu, che finisce per con l’inficiare, almeno in parte, il giudizio finale. 67/100

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