I Libri sul comodino

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Messer Dino Compagni
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Re: I Libri sul comodino

Post by Messer Dino Compagni » 20 Feb 2019 17:38

Faccio una breve premessa per evitare di venire frainteso. Anche perché da quel che scrivi la pensiamo, su per giù, allo stesso modo.

I) C'è una parte filosofico-gnoseologica nel mio intervento che si rifà alla diatriba così come riportata dalle parole di Socrate scritte da Platone contro i sofisti. Mi sto riferendo alla famosa dottrina sofistica delle doxai-opinioni. Il concetto è piuttosto sottile perché non è semplicisticamente la riduzione del pensiero relativistico (che può diventare anche dominante: vedi alla voce Cristianesimo) ed individuale di contro alla vera conoscenza. Ad oggi questo problema fondamentale del pensiero tra la verità dell'oggetto e la presunzione di verità nella percezione del soggetto nemmeno si pone. Il sistema DCTC (democratico-capitalistico-tecnologico-consumistico) è il trionfo del sofismo sul platonismo come storia stessa del pensiero scientifico nelle sue varie declinazioni. Infatti il relativismo di pensiero sofista, persino nelle sue provocazioni (è meglio una falsità ben detta che una cruda verità), sottende alla ricerca della conoscenza (episteme) che si cela dietro le varie opinioni. La settorializzazione delle scienze è un perfetto esempio di sofismo applicato. Nel mio intervento sottolineo questo aspetto: che l'omologazione della minoranza non coglie più l'inessenzialità delle pretese della maggioranza, ma che usa gli stessi argomenti (opinioni) di maggioranza perché l'unico scopo della politica, ora, è raccogliere voti. La ricerca dell'episteme può attendere. La statistica è l'alleato fondamentale di questo tipo di retorica.

II) E qui entra in gioco il secondo aspetto, quello più propriamente storico. Tralascio i fondamenti dei cicli storici generali e mi calo nella nostra realtà. La discesa in campo di Berlusconi e il conseguente coagularsi di un alter ego moderato a sinistra (Ulivo prima, PD poi), ha avuto come primo effetto quello di polarizzare (omologare) il pensiero di due grossi nuclei, a modello anglosassone. Il tentativo nemmeno troppo velato fu quello di minimizzare il dissenso e creare un fronte popolare piuttosto omogeneo. Questo progetto liberale è fallito per l'inconsistenza e l'incompetenza di quella classe politica ma avuto la conseguenza fondamentale di creare tutta una generazione (dai nostri genitori a noi e continuando verso i millennials) perfettamente inquadrata in due pensieri dominanti: sinistra\destra; repubblicano\democratico; proletario\borghese. Sono finte opposizioni con finti conflitti e l'esemplificazione perfetta è il teatrino politico quotidiano. L'omologazione della minoranza ha le stesse caratteristiche di quelle della maggioranza usando argomenti opposti, ma non basi logiche, etiche e semantiche che se ne differenzino. Così il populismo e la demagogia vanno a nozze, vince Maria De Filippi.

