Fausto Romitelli – Solare

Fausto Romitelli – Solare

Fausto Romitelli, Solare (Stradivarius 2018) – MUSICA CONTEMPORANEA A TRECENTOSESSANTAGRADI

Se vogliamo evitare le secche dell’accademia e l’inaridimento dobbiamo riflettere a trecentosessantagradi sull’universo sonoro che ci circonda ed integrare nella scrittura delle sollecitazioni provenienti da mondi sonori diversi. Al di fuori sia dell’avanguardia “colta” che dei circuiti commerciali, esiste un universo della sperimentazione musicale che, dagli anni sessanta fino ad oggi, nell’ambito del rock o della techno, ha cercato con accanimento ma senza dogmi delle nuove soluzioni sonore, riuscendo talora a coniugare la ricerca sul suono e sulla modulazione del rumore ad un grande impatto percettivo. (Fausto Romitelli).

Il catalogo musicale di Fausto Romitelli, nonostante sia già stato oggetto di innumerevoli studi e interpretazioni negli ultimi due decenni, continua a rappresentare un passaggio obbligato nel panorama della contemporaneità. Recentemente si è infatti ravvisato un rinnovato interesse nei confronti di alcune composizioni giovanili che è stato a sua volta accompagnato da uno studio sufficientemente approfondito. Di qui l’opportunità di una registrazione raffigurante tutti i principali aspetti della poetica dello sfortunato compositore goriziano scomparso prematuramente nel 2004. Al Romitelli considerato maestro della commistione fra elettricità e musica da camera, questo cd affianca un compositore nuovo che, pur non essendo chitarrista di formazione, ha lasciato alle sue spalle un repertorio di riferimento sempre più amato dalle nuove generazioni. L’ascolto comincia con “Solare” (1984), che dà anche il titolo alla raccolta. L’insieme dei gesti e la ricchezza timbrica della partitura sono tradotti in suono dalla bravissima Elena Càsoli: la ripetizione ossessiva dei colpi sul ponticello della chitarra sembra palesare una direzione acustica in grado di catturare l’orecchio ma è solo un’illusione perché ben presto la tensione si stempera a favore di una dimensione armonica più rarefatta e imperscrutabile. Nel finale si affaccia pure una figura vocale inaspettata, la quale conferisce un ulteriore momento di imprevedibilità a una musica di difficile decifrazione per stessa ammissione del compositore.

In “La lune et les eaux” (1991) le chitarre classiche sono invece due — si aggiunge quella di Virginia Arancio — e ci troviamo di fronte a uno dei primi pezzi in cui Romitelli affronta il discorso spettrale. L’armonica a bocca introduce un’idea di sospensione ambientale mentre a poco a poco l’atmosfera viene intaccata prima dai tocchi delle dita sulle corde e poi dallo strofinamento di una spazzola sul corpo dello strumento. Ogni processo è razionalmente calcolato e preparato nel dettaglio: dai fermacarte posti e spostati lungo la tastiera fino alla configurazione dei loop. L’esito percettivo è comunque ipnotico e seducente, forse ancora di più a livello visivo in sede live.

Gli altri inediti sono “Coralli” (1987) , “Simmetria d’oggetti (1987/88) e “Highway to Hell”(1984). Leggendo il titolo di quest’ultima, l’ascoltatore rock potrebbe subito pensare agli AC/DC, tuttavia si tratta di un brano che non ha niente che a vedere con quell’immaginario vivace e colorato. L’impressione semmai è quella di una composizione nella quale ogni parametro risulta fermo oltre che indefinito, dove il tempo psicologico prende il sopravvento su quello spazializzato e oggettivato nell’esecuzione. “Simmetria d’oggetti” è una pagina in cui l’attenzione ricade inevitabilmente sulle delicate trame del flauto dolce laddove nelle pieghe di “Coralli” il rapporto diretto con la chitarra trasmette eleganza formale e intima concentrazione. L’immagine suggerita è quella di un musicista che non si è ancora “sporcato le mani”, anche se già capace di esplicitare una volontà chiara nelle intenzioni e soluzioni sonore efficaci sul piano pratico.

La scaletta è completata da due capolavori già conosciuti, a proposito dei quali sono stati scritti fiumi d’inchiostro: “Sescape” (1994) per flauto dolce paetzold e “Trash Tv Trance” (2002) per chitarra elettrica. Del primo Teresa Hackel fornisce una versione maggiormente meditativa e dilatata nell’incedere rispetto a quella storica incisa da Antonio Politano. Il classico Trash Tv Trance viene infine rivisitato da Virginia Arancio in maniera forse meno potente rispetto al solito, ciononostante tutto rimane perfettamente udibile nella sua genialità: le distorsioni provocate dal jack a contatto con le corde, gli effetti generati di volta in volta dall’archetto, dalla moneta, dal rasoio e dalla spugna. Pubblicata da Stradivarius, “Solare” è una compilation che gli appassionati di musica contemporanea devono procurarsi e costituisce un’occasione per riflettere su un lato inusuale della personalità di Romitelli. Per i lettori a digiuno consigliamo però prima
l’ascolto della trilogia Professor Bad Trip, della video opera An Index of Metals e di Audiodrome, vere e proprie pietre angolari dei nostri anni.

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