Documentari

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Decades
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Documentari

Post by Decades » 08 Nov 2015 19:32

Dato il diffondersi dei documentari negli ultimi anni, apriamoci un topic per segnalarne e discuterli.

Prendo subito spunto da Citizenfour che stavo guardando (e ho interrotto perché lacrimavo per gli sbadigli) per sollevare una questione che per me è importante. Non capisco dov'è che finisce la realtà e dov'è che inizia la costruzione. Faccio un esempio pratico per farmi capire: non mi è chiaro, guardando il prodotto finale, se quelle riprese di Snowden le abbiano fatte davvero sul momento o se invece abbiano ricostruito quelle scene, considerando la qualità delle riprese e che i toni dei discorsi non mi danno l'impressione di essere proprio spontanei. Dov'è il confine, quando si tratta di prodotti del genere? Non riuscire a individuarlo mi provoca noia e fastidio, e infatti ho dovuto interrompere la visione. Vorrei capire, insomma.

(per questo caso specifico sono partito da questa situazione: non ricordavo la sequenza degli eventi della vicenda e non ho cercato informazioni sul documentario)
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Messer Dino Compagni
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Re: Documentari

Post by Messer Dino Compagni » 10 Nov 2015 12:39

Citizenfour a me manca perché due anni fa ho revisionato una tesi su wikileaks e mi sono detto che non ne avrei più voluto sapere nulla. Quindi al quesito specifico non so rispondere.

Pur tuttavia, se ho ben capito la tua domanda, stai ponendo una questione etico-assiologica sul tipo di costruzione cinematografica che dovrebbe esserci dietro al racconto di una storia vera.
Temo che le regole cinematografiche vigano anche nella costruzione di documentari e ciò è perfettamente visibile a livello d'intreccio.
La mia scala di valori, tuttavia, mi aiuta nell'orientamento:

- Tratto da una storia vera: è un finzione a tutti gli effetti. Anche se la trama ha un fondamento in un racconto, esso può benissimo essere di folklore, non verificato. Le fonti non sono attendibili e i reperti storici del tutto assenti. E' un film.
- Docu-film: in genere è un documentario di genere artistico che ha come fine il raccontare una storia da un taglio particolare. Possono essere usati attori al posto dei veri protagonisti ed essere ricreata una forte verosimiglianza con la realtà. Altre volte vengono utilizzati i personaggi reali in una cornice artistica. A questo livello non tutto è verificato e alcune ricostruzioni nell'intreccio sono supposizioni o accomodamenti. Ossia alcuni elementi non oggettivi penetrano nella cornice artistico-attoriale.
- Documentario: dovrebbe mantenere una assoluta aderenza con il reale sia a livello di contenuto che di cronologia. Spesso, tuttavia, è costruito per allentare la pesantezza o per esprimere una opinione di parte. Che un documentario sia schierato o fazioso non preclude che possa raccontare bene i fatti. Che però mescoli piacimento gli eventi per intrattenere è inaccettabile se vuole istruire.

E' chiaro che un documentario non può e non deve creare la sospensione dell'incredulità come un film e quindi sarà più noioso e twist o cliffhanger dovranno essere gestiti con attenzione. Non si può compromettere la verosimiglianza a favore della spettacolarizzazione. Informare e interessare dovrebbero essere ingredienti sapientemente mixati.
Una divisione, per quanto poco rigida come questa, è utile come orientamento alle fonti; ma non è facile capire quale sia il reale ambito di un progetto documentaristico e di quale approccio sia utilizzato per restituire il quadro finale.

Un primo esempio lampante è Game Change di Jay Roach, prodotto da HBO. Il film racconta ascesa e declino politico di Sarah Palin, governatore dell'Alaska durante la campagna McCain-Obama. Il libro da cui è liberamente tratta la storia è scritto da due giornalisti ma il film s'insinua in alcuni dettagli molto intimi e privati della Palin che sono difficilmente verificabili attraverso le fonti. Questo è un caso ibrido più riverso sul lato cinematografico.