Ora vengo all'elenco delle varie argomentazioni di minoranza (non avevano alcuna pretesa di completezza) sulla scorta delle tue osservazioni:
in principio sarebbe una questione di etica "universale". Vuoi salvaguardare il pianeta e lasciare un mondo migliore agli altri. Sei anche libero di sfruttare al massimo le risorse disponbili (anche per cause "buone" e solidali eh) e fregartene del futuro.
Schierarsi su questo tema è difficile. Chi lo fà è perchè è innamorato di una ideologia. Non nasce neppure come un tema di "sinistra" ; i primi a capire l'importanza di un ecosistema in salute sono stati i biologi/naturalisti di qualche secolo fa che in teoria erano neutri. Poi certe fazioni lo hanno preso a cuore ed altre la vedono come un ostacolo al profitto.
A me capita a volte di prendere decisioni in linea "green/animalista" (raccolta differenziata es.) , a volte invece penso al pianeta che si è rigenerato da solo durante i miliardi di anni nonostante glaciazioni e meteoriti e mi vien da sorridere vedendo gente che si ammazza per queste questioni.
Secondo me se c'è interesse per inquinamento, animalismo etc.. è perchè la gente ha paura che gli effetti si possano sentire nei prossimi decenni (riscalamento, inondazioni, ecosistemi squlibrati etc...). Quindi lo si fà per puro egoismo di specie....
La neutralità di biologi, naturalisti, etc. dovrebbe arrestarsi alla descrizione di un ecosistema "in salute" o al massimo "alle migliori condizioni disponibili". Nel momento in cui subentra una divulgazione con messaggio etico ne andrebbero spiegate le motivazioni e queste non possono essere ridotte a sensibilizzazione empatica rispetto all'ecosistema, perché il sistema DCTC nel suo black core ragiona per profitto e quantità che si crea anche generando questa paura eco-esiziale. Non che tutto si esaurisca lì, ci sono anche le "buone cause" -come sottolinei-, che però utilizzano fondi e tecnologia spesso per rattoppare le falle invece di puntare a raggiungere efficienza energetico-produttiva. E anche se le buone cause prendessero il sopravvento, questo sforzo economico e di mezzi servirebbe soltanto a ripristinare condizioni pre-antropocentriche che non sono realistiche. Se 20 milioni di persone decidono di vivere nell'area metropolitana di Pechino o New York significa che non hanno la mia stessa esigenza che vedo montagne dalla finestra. Ecco perché l'ideologia green\non green è fittizia e l'omologato di minoranza sarà più green che non, ma senza capirne il motivo. Al di sotto dell'ideologia però, esiste sempre una opposizione verisimile tra chi predilige avere la natura attorno e chi vivrebbe tranquillamente in un futuro distopico. Il problema è il surriscaldamento globale - o come lo vogliamo chiamare - non lascia spazio al dibattito o alla scelta. E quindi è il momento di passare a una paura più cogente, unica e che ha direttamente a che fare con la nostra sopravvivenza. Sarebbe il momento giusto affinché la politica legiferasse in modo intransigente ma nessuna svolta green. La svolta green presuppone un impianto di profitto economico di riferimento che farebbe ancora più danni dell'attuale situazione. La svolta deve'essere di buon senso radicale. Concludo dicendoti che se è verisimile che i biologi e i naturalisti furono i primi ad accorgersi dei danni dell'inquinamento sull'ecosistema, sono state le ricerche interne finanziate dalle multinazionali a dare i risultati più d'impatto a livello globale. Cioè hanno usato la scienza e la statistica a scopo di lucro. Ex: industria del tabacco, del farmaco, etc. Sull'egoismo di specie: a) Siccome siamo per lo più ignari delle reali conseguenze di ogni nostro gesto, siamo certi che questa paura per la salvaguardia del pianeta non sia in realtà un segnale del declino della nostra specie? Bene o male stiamo imperando da un lasso di tempo non così lungo rispetto alla vita del pianeta. b) Se una delle caratteristiche del Sap-Sap è quella di piegare alcune leggi naturali a proprio vantaggio, ciò ci pone dentro o fuori dallo stato di natura? I brodi primordiali non sono forse polveri sottili tali da impedire la vita organica? Il bravo biologo di cui sopra ci direbbe che un ecosistema non rimane mai inalterato. Secondo me c'è stato un passaggio fondamentale all'inizio del Novecento: da una specie grossomodo operaia e tutto sommato poco numerosa siamo passati a specie parassitaria. Non che il pianeta non possa sopportare 8 miliardi di umani, tutt'altro, ma non a queste condizioni economico-produttive. A tal proposito rimando a una interessante lettura: https://www.nytimes.com/2019/02/16/opin ... rming.html
si possono riconoscere due chiare fazioni qui, non pensi? Quella più di stampo cattolico/umanitario e quella più conservatrice. Entrambi fanno uso di assolutismi qua quando invece la questione è molto complessa. Difficilmente un tema e una discussione che esalta la logica.
Le decisioni vengono prese in base al background culturale di una nazione, alla storia, alle necessità economiche. L'Ungheria la vede in un certo modo sull'immigrazione ed è pure ai confini. La Svezia deve popolarsi perchè non figliano ma neppure lei riesce ad evitare ghettizzazioni (Malmö ormai è islamizzata). L'Italia deve accontentare un pò tutti: il papa,l'europa etc..
