Emo Rock per l’innocenza perduta

Ho dovuto laurearmi, mettere la camicia bianca ed entrare in punta di piedi nel mondo del lavoro, sacrificare il tempo libero, i pochi amici e l’unica che mi ci stava, i viaggi di piacere per quelli aziendali, il cinema d’autore al venerdì sera perché il sabato devo essere comunque fresco e disponibile dalle 9:30. La lettura. La pizza & birra al pub perché nel frattempo mi hanno anche detto che sono intollerante ai lieviti. Qualsiasi pratica sportiva perché la forza ignorante di compiere un eventuale movimento con grande intensità mi ha lasciato da tempo, almeno da quando non ho più i capelli lisci lunghi come il Trent Reznor di The Downward Spiral, ma corti e radi come un ragioniere raccomandato a caso che entra alle 8:15 tutte le mattine nella filiale della banca popolare della mia città.

Per poter restare sempre aggiornato sui cazzi altrui postati su Facebook, non ho più tempo per andare a fare la spesa. Ora subisco qualsiasi pasto mi si metta sotto al muso senza fare tante storie. E dire che per quattro anni di università sono stato in grado di rinunciare alla carne.

Ho saputo soffrire in silenzio, quando chi doveva fare solo pochi chilometri si è potuto sempre organizzare all’ultimo minuto per andare a vedere il concerto del momento, mentre io al massimo mi ascoltavo l’album in macchina o dalle cassettine del MacBook Pro.

Ho avuto fortuna, perché visto da fuori, posso essere anche invidiato per quello che faccio e ho raggiunto. Ma ho avuto anche sfiga. Se non si è capito. Potevo chissà cos’altro.

Restano il felino domestico, le serie tv scaricate con uTorrent e la tisana drenante e depurativa dopo cena mentre mi rilasso ascoltando qualcosa di confortevole.

The Fragile and the Infinite Sadness.

Ecco, in tutto questo, mi ritrovo a cercare musica in grado di riportarmi a quella lontana spensieratezza emotiva, a quell’innocenza che stento a ricordare, tanto distante sono da quei sentimenti. Non ce n’è tanta, soprattutto fra ciò che ho metabolizzato e associato a momenti della vita nel corso degli ultimi 25 anni, ovvero da quando ho iniziato ad acquistare dischi. Qualcosa che poteva esserlo è dunque ormai compromesso. Ma è proprio adesso che finalmente riesco ad abbracciare il genere EMO e le sue conseguenze sul mio stato d’animo. Ovvio che non parlo delle forzature di certo rock tutto look e niente sostanza che piace(va) tanto a MTV nei primi anni 2000, piuttosto di tutta quella roba sana e ormai fuori stampa che fa capo a nomi come Texas Is the Reason, American Football, Sunny Day Real Estate, Mineral,… e che ultimamente ho ritrovato con piacere negli Afraid to Die (perdonerete l’abbreviazione in stile Trail of Dead). Altro che musica per adolescenti: chi lo dice, il rock non l’ha capito. Quindi, io non l’avevo capito. In Harmlessnessc’è l’avventurismo di Mellon Collie, quel suonare coraggioso nel presente e al contempo così incerto del domani, che oggi in cui il domani è divenuto tesa routine riesco giusto ad ammirare. La sfrontatezza dei maestri di vita Fugazi, l’urgenza emozionale degli Hüsker Dü (senza dieresi stavolta, non ho tempo), e quel minimo di taglio decadente che a tratti sfuma nel grunge, in altri in una wave anomala: tutto questo è nello spirito altrettanto EMO. E a ripensarci bene, cos’erano i REM se non un gruppo di college rock? Che confusione.

Where is the ripcord, the trapdoor, the key? Where is the cartoon escape-hatch for me?

Tutta quella musica etichettata come EMO e Midwest rock mi ringiovanisce, mi dà speranza, mi fa compagnia quando tutto intorno a me è una battaglia che sento prima o poi mi stancherò di combattere. A quel punto se avrò trovato una via di fuga, non dimenticherò di portare con me questi personaggi di cui non conosco nemmeno il volto. Altro che idoli da copertina per gli adolescenti! Altro che melensa. C’è più verità in un disco di questa scena che in chissà quanta plastica prodotta dalle major nello stesso periodo che ora prende la polvere nella mia discoteca.

Voglio tornare là, dove, quando e come sono stati generati certi dischi. Io appartengo a quei luoghi.

Sono un pubblicitario prestato al mondo del vino. Una notte ho sognato che vincevo al SuperEnalotto, e coi soldi vinti aprivo il miglior negozio di musica di sempre, dove si ascoltava e si vendeva solo la musica che dicevo io. Se qualcuno non era d'accordo, quella era la porta. Se fallivo, fallivo. Se facevo successo, chiamavo Mark Hollis a suonare in acustico e Oneohtrix Point Never a fare un DJ set. Mentre attendo che ciò diventi realtà, ho aperto con un po' di amici di lungo corso forumistico questo posto, dove mi rifugio tutti i giorni, non appena posso. Una volta ho quasi sfiorato la mano di Michael Stipe. Ho l'autografo di Maynard James Keenan. E anche quello di Aaron Turner. Conosco Burial personalmente.

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