Godspeed You! Black Emperor – Luciferian Towers

Godspeed You! Black Emperor – Luciferian Towers

“We aimed for wrong notes that explode, a quiet muttering amplified heavenward”. Era già scritto, insomma, e per Efrim Menuck e compagni le parole, datane la paucità e ponderatezza, non sono a caso. Di note sbagliate nemmeno l’ombra, sia chiaro, ma la frattura tra l’umore di fondo del successore di Asunder, Sweet and Other Distress e i toni (al solito) militanti del suo manifesto programmatico è palpabile. Se è vero che, come per ognuno dei precedenti LP, i 44 minuti di circa di Luciferian Towers rappresentano un artistico atto di ribellione verso le abiezioni della globalità d’oggi, mai quanto stavolta la vena apocalittica era parsa sopraffatta da positività e speranza. Il tema in maggiore su cui si regge “Undoing a Luciferian Towers” e che riemerge poi in “Fam/Famine” è fra i più assertivi mai partoriti dal collettivo canadese presso il leggendario Hotel 2 Tango. Il range dinamico è ristretto: da un lato mancano i dilatati interludi drone, dall’altro le cavalcate marchio di fabbriche GYBE sembrano svuotate di vis destruens. Eppure, dapprima subdolo, via via più trascinante lo slancio che ci eleva ha la forza di sempre. Uguaglianza, annullamento dei confini, eterno silenzio per gli “expert fuckers” delle stanze dei bottoni… Partire da simili spinte motrici e sublimarle in estasi sonora è frutto di un’evoluzione e una maturità che, dopo anni, continuano a stupire. La gioiosa inesorabilità del finale di “Anthem for No State” ne è il possibile emblema. “This, this long-playing record, a thing we made in the midst of communal mess, raising dogs and children. eyes up and filled with dreadful joy”. L’unicità del connubio fra integrità e ricchezza nei Godspeed You! Black Emperor, invece non stupisce. Questo è il terzo albo in studio da quando, dopo dieci anni di iato, sono tornati assieme, e per quanto non possa avere né pretendere la valenza storica dei dischi del primo periodo, iniziato con F♯ A♯ ∞ nel 1997 e conclusosi con Yanqui U.X.O. nel novembre 2002, riesce ancora ad elevare il combo di Montréal ben al di sopra della media dei colleghi post rock, e a fungere da metro di paragone per chiunque si volesse cimentare con il genere. Anche se loro, i Godspeed, ormai vanno ben oltre l’essere una qualunque band di genere per un pubblico di genere…

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi