I falsi miti del 1991, e quelli veri

Se c’è un mito del rock che non teme il revisionismo e l’usura del tempo, è sicuramente quello relativo alla leggendaria annata 1991. Riconosciuto sin dalla fine degli Novanta, e quindi in epoca antecedente all’avvento di Napster e della banda larga, il 1991 è un millesimo di uscite discografiche sotto vari punti di vista clamorose, che riesce a mettere d’accordo tutti, anche se spesso… per motivi differenti e in alcuni casi sbagliati. 

Dicembre 1999, periodo di okkupazione al liceo scientifico Alessandro Volta. “Fabio, mi racconti ancora una volta di quel che accadde nel ’91, quando così tanti disconi uscirono tutti assieme contemporaneamente??”. E via, il presunto guru musicale del gruppo, fanatico del grunge tutto e particolarmente convinto che i Pearl Jam fossero il meglio mai apparso sul pianeta terra fino a quel momento, con il tono compiaciuto del navigato critico musicale – quando magari all’epoca aveva ascoltato una settantina di album in tutto – rispondeva elencando quelli che riteneva (e per quanto ne sappiamo, ancora ritiene) essere i grandi capolavori pubblicati durante la gloriosa annata. “Niente, è successo che in quell’anno tutti i gruppi importanti del momento arrivarono in sala prove per registrare quelli che poi sarebbero diventati i loro dischi simbolo. Una cosa senza precedenti nella storia del rock. Pensa soltanto che nel giro di poche settimane e mesi uscirono Ten dei Pearl Jam, i Temple of the Dog, i Nirvana con Nevermind, i Soundgarden con Badmotorfinger, Blood Sugar dei Red Hot, sul fronte più heavy il Black Album e i Type O Negative, sul rock commerciale Out of Time dei REM e Achtung Baby degli U2, e poi c’erano i Guns N’ Roses con gli Use Your Illusion I e II che erano già fuori moda ma vendevano tanto. Ah che tempi!”.

Come si diceva, il mito del 1991 era effettivamente sacrosanto, ma all’epoca davvero in pochi avevano ascoltato roba che poi si è rivelata fondamentale per le sorti del rock come Spiderland, Loveless o Just for a Day. Almeno in Italia. Qualcuno li ha successivamente recuperati grazie ai p2p, a Discogs, ai saldi sull’usato nei negozi virtuali come Play e Amazon, e, con tutta la letteratura online che ne è conseguita, sono arrivate riedizioni, le reunion e i tour di celebrazione di quegli album. Per non parlare dell’edizione in vinile, che in alcuni casi in quegli anni non era neanche stata contemplata dalle case discografiche. Altro che grunge e altro che Metallica quindi, e non solo the year punk broke. Il 1991 è stato anche e soprattutto altro. Shoegaze, post rock, post hardcore, crossover: il meglio degli anni Novanta è già tutto in quella clamorosa annata, il cui mito è stato fuorviato dai milioni di album venduti da Ten, Nevermind o Out of Time. Solo la ’94 si è (quasi) avvicinata alla ’91. 

Lasciando da parte il caso Cobain che è rimasto come una delle ultime vere icone maledette del rock e che per significato sociale fa un po’ corsa a sé, è evidente che titoli come Badmotorfinger, Ten o Blood Sugar Sex Magik oggi non possano più essere visti come i veri capolavori del 1991, sebbene ai tempi raggiunsero molte più persone e fossero sentiti come epocali. Alcuni faticheranno ad accettarlo perché con questi dischi ci sono cresciuti, ma provate a immaginare quale effetto avrebbe avuto il poter ascoltare nel 1991 roba come quella della mini lista di cui sotto. 

L’inflazione si è scagliata su musica che all’epoca sembrava anche alternativa (rispetto ai Queen e a Michael Jackson magari sì), ma che in realtà così tanto alternativa non era, soprattutto se avessimo scoperto che in giro c’erano anche Goat dei Jesus Lizard, Yerself Is Steam dei Mercury Rev o i Drive Like Jehu. Per non parlare dei primi Massive Attack o di White Light from the Mouth of Infinity degli Swans che non l’hanno ripubblicato fino a ieri l’altro. 

Dunque ecco di seguito, in ordine alfabetico, una lista di 10 dischi editi nel 1991. Per tutti i gusti, ma quelli giusti. Gli altri verrebbero comunque dopo.

01. Drive Like Jehu – S/T

02. Jesus Lizard – Goat

03. Massive Attack – Blue Lines

04. Mercury Rev – Yerself Is Steam

05. My Bloody Valentine – Loveless

06. Primal Scream – Screamadelica

07. Slint – Spiderland

08. Slowdive – Just for a Day 

09. Swans – White Light from the Mouth of Infinity

10. Talk Talk – Laughing Stock

Sono un pubblicitario prestato al mondo del vino. Una notte ho sognato che vincevo al SuperEnalotto, e coi soldi vinti aprivo il miglior negozio di musica di sempre, dove si ascoltava e si vendeva solo la musica che dicevo io. Se qualcuno non era d'accordo, quella era la porta. Se fallivo, fallivo. Se facevo successo, chiamavo Mark Hollis a suonare in acustico e Oneohtrix Point Never a fare un DJ set. Mentre attendo che ciò diventi realtà, ho aperto con un po' di amici di lungo corso forumistico questo posto, dove mi rifugio tutti i giorni, non appena posso. Una volta ho quasi sfiorato la mano di Michael Stipe. Ho l'autografo di Maynard James Keenan. E anche quello di Aaron Turner. Conosco Burial personalmente.

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