Elder – Reflections of a Floating World

Elder – Reflections of a Floating World

Reflections of a Floating World è il quarto album del combo bostoniano Elder. Nato come trio e divenuto di fatto quintetto, si è guadagnato il rispetto della fetta di pubblico a cui si rivolge, ovvero quegli appassionati di rock pesante e un po’ autoindulgente, nato con High Tide e T.2. sul finire dei ’60 e poi sviluppatosi tra crepe heavy e psych prima, e distorsioni stoner poi.

Le loro lunghe canzoni sono suonate come storie che ondeggiano attraverso i confini di questi generi e sottogeneri, o, come nel caso di “Sonntag”, nel territorio kosmische. In uno scenario che non sarebbe fuori luogo definire progressive, i limiti tecnici della band emergono quando gli stacchi tra un movimento e l’altro all’interno di una stessa traccia risultano fin troppo irruenti e sconnessi fra di loro. Un problema che probabilmente è da imputare più alla cabina di regia che alla sala prove dove nasce la musica, ma che evidentemente penalizza il valore delle composizioni e delle performance. Il concetto di continuum ha un valore ben specifico che gli Elder non hanno saputo ben configurare in brani altrimenti molto interessanti come “Sanctuary” o “The Falling Veil”.

Ad ogni modo tra le pieghe delle nuove sei tracce (la più breve ferma il tempo agli 8 minuti e quaranta) ci si diverte di sicuro se si è amato il carattere avventuroso di certo heavy post rock di metà anni zero (vengono in mente i Pelican e i Red Sparowes soprattutto), e se la sabbia dello sfondo stoner-psichedelico riporta alla memoria l’amarcord giusto. Non ci sono tante formazioni che fanno roba simile a buon livello oggi – Arbouretus, Baroness, Colour Haze e pochi altri – e gli Elder hanno tutti i titoli per poter primeggiare in un macrogenere che dopo i Kyuss forse non ha più visto fuoriclasse assoluti. Non che la prima band di Homme avesse ambizioni post e kosmische, ma di certo la base di pubblico finale a cui sono rivolte le proposte di questi gruppi è la medesima.

Reflections of a Floating World è un albo che lussureggia più dei precedenti grazie all’apporto dei due nuovi arrivati, Mike Risberg e Michael Samos, che hanno aggiunto alla formula collaudata del trio DiSalvo-Couto-Donovan più chitarre, tastiere e pedali, rendendo il tutto più vibrante e imprevedibile. Gli Elder non erano mai stati così in forma, e il fatto che possano sofisticare ancor meglio la loro proposta lascia immaginare ulteriori nuovi sviluppi nel loro percorso. Forse l’anziano non è ormai troppo anziano.

Sono un pubblicitario prestato al mondo del vino. Una notte ho sognato che vincevo al SuperEnalotto, e coi soldi vinti aprivo il miglior negozio di musica di sempre, dove si ascoltava e si vendeva solo la musica che dicevo io. Se qualcuno non era d'accordo, quella era la porta. Se fallivo, fallivo. Se facevo successo, chiamavo Mark Hollis a suonare in acustico e Oneohtrix Point Never a fare un DJ set. Mentre attendo che ciò diventi realtà, ho aperto con un po' di amici di lungo corso forumistico questo posto, dove mi rifugio tutti i giorni, non appena posso. Una volta ho quasi sfiorato la mano di Michael Stipe. Ho l'autografo di Maynard James Keenan. E anche quello di Aaron Turner. Conosco Burial personalmente.

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