Folk Stories _ Topic Contenitore

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Re: Folk Stories _ Topic Contenitore

Post by AFX » 02 Jan 2019 12:25

AFX wrote:
20 Jul 2017 22:02
http://doyourealize.it/fleet-foxes-crack/ fleet foxes
il voto se lo meritano
pare che Pecknold abbia postato su Instagram dei demo. Forse ci sono anche loro nel 2019
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Re: Folk Stories _ Topic Contenitore

Post by AFX » 18 Jan 2019 15:55

Relegare Bob Dylan in questo topic pare brutto, ma finora non ne ha uno tutto suo
Image
inoltre scrivo per parlare di questo (con Daniel Lanois in produzione) che è probabilmente, secondo la critica, il suo migliore in studio dal 1980 in su, e che è folk solo di radice, avendo un suono rock ruvido da club americano.
Ascoltatevill'
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Re: Folk Stories _ Topic Contenitore

Post by AFX » 04 Feb 2019 18:59

sto ascoltando questo. Come progetto è interessante. Ma è sempre difficile amalgare più voci in un disco solo.
AFX wrote:
18 Nov 2018 23:19
Uscita 2019

Mercury Rev annunciano oggi il loro nuovo album Bobbie Gentry's The Delta Sweete Revisited, in uscita l'08 febbraio su Bella union. L'album è una rivisitazione del capolavoro dimenticato di Bobby Gentry e vede la collaborazione di numerose cantanti, tra le quali Norah Jones, Hope Sandoval, Beth Orton, Lucinda Williams, Rachel Goswell, Vashti Bunyan, Marissa Nadler, Susanne Sundfør, Phoebe Bridgers, Margo Price, Kaela Sinclair, Carice Van Houten e Laetitia Sadier.

Bobbie Gentry's The Delta Sweete Revisited è il tributo devoto e affettuoso ad un album che aveva anticipato di ben tre decadi il loro album definitivo del 1998 Deserter's Songs, una spedizione nell'America trascendentale. Dal loro rifugio per registrare, nelle Catskill Montains di New York, i membri fondatori Jonathan Donahue e Grasshopper con Jesse Chandler (precedentemente nella band texana Midlake) onorano il trionfo creativo di Gentry con ingegno ed eleganza. E non sono soli. Le storie di Gentry sono portate a nuova vita da un cast di cantanti tra le quali Hope Sandoval dei Mazzy Star; Laetitia Sadier, un tempo negli Stereolab; Marissa Nadler; Margo Price, la nuova star del country dal cuore punk rock; Susanne Sundfør dalla Norvegia in "Tobacco Road"; Beth Orton in "Courtyard"; Phoebe Bridgers che come un angelo porta calma e conforto in "Jessye' Lisabeth".

Nell'LP del 1968 Gentry apre con un richiamo esultante, "Okolona River Bottom Band", come se stesse conducendo un ballo in un granaio con i Rolling Stones e gli Hot Five di Louis Armstrong. Norah Jones introduce se stessa con sensualità, come Sarah Vaughan a capo di un coro. In "Sermon", Margo Price canta come una sopravvissuta all'esplosione di colore e groove innescata dai Mercury Rev: un pezzo forte nella storia del band, con The Light In You del 2015 e See You on the Other Side del 1995.

Gentry è ancora presente nonostante i cambiamenti. Il suo altalenare dall'orgoglio al dolore nella confusione malinconica di "Penduli Pendulum" ("When goodbye serves as/My one amusement") è ancora più esplicito nella versione di Vashti Bunyan che con la sua intimità si pone in contrasto alla brillantezza giovanile di Kaela Sinclair, ora parte del progetto elettronico M83. E in "Courtyard", il finale disperato di archi e arpeggi di chitarra diventa, grazie ai Mercury Rev un krautrock dove la cantante inglese Beth Orton vaga, come Gentry, attraverso le rovine di una perdita profonda e memorie lontane.

"Ode To Billie Joe" non c'è nella versione del '68 di Delta Sweete. Ma i Mercury Rev tornano a quel tavolo imbandito per la cena, con Lucinda Williams, creando un legame ispirato, richiamando i fantasmi e i problemi del Sud, ancora presenti. Gentry, che si ritirò dalle scene negli anni '70, pare che viva ad un paio d'ore di macchina dal ponte che la rese famosa, mentre gli spiriti che libera con The Delta Sweete sono ancora irrequieti e coinvolgenti come 50 anni fa.

Show
About Bobby Gentry

It slipped out of a Mississippi of hot biscuits, genteel table manners and working-class sense, suddenly overturned by a grave sinning and suicide. Carried on an evening breeze of strings and a supple, foreboding voice like sensually charged breath, "Ode to Bilie Joe"—Bobbie Gentry's 1967 debut as a singer-songwriter and a Number One single for three weeks in the late Summer of Love—was the most psychedelic record of that year not from San Francisco or London, as if Bob Dylan, Neil Young and Brian Wilson had conspired to make a country-rock Pet Sounds. Except Gentry, just 23 when she wrote the song, got there first, in miniature.

Gentry's hit was a revolutionary act, a quietly thorough feminism in vision, deed and success amid the strict, paternal order of the country-music industry. And it was her license to thrill again. In October 1967, while "Billie Joe" was still in the Top Five, Gentry began recording The Delta Sweete, a connected set of a dozen songs that extended the narrative dynamics of that single with personal reflection and set her folk-siren charisma in a richer frame of dream-state orchestration, swamp-rock guitars and big-city-R&B horns.

In her eight original songs for the album, Gentry drew from her childhood and church life on her grandparents' farm in Chickasaw County, Mississippi: the girl-ish craving for a beautiful dress in "Reunion"; the rise-and-shine of "Mornin' Glory"; the stern Sunday lessons in "Sermon," based on a traditional hymn also known as "Run On." The covers were boldly chosen: Mose Allison's chain-gang blues "Parchman Farm"; "Tobacco Road"'s litany of trial; the Cajun pride in Doug Kershaw's "Louisiana Man". Gentry also turned them to new purpose and even gender. "Gonna get myself a man, one gonna treat me right," she sang in Jimmy Reed's "Big Boss Man" with heated assurance.

But The Delta Sweete—released in March, 1968, only three months after Dylan's John Wesley Harding and right as the Byrds came to Nashville to cut Sweetheart of the Rodeo—was too soon in its precedence. Gentry's LP, the first country-rock opera, was ignored on arrival, not even cracking Billboard's Top 100. It was as if Billie Joe had risen out of the Tallahatchie River and thrown that record off the bridge instead.


—David Fricke
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Re: Folk Stories _ Topic Contenitore

Post by AFX » 14 Feb 2019 16:38

Comunque ragazzi, nonostante un paio di mezzi passi falsi, quanto è bravo Devendra Banhart?
Sto riascoltando Cripple Crow, che è il disco in cui si lancia con la XL (prima era la punta di diamante della scuderia di Michael Gira), ed è un opus magnum del freak folk.
Uno ci torna o parte sempre da Rejoicing in the Hands e Nino Rojo, ma anche Cripple Crow va saputo a memoria ed è eleggibile per classifiche del genere folk in generale.
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