La carta dei diritti umani è conquista ormai datata ma non così datata da essere dimenticata. Andando ancor più indietro la bolla papale in cui si sostiene l'assoluta "umanità" degli indigeni è di fine '500. Per quanto il suo valore sia puramente simbolico. Il fenomeno di migrazione esiste da che eravamo cacciatori&raccoglitori. Il nazionalismo, figlio dell'esito storico degli Stati Nazione, è -ma qui è parere personale- una grossa allucinazione, o meglio mistificazione, collettiva. Lo scambio tecnologico-culturale è tratto distintivo ineliminabile dell'esperienza umana sulla Terra. L'Italianità è come la statistica, un indicatore di tendenza, non un impermeabile stato di natura: un po' come la struttura genica ha una linea guida che però può essere modificata. Chi è emigrato ve lo potrebbe confermare: nature & nurture sono stereoscopiche e osmotiche. Il concetto socio-antropologico di frontiera dimostra che avvicinandoci ai confini geografici questo sterile pseudo-concetto dell'essere Italiano è più sfumato e si lega a una rete socio-economica che valica i confini quotidianamente. Essere Italiano dovrebbe avere un'unica conseguenza: avere cura di casa propria. Ma questo vale per chiunque in qualunque luogo e per chiunque si trovi in qualunque luogo, anche quando non sia a casa propria. Quindi Essere Italiano è avere cura. Ergo Essere Italiano è tautologico a Essere Umano. Heidegger sarebbe d'accordo con questo umano curatore nella sua essenza fondamentale, molto mammifera come caratteristica. Tutto il resto sono distinzioni fittizie, legali, burocratiche e ci sono leggi più o meno adeguate per farle rispettare. Ma l'aspetto legale non distolga dal reale contenuto dell'argomentazione. Senza contare che non ho nemmeno menzionato il carattere dei flussi migratori che sono oggetto di studio scientifico.
questo è un tema che era partito benissimo agli inizi del '900 e che ha portato diritti a mezza popolazione mondiale circa. Poi però, ultimamente, la ricerca dell'"equilibrio forzato" tra sessi a portato a una situazione paradossale. Spesso si ignorano le differenze fisiche/biologiche delle persone in certe discussioni oppure si gioca la carta del vittimismo. Sul Guardian ad esempio ci sta una che scrive di femminismo da anni e si piglia parolacce anche da un pubblico di sinistra perchè secondo lei ogni condizione economica,tendenza lavorativa e inclinazioni femminili sono da ricondurre allo stato di subordinazione nei confronti del maschio.
Qui ammetto una certa subalternità del mio pensiero a letture piuttosto sporadiche e un disinteresse personale sull'argomento. Sui paradossi di una società con tendenze sempre più liberalistiche che propone una morale sempre più stringente manco mi dilungo. Vorrei tuttavia sottolineare come in quest'ambito, che rispetto agli altri due è meno evoluto e più soggetto a opinioni relativistiche e al sentir comune, la confusione tra i vari piani argomentativi e le isterie pasionarie si consumino. Quando un argomento è suscettibile di troppe risposte emotive è più lontano dall'obiettività (non dalla verità, quella è equidistante). Ci viene un po' in aiuto la storia politica ed economica dell'uomo: sino al raggiungimento di una certa agiatezza tecnologica e lo stato di natura era determinato più dalle guerre e i golpe che sulla successione democratica, non c'era da biasimare una predominanza della forza maschile. Allo stesso tempo, fossi donna, non minimizzerei il proprio ruolo (siamo tutti d'accordo subalterno a livello pubblico) nella storia umana, se siamo ancora qui a raccontarcela. Piuttosto è preoccupante la tendenza a fare meno figli laddove il welfare state e l'impatto tecnologico sono più alti (hai citato la Svezia ma anche il Giappone ha una curva demografica paradigmatica). Alle condizioni attuali non ci sono più motivi per cui le donne non possano fare le stesse cose degli uomini in quasi tutti gli ambiti. Ed è qui che subentra l'ambito più psicologico dell'essenza femminile trapiantata di peso in un mondo costruito dai maschi. La sensibilità femminile tende a radicalizzarsi in un mondo iper-competitivo e a restituire una confusione dei ruoli sociali ed affettivi che potrebbe aver come reazione fenomenica più evidente il mondo transgender.
Allo stesso tempo questa spaccatura e rovesciamento dei ruoli ha un riflesso sulla sensibilità e sull'immaginario più popolare. Ed ecco apparire all'orizzonte segnali che sono soltanto indicatori e non punti d'arrivo del disagio attuale: aumento dei divorzi; aumento delle depressione e dei disturbi emotivo-cognitivi; spersonalizzazione e massificazione; assenza di dibattito, pensiero (auto)critico e confronto; perversioni e dipendenze; etc. Come nella coppia così nella società la miglior soluzione sarebbe un tentativo stereoscopico di fondere le due essenze invece che imporle come personalismi individuali o ideologici.
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WCephei
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Re: I Libri sul comodino