Un altro esempio è il recente The Wolfpack di Crystal Moselle che racconta la storia dei 6 fratelli Angulo, reclusi da un padre un po' sociopatico e new age nel loro appartamento newyorchese. La Moselle racconta la storia della loro liberazione dalle catene genitoriali e di come questi giovani si siano mantenuti sani di mentre guardando e riproducendo film nel loro appartamento. Il taglio è decisamente art, ma il contenuto non è quasi mai stato alterato (la voce narrante è sempre dei protagonisti reali).

Altri due esempi ancora più eclatanti sono le produzioni danesi The Act of Killing\The Look of Silence sui massacri in Indonesia. Il quadro di riferimento è totalmente fasullo anche per i protagonisti (reali) della vicenda. La finzione cinematografica viene usata per scandagliare un certo tipo di realtà che senza questo cavallo di troia non si farebbe intervistare. Il risultato è visivamente bellissimo e Oppenheimer ha fatto un lavoro strepitoso e intelligente. Ma a livello di risultati? E' un film, un art-docu, un documentario o cosa?

Secondo me potere e consumo di documentari apre scenari molto interessanti per il futuro. Senza stravolgere il senso della storia e delle storie si può benissimo appassionare e divertire. Si può anche sapientemente giocare sui toni senza mantenere lo standard "super quark" con piatta voce narrante fuori campo.

Altre due interessanti segnalazioni: Dear Zachary - A letter to a son about his father (scioccante) e The Imposter (riscioccante).
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Re: Documentari

Post by Pilgrim » 11 Nov 2015 12:03

Io mi sono avvicinato al mondo grazie a Werner Herzog, che mi fulminò anni fa dopo la visione di Fitzcarraldo e Aguirre furore di dio.

ho scoperto da lì l'Herzog documentarista, in My best friend, dove si parla diffusamente dell'amicizia folle dello stesso Herzog con Klaus Kinski (che momenti si ammazzano), estrapolando molti aneddoti dal girato dei due film sopra citati. Semplicemente geniale.

Grande parte della produzione Herzog è fatta di documentari, e alcuni degli ultimi (per i primi devo ancora recuperare) sono capolavori totali a mio avviso. White Diamonds, Grizzly Man, Cave of Forgotten realms, per esempio.
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Re: Documentari

Post by AFX » 13 Jun 2016 06:05

dicevo...

Metto qui
cercate Born in USSR
https://en.wikipedia.org/wiki/Born_in_the_USSR:_21_Up
è una serie-documentario della BBC ambientato in Unione Sovietica prima, Russia poi. Gli stessi bambini vengono intervistati a 7 anni, a 14, a 21, a 28... una puntata ogni 7 anni. Stessi protagonisti.
bellissimo.

esiste anche per altri paesi, si trova su YouTube facilmente.
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Re: Documentari

Post by Messer Dino Compagni » 02 Jul 2016 16:06

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Sto vedendo una serie di documentari arretrati uno più bello dell'altro. Recuperate questo del 2010. Arranca in certi punti dove tende a ripetersi ma è una meraviglia per gli occhi e per il cuore. La storia delle donne di Atacama mette i BRIVIDI.
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Re: Documentari

Post by Messer Dino Compagni » 28 Dec 2016 17:14

Più vero del vero: come il documentario sta plasmando la nostra visione del mondo.

