Efrim Menuck – Pissing Stars

Efrim Menuck – Pissing Stars

Like running towards a cliff with 2 swinging knives, roaring with an idiot grin. Overcome and overjoyed.

Ascesi nella rovina. Nella mente della chitarra portante di GYBE ed A Silver Mt. Zion le stelle e gli escrementi sono quasi la stessa cosa, e il toccarsi di queste due dimensioni dell’essere diventa chiaro nella vicenda Hart-Khashoggi, che ha ispirato l’ennesima oscura preghiera di Efrim Manuel Menuck. Un disco registrato tra 2016 e 2017 in momenti (parole sue) di fatica, depressione, angoscia, con troppe sigarette e troppo alcol, mentre “the world continues its eternal collapsing, fires everywhere and everything drained of meaning”.

È sempre di questo che parliamo, in una poetica che va considerata manifesto e contemporaneamente predicazione. La dissoluzione dello stato nella cultura dello spettacolo, tutti noi intrappolati sotto il sorriso della celebrità mediatica: vive questo nel ricordo d’infanzia di Menuck che ispira il disco. “This strange intersection – the televisual blonde and the rich saudi kid with the murderous father; it got stuck in me like a mystery, like an illumination – this vulgar pairing that was also love. These privileged scions of death and self-alienation, but also love.” Mary Hart è una television personality americana, emblematica bionda del midwest. Nel 1986 ebbe una relazione con Mohamed Khashoggi, figlio del multimilionario saudita Adnan Khashoggi, trafficante d’armi e petroliere. Il rampollo le regalava pellicce, caviale, alcune Rolls Royce. Denaro, guerra e prima serata personificati in un dittico mondano; l’amore d’avorio dell’alta società. Macchiato di sangue, ma puoi dire che non sia amore?

Entrate in quest’idea, per ascoltare. Pissing Stars è una piccola narrazione di domande, prima che disco drone un’invocazione, che scorre più nera del petrolio un bordone di noise alla volta, dentro atmosfere apocalittiche e voci sommerse, come bambini che ti parlano dall’aldilà. Non c’è molto da dire sull’aspetto tecnico, il suono è quello a cui chi conosce Menuck è abituato. Pochissime percussioni e come sempre nessuna voglia di venire incontro a chi ascolta, unica traccia a potersi definire “canzone” è la sesta, difatti singolo, e non a caso “L’agnello nella terra dei prestiti a breve termine”. Stiamo parlando di un album che vuol essere mistero, oscuro e inspiegabile, che cerca di raccontare la rovina dei dimenticati, i senza nome che muoiono per nessun motivo, gli innumerevoli condannati alla povertà nel silenzio di istituzioni che ormai non contano più nulla, mentre i potenti fanno le loro danze d’accoppiamento: mentre il sorriso splendente di Mary si illumina nello schermo televisivo. Ma puoi dire che non sia amore anche il suo?

Sono le zone grigie della tragedia, dove non sai mai che cosa vuol dire “giusto”. L’unica certezza è il decomporsi di ogni cosa. Pissing Stars è un disco di ascolto difficile, che richiede concentrazione e non dà alcuno svago. Anzi è nemico del divertimento. Ma se presi da una sensazione opprimente state cercando qualcosa di imprecisato nella notte, attraverso le luci di una città senza spirito; o camminando su una strada piena di sporcizia, mentre piove, in un momento di vuoto e ascolto assoluto… con l’aiuto di Menuck potreste sentire l’anima staccarsi un altro po’, mentre con le lacrime e i coltelli sguainati ci conduce, mano nella mano, verso il prossimo burrone – per salvarci.

Inseguendo la complessità nel buio con la volontà di non trovare mai soluzioni definitive – dal 1993. Il 50% è porsi le domande giuste, il resto trovare il modo di non rispondere. Sottosuolo, batteria, letteratura, commercio, poetry slam, Kimono Lights, Romagna Intensa, psiconauta e su tutto overthinking. For Change is what we are, my Child. A parte questo vi chiedo solo un buon groove e un amaro del capo.

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