Post by WCephei » 21 Feb 2019 10:45

Messer Dino Compagni wrote:
20 Feb 2019 17:38
Ci viene un po' in aiuto la storia politica ed economica dell'uomo: sino al raggiungimento di una certa agiatezza tecnologica e lo stato di natura era determinato più dalle guerre e i golpe che sulla successione democratica, non c'era da biasimare una predominanza della forza maschile. Allo stesso tempo, fossi donna, non minimizzerei il proprio ruolo (siamo tutti d'accordo subalterno a livello pubblico) nella storia umana, se siamo ancora qui a raccontarcela. Piuttosto è preoccupante la tendenza a fare meno figli laddove il welfare state e l'impatto tecnologico sono più alti (hai citato la Svezia ma anche il Giappone ha una curva demografica paradigmatica). Alle condizioni attuali non ci sono più motivi per cui le donne non possano fare le stesse cose degli uomini in quasi tutti gli ambiti. Ed è qui che subentra l'ambito più psicologico dell'essenza femminile trapiantata di peso in un mondo costruito dai maschi. La sensibilità femminile tende a radicalizzarsi in un mondo iper-competitivo e a restituire una confusione dei ruoli sociali ed affettivi che potrebbe aver come reazione fenomenica più evidente il mondo transgender.
Allo stesso tempo questa spaccatura e rovesciamento dei ruoli ha un riflesso sulla sensibilità e sull'immaginario più popolare. Ed ecco apparire all'orizzonte segnali che sono soltanto indicatori e non punti d'arrivo del disagio attuale: aumento dei divorzi; aumento delle depressione e dei disturbi emotivo-cognitivi; spersonalizzazione e massificazione; assenza di dibattito, pensiero (auto)critico e confronto; perversioni e dipendenze; etc. Come nella coppia così nella società la miglior soluzione sarebbe un tentativo stereoscopico di fondere le due essenze invece che imporle come personalismi individuali o ideologici.
ho letto tutto con piacere e interesse (non solo la parte quotata). Mi sono solo perso sulla parte iniziale "metodologica", mi devi scusare. Hai messo un bel pò di carne al fuoco.