Sin da quando Piero Angela catechizzava noi ragazzini sul mondo della natura e i documentari erano una prerogativa (costosa) didattica e di nicchia, qualcosa è cambiato. Forse l'era dei social, la possibilità di utilizzo di nuovi supporti, il realitysmo del nuovo millennio, ha portato George Orwell ad essere un profeta attendibile?
Con probabilità di smentita la prima forma di congiunzione artificiale tra cinema e documentario è avvenuta a livello mainstream con il film del 1999 The Blair Witch Project. E' vero che TBWP ha avuto antesignani illustri, ma è solo ora, con la qualità video di un semplice telefono androide, che le sfere del reale e del virtuale si possono fondere in una prospettiva univoca. Il mockumentary ora è un genere cinematografico riconosciuto e stilizzato. Per quanti ne fossero all'oscuro esiste dal 2008 persino un neologismo italiano: falsumentario. Il rovescio della medaglia, ovviamente, è che la possibilità di registrare in presa diretta un furto, un attentato o un terremoto sottrae il reale alla realtà e tutto scivola nella diffidenza e nel complotto (si pensi alle ipotesi dietro agli attentati dell'undici settembre). Il mondo della paranoia pynchiana sta raggiungendo il proprio apogeo quando eravamo certi di non poter più essere ingannati (un estremo filosofico potrebbe essere Peter Sloterdijk: "Critica della ragion cinica"; oppure gran parte della produzione di Slavoj Zizek). Che la campagna presidenziale di Trump e Clinton sia stata fomentata anche dalle false notizie apparse sulla rete induce a ragionare su quanto il sovraccarico di dati non abbia più alcun filtro di verità. Non è raro che nemmeno i media d'informazione più scafati siano al riparo dall'ambiguità delle fonti e il lavoro del giornalista si avvicina al terreno che una volta era prerogativa di geologi e archeologi, senza che ne abbiano le competenze, impaludati come sono in posizioni da avanspettacolo e clickbaiting. La conseguenza è che la progressione di informazione istantanea è unidirezionale e non ammette smentita; se persino il mondo della fisica dubita sulla veridicità del causa-effetto (che rimane un concetto logico e astratto ma non reale), l'unico ambito in cui questo assioma non è in revoca di dubbio è quello del fatto. Il fatto appare ancora lapalissianamente autentico, ma a differenza che nel rigoroso approccio scientifico se la causa è revocata, l'effetto non lo è altrettanto: i danni provocati da una notizia adulterata avranno sempre una ripercussione fuori controllo. Ciò induce a pensare che il giornalismo sia l'ultima forma di umanismo privo di critica in nome di un ideale universale ormai alle corde -quello della libertà d'informazione e di stampa- che hegelianamente dissolve se stesso, come ogni idealismo. L'ideale, al pari della legge, deve adattarsi al tempo, pena il diventare obsoleto e cadere in disuso senza pari sostituzione. Sicché alla libertà di stampa e d'informazione, sostituirei una meno elastica e aleatoria libertà di aderenza oggettiva al dato, declinato secondo più prospettive ammissibili. Per certi versi in epoca di scientismo imperante, il fatto è l'ultima frontiera ammessa di fallacia senza adeguato contraddittorio.

Se il cinema ha tentato questa connessione con il reale, un po' per gioco contenutistico un po' per marketing, è anche vero il contrario, ossia la spinta del reale verso forme artistiche e d'intrattenimento. All'alba del nuovo millennio accanto all'ordinaria programmazione televisiva, il reality si è imposto come genere a se' captando la sensibilità e la morbosità dello spettatore. "Il Grande Fratello" ha persino colto alla sprovvista lo studioso di sociologia così solitamente attento a precorrere le tendenze, divenendo ben presto una colonna portante del palinsesto. Una nuova ricezione -neo-neokantiana?- del potere del giudizio attraverso il medium televisivo ha spodestato il vecchio adagio di Wittgenstein: - Su ciò di cui non si può parlare sarebbe meglio tacere -. Ma il problema di porre l'uomo-medio in un contesto di controllo benthamiano non tiene conto che è sempre il medium che seleziona il contenuto ed è ancora il medium a detenere un forte condizionamento per chiunque si trovi sotto sorveglianza, trasformando ben presto il reality in una nuova forma teatrale: sì, come la politica. Se mostrare la mediocrità in un contesto di pseudo-normalità sfocia nella noia, ecco che proporre l'eccezionalità e il talento prolunga indefinitamente le possibilità del reality. Questo capitolo è riassunto in modo efficace dal lavoro del 2009 di Erik Gandini: Videocracy. Sebbene l'interesse di Gandini sia più tendente ad una denuncia della società dello Spettacolo, il suo documentario cattura di traverso l'affabulazione del desiderio indotto dal realitysmo.

