Forest Swords – Compassion

Forest Swords – Compassion

Compassione, nel senso positivo del termine, significa comprendere il dolore altrui e sentire l’esigenza di far qualcosa per alleviarlo. Nella pratica siamo sempre troppo impegnati a giudicare il comportamento altrui, più che cercare di capirlo, e “fai compassione” è soltanto un modo meno brutale e subdolamente più doloroso di trasmettere un “mi fai schifo”.

Utilizziamo Internet per trasformarci in belve feroci, protetti dalle distanze fra i terminali. Aver perso l’anonimato, vedi Facebook, non è una cosa che ci ferma. Continuiamo a conoscere persone, non comprenderle e finire per litigarci. In alcuni casi, arriviamo addirittura a odiarle perché non comprendiamo le loro azioni, non siamo in grado di entrare nella loro ottica e loro non sono capaci di entrare nella nostra. Poi ci capita di (re)incontrarne una sul serio, guardarla negli occhi e pensare “… tutto qua? È davvero con te che ho litigato? È davvero te che odio?”. Funziona anche re-immaginandosela. Ah, tutto questo capita anche con i tuoi migliori amici, se la vita li ha portati altrove.

Forest Swords ha scelto “Compassion” come titolo per il suo nuovo album, incuriosito proprio dal cambiamento delle dinamiche di comunicazione. Lui per primo, dice, ha bisogno di ricordarsi cosa significhi Compassione, e ho bisogno di farlo anch’io che lo ascolto e ne scrivo. Nelle settimane passate, proprio mentre Compassion veniva pubblicato e nonostante non fosse successo nulla di particolare, avevo raggiunto il limite della sopportazione per la leggerezza, la cattiveria e lo snobismo che infestano Internet. Condividere spesso significa essere fraintesi, presi poco sul serio o addirittura traditi e colpiti alle spalle utilizzando quelle stesse informazioni. Succede già nella vita di tutti i giorni, figuriamoci in un ecosistema in cui si resta impuniti e a distanza di sicurezza. Sarò permaloso di mio, ma non è una cosa su cui passo sopra facilmente. Eppure condividere resta un bisogno primario.

In un periodo dell’anno in cui inizia ad avere senso ascoltare solo i Kyuss, Compassion è quell’unico disco che ho messo su praticamente ogni giorno, in qualsiasi orario e come sfondo a qualunque attività. La sua bellezza non è abbagliante nella maniera più assoluta, eppure crea dipendenza. I testi non hanno senso e cercano piuttosto di essere comunicativi a livello di singole frasi e della loro musicalità all’interno del contesto in cui vengono inserite. L’eleganza che era già caratteristica fondamentale di Engravings ha trovato una nuova declinazione, orchestrale e allo stesso tempo minimale, per lunghi tratti silenziosa e mai invasiva. Questa caratteristica fa sì che non sembri nulla di che al primo ascolto, ma se ci si entra non si riesce più a fare a meno di quelle melodie. È possibile che la mia opinione così positiva dipenda dalla perfezione con cui il messaggio veicolato dall’album si sia calato nella situazione personale, e con questo bias non me la sento di assegnargli un voto troppo alto (per quel che possa valere un numero), ma se non provo a riaccendere lo spirito di condivisione proprio con questo album, allora con cosa?

Webmaster, blogger e ghostwriter. Si dice che abbia una compilation con dentro ogni buona canzone mai scritta. L'immagine della perfezione è la Via Lattea su una foresta di aghifoglie. Se ha un suono ha anche un colore, e questo vale anche per l'acqua. Com'è evidente, ha sempre parlato per enigmi. Low e Loveless in blu come dischi della vita.

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