Per quanto concerne la questione di "genere", mi trovo d'accordo sull'importanza che tu dai alla storia . Nel momento in cui la società patriarcale si è sfaldata (da pochissimo tempo) è emersa l'assurdità dei paradigmi che ingabbiavano la donna senza un'apparente motivo,segno che si trattava solo di un difetto residuale di altre epoche. Rispetto allo sviluppo tecnologico e rispetto alla formulazione dei diritti umani lo status della donna si è sbloccato veramente TARDI. Ci sto riflettendo solamente ora, mentre scrivo! La differenza tra pensiero/consapevolezza e applicazione.
Penso ci siano ancora "pressioni culturali" (termine molto ampio) che portano la donna ad essere magari meno ambiziosa in certi casi e quindi a rifugiarsi nei suoi stereotipi. Se nel mondo lavorativo la donna ha iniziato quel processo di avvicinamento al maschio, e sottolineo "appena iniziato", nella sfera familiare (sia nel rapporto figlia-padre che moglie-marito) entrano in gioco aspetti più emotivi/naturali. Alla fine l'assetto neuro-psico-ormonale della donna è "wired", passami il termine, "programmato", in un certo modo. Le differenze in questo "wiring" le si iniziano a vedere già dalla fase embrionale e si acuiscono dopo la pubertà raggiugendo il picco durante la gravidanza. La donna cercherà sempre "qualcuno" che la possa proteggere o che possa accudire la sua prole e, in questo caso, ponendosi nel ruolo di "richiedente" deve scendere a certi patti non scritti. L'aspetto emotivo nei rapporti tra sessi diversi resta fondamentale al fine della riproduzione. Immagina se tutte le donne fossero ipercompetitive, superambiziose, tipo la società delle amazzoni ! I rapporti tra maschi e donne si congelerebbero con risultati nocivi alla specie. La questione è complessa perchè non basta concedere pari possibilità alle donne per permettere loro di pareggiare i conti coi maschi (visto che sono gli stessi maschi a concedere opportunità alle donne, col "braccino corto...") e allo stesso tempo, "forzare" alcuni equlibri, in così breve tempo, porta a uno stato di scontro sociale tra sessi. Da un lato quello machile che si sente minacciato e così per frustrazione và a rimarcare i soliti stereotipi femminili e dall'altro quello femminile che cerca di fare un passo più lungo della gamba.

In altre parole:

La competizione inter-genere sul piano sociale deve convivere con la tendenza di attrazione sul piano emotivo-fisico che si basa sul mantenimento delle differenze. "Something's gotta give"....da entrambi i lati
Mi riferisco ovviamente al perfetto "pareggio dei conti" su larga scala perchè ci sono ormai esempi familiari in cui sia il maschio che la donna guadagnano allo stesso modo e hanno le stesse responsabilità e pressioni. E' solo una questione di applicabilità su larga scala.
In una dimensione parallela Juliane Werding e i Münchener Freiheit hanno fatto una canzone insieme dal nome di "Milch und Honig"......, alcuni superstiti raccontano che il muro di Berlino si era liquefatto.

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Messer Dino Compagni
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Re: I Libri sul comodino

Post by Messer Dino Compagni » 21 Feb 2019 11:59

La prima parte era un po' contorta ma quando faccio ragionamenti ho bisogno del pensiero ellenico a darmi manforte. In ogni caso bella discussione WCephei.
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Re: I Libri sul comodino

Post by Azrael1793 » 23 Jul 2019 21:45

Leggete questo
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In certi ambienti lui era(RIP)/è stranoto (al punto che mi sembra di trovare una sua citazione in ogni articolo che mi capita di leggere ultimamente) ma se non avete mai letto niente di suo, questo è quello giusto; si parla tanto di Burial e c'è una gran bella lettura sui Joy Division
"Not Knowing What Is And Is Not
Knowing, I Knew Not"
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Re: I Libri sul comodino

Post by AFX » 16 Aug 2019 10:01

il mio prossimo libro

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«Una delle letture più appassionanti ... Non bisogna lasciarsi spaventare dal fatto che siano oltre 600 pagine. Non dirò che lo si legge di un fiato, ma lo si centellina per sere e sere come se fosse un grande romanzo d’avventure, popolato di straordinari personaggi storicamente esistiti e di cui non sapevamo nulla».

UMBERTO ECO
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TheCloud
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Re: I Libri sul comodino

Post by TheCloud » 19 Aug 2019 23:33

Qualcuno ha letto qualcosa di Henry Rollins? Dopo aver sentito i suoi podcast da Joe Rogan ho deciso che mi piacerebbe dare una letta a uno dei suoi libri

Consigli?
Se incontrate il Buddha per la strada, uccidetelo

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