E' proprio a questo punto che alcune delle nuove entità documentaristiche muovono i propri passi: la realtà come eccezione e l'eccezione come realtà.
La stessa parola "documentario", contiene nell'etimo un'aderenza ai fatti documentabili che li rende, eo ipso, un aggiornamento del reale, affiancando e, spesso, sostituendo la saggistica. Da questo punto di vista il loro potere immanente diventa deflagrante e, una volta scelto il soggetto, l'opera documentaristica può sciacquarsi alla fonte del proprio medium: la forma cinematografica. Da ciò si evince che le regole che rendevano un documentario tale (per esempio lo scorrere continuo delle immagini o il voice over) possono ora essere trasgredite per una migliore e più artistica selezione della diegesi narrativa. Se una volta il genere poteva essere catalogato per argomento, ora questa distinzione non basta più. La sinossi non ha la stessa importanza che nel cinema (anzi, meno la si conosce e più la visione ne guadagna), ma la suddivisione in sottogeneri che voglio proporre è egualmente legata allo stile e al contenuto. Com'è ovvio formule più tradizionali di documentario affiancano quelle più avangarde e, spesso, un approccio più asciutto permette al contenuto di raggiungere in modo più autentico, oggettivo ed efficace lo spettatore. In altri casi le possibilità offerte dalle nuove tecnologie permettono di esplorare ambiti sinora inesplorabili anche se il contenuto non è pregnante.

Ecco una breve lista (che ognuno di voi potrà aggiornare), con alcune opere a loro modo influenti e che tratteggiano l'universo espansivo del genere documentaristico. La mia non è una pretesa di completezza ma più una tendenza alla giustapposizione espressivista.

- Politica\biografia: Weiner e Game Change
Due esempi eclatanti di come si possa trattare un soggetto politico attraverso approcci completamente differenti è offerto da questi due lungometraggi.
Anthony Weiner è un democratico ex rappresentante della camera dei deputati in America. Il documentario, voluto dallo stesso Weiner, è un tentativo di riabilitarsi agli occhi dell'opinione pubblica dopo lo scandalo di sexting che lo ha coinvolto. Ma non tutte le cose vanno per il verso voluto.

https://www.youtube.com/watch?v=LCoI3DdstZw

In questo caso la telecamera segue la vita del deputato anche in alcuni momenti privati. Taglio e montaggio sono ovviamente scelti dal regista, ma non c'è alcun processo di acting. E' tutto realistico. C'è un unico momento in cui la domanda del cameraman\regista rompe il realismo dell'approccio, sfondando la barriera di genere.

Game Change invece ricostruisce parte della campagna politica di Sarah Palin, governatrice dell'Alaska, dopo essere stata scelta come vice per le presidenziali che vedranno sfidarsi il repubblicano McCain e il democratico Obama. In rete è inserito nelle categorie "film per la tv" in quanto viene utilizzato un cast di attori professionisti e una sceneggiatura. Ma la ricostruzione è così accurata e la prova attoriale così mimetica che è difficile pensare ad una drammatizzazione, quanto invece ad una monumentale opera di documentazione. In più una campagna presidenziale è, di per se', una falsità retorica, di conseguenza c'è più verità in questo che nelle parate oceaniche di quell'ormai lontano 2008.

https://www.youtube.com/watch?v=QOa98P_Mv68

Qui una conversazione sul film-docu da parte del regista Jay Roach che è un professionista di Hollywood ma che si è affidato a un libro-confessione per preparare questo piccolo capolavoro di biopic politica

https://vimeo.com/10191431

- Storia\denuncia sociale\ricostruzione documentale: The Act of Killing e Nostalgia for the Light
The Act of Killing è un ibrido a suo modo irripetibile (sebbene la formula sia stata ripetuta con la successiva opera di Joshua Oppenheimer The Look of Silence). E' la ricostruzione dei massacri compiuti dai paramilitari indonesiani verso ogni forma di opposizione alla dittatura militare. Gli attori sono gli stessi assassini, oggi benestanti civili, che si propongono (un po' con l'inganno) di ricostruire quanto è accaduto interpretando loro stessi e le vittime secondo lo stile cinematografico preferito (western, musical, gangster). C'è storia, c'è cinema, c'è improvvisazione e teatro dietro questo documentario. Niente voice over, solo la parola alle immagini. Rivoluzionario nel modo di riproporre il male e lontanissimo dalla retorica dell'olocausto.

https://www.youtube.com/watch?v=6GiqYLrJBG0

Di tutt'altro approccio è la produzione di Nostalgia for the Light. Anche qui il tema storico lambisce le terribili vicende patite dai desaparecidos nel Cile di Pinochet, ma ciò che colpisce è la duplicità d'approccio. Da un lato il lavoro archivistico e storico prende come soggetto le così chiamate "rose di Atacama", ovvero le parenti delle vittime politiche che ancora cercano i resti dei loro cari scavando tra le dune. Dall'altro lato la speranza per il futuro rappresentata dagli osservatori astronomici che spuntano come funghi sullo stesso deserto, sfruttando il poco inquinamento luminoso e l'apertura dello spazio. Uno sguardo al passato e uno al futuro dunque in questo lavoro molto più tradizionalista come realizzazione, ma che come contenuto offre una prospettiva nuova sulle possibilità del docu-film.

https://www.youtube.com/watch?v=j6VDlxFYmKg

- Crimine\storie d'ordinaria follia: The Imposter e Dear Zachary: Letter to a son about his Father.
Il modo in cui The Imposter è costruito è un piccolo capolavoro. Pur trattandosi di un documentario con tanto di ricostruzioni attoriali, possiede sia il potere persuasivo della storia vera che la forma del giallo d'autore. E' una scelta precisa del regista per condurci al twist finale impreparati. L'utilizzo del primo piano del "cattivo", il modo in cui spudoratamente parteggia per le altri parti in gioco, asservono allo scopo di scioccare lo spettatore. Recuperatelo e poi guardatevi questa breve analisi. Attenzione spoiler: non guardate il video prima di aver visto il documentario.

https://www.youtube.com/watch?v=Y0TnU80idDA

Lo shock, invece, è già insito in Dear Zachary. Sebbene l'incedere della ricostruzione segua l'andamento cronologico degli eventi, questo giallo non ha nessun bisogno di essere amplificato. Ecco che dalla viva voce dei protagonisti, al pari del precedente ma senza necessità di ricostruzioni, si scende a poco a poco in questo incubo della suburbia americana. E vista la drammaticità degli eventi, la chiave di volta catartica è lasciata al finale, con queste due splendide persone che aiutano lo spettatore a riprendersi da quanto hanno sperimentato. E se ce l'hanno fatta loro...

https://www.youtube.com/watch?v=dZXatzQ1kzg

- Crime\docu series: Making a Murderer e The Jinx
Un vantaggio particolare che le serie tv hanno sul cinema è la possibilità di prendersi il tempo necessario per raccontare una storia. Lo stesso vale per un documentario-serie qualora la portata della storia lo permetta. Questi due esempi, per la verità piuttosto simili come approccio, hanno il veleno nella coda. Se per The Jinx il finale rappresenta un incredibile, paralizzante e fortunato twist, la sensazione d'impotenza che offre Making a Murderer, sconfina oltre il giallo per installarsi laddove paranoia e complottismo hanno origine. In Making the Murderer l'approccio seriale è dunque diegetico all'intera narrazione, mentre per The Jinx si tratta di un espediente per scaldare un po' il brodo in vista della pietanza principale, poco prima dei titoli di coda.

Geo-antropologia\art image: The Salt of the Earth e Leviathan.
Il sale della terra è un documentario ad ampio respiro che attraverso l'immagine -non a caso parla dell'opera del fotografo Sebastiao Salgado- conduce lo spettatore in un esaltante viaggio intorno al globo. Per certi versi erede e debitore dell'esperienza National Geographic e per altri work-biopic, questo pellegrinaggio mostra come tutto il mondo sia ripartizione tra luce e ombra.

https://www.youtube.com/watch?v=OivMlWXtWpY

Leviathan, invece, è un lavoro molto più intimista. Se ad alcuni il soggetto potrebbe non sembrare così interessante (parla di pescatori al largo delle coste del Massachussetts), la strategia utilizzata nella ripresa mostra come, grazie ai nuovi supporti audiovisivi, si possa creare un'opera d'arte impressionista su di un argomento così scarno. E anche di come attraverso la manipolazione dell'immagine si possa attivare un cosciente processo di rielaborazione nello spettatore. Interessante se non soffrite di mal di mare.

https://www.youtube.com/watch?v=vntC7OPDHs8

- Società\diseguaglianze sociali: 13th e The Wolfpack
Due documentari che più distanti non potrebbero essere eppure entrambi accomunati da un comune desiderio di descrivere una realtà di reclusione e diseguaglianza. 13th si occupa delle condizioni nelle carceri americane, con un focus particolare sul problema razziale e sulle strategie socio-politiche della mass incarceration: pensateci bene quando vi riferite agli U.S.A. come un paese evoluto.
The Wolfpack è l'incredibile storia di sei fratelli, costretti dal padre a rimanere segregati in un appartamento del Lower East side a Manhattan, e del loro anelito di libertà e di volontà di normalità.

https://www.youtube.com/watch?v=V66F3WU2CKk

https://www.youtube.com/watch?v=rDbqcMfUdlI

Due elementi hanno spinto la naturale evoluzione del documentario classico verso una forma che oltre alla didattica intrattenesse. Il primo fattore è la conseguenza della società del complotto rimasta orfana dalle macerie della fine della guerra fredda. Il secondo è il crescente interesse per una fetta sempre più importante del pubblico per le dinamiche ecologiche. Uno dei sottogeneri più sfruttato e sdoganato dalla metodologia d'inchiesta diretta di autori quali Michael Moore, è quello che concerne l'interesse per il destino del nostro pianeta. Di simile natura è l'attenzione riservata alla sfera della salute umana, che sia riguardante processi all'inquinamento dell'escosfera, che individuino nell'uomo stesso il nemico pubblico numero uno o che pertengano alla perdita della privacy e una più generale spersonalizzazione dell'individuo attraverso per i pericoli derivanti dalla tecnologia. Ecco una lista di titoli esemplificativi:

- That sugar movie: o di come l'industria dello zucchero entri nelle nostre case rendendoci dipendenti senza che ce ne accorgiamo.
- Super size me: stessa dinamica del precedente ma con come oggetto di studio i grassi contenuti nel junk food.
- Una scomoda verità: Al Gore ci guida alla scoperta dei cambiamenti climatici dovuti all'inquinamento.
- Racing Extinction: la lenta scomparsa di moltissime forme animali terrestri e sottomarine segnala l'allarme generale anche per la razza umana.
- The internet's own boy - La storia di Aaron Schwartz: il suicidio di uno dei più promettenti geni della programmazione informatica rimasto impigliato nella rete della giustizia americana.
- Citizen Four: la vera storia di Edward Snowden e dello spionaggio da lui denunciato da parte della N.S.A.

E per i più coraggiosi anche un paio di interessanti approfondimenti che siano essi filosofici, economici o politici:

- A perverse guide to cinema: il filosofo Slavoj Zizek ci accompagna
- Requiem for the american dream: Noam Chomsky ci racconta del tramonto dell'Impero economico americano e dell'arrivo dei nuovi barbari.
- Best of enemies: Gore Vidal vs William Buckley come fosse un incontro di boxe.

...e poi c'è Werner Herzog.
Last edited by Messer Dino Compagni on 04 Jan 2017 20:00, edited 5 times in total.
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Post by AFX » 28 Dec 2016 20:20

ok quando mi dici che è pronto, con titolo e tutto... si pubblica
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Re: Documentari

Post by AFX » 04 Jan 2017 15:08

dammi un titolo Messere...
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Re: Documentari

Post by AFX » 04 Jan 2017 22:00

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Re: Documentari

Post by Decades » 07 Mar 2017 10:18

La serie Cosmos, su Netflix, è molto carina e può aiutare a introdurre certi argomenti scientifici a chi non ne sa. Dalle supernove alle molecole su cui si basa la vita, spiegata semplice. Divulgativa e intrattiene. Per qualcosa in più ci vogliono libri e corsi di laurea.
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