DYR Black Chart 2017

Il 2018 è già iniziato e non ce la sentiamo di riscrivere da capo tutti i discorsi ovvi da classifica di fine anno, che sicuramente avrete già letto sia qui su DYR che in innumerevoli altri lidi. Questo è lo spazio dedicato alla nostra nicchia black, perché se è vero che il nostro cuore e la nostra formazione stanno in altri campi, è anche vero che se si vuole avere coscienza di cosa succede nel mondo della musica 2017 o 2018 che dir si voglia, si deve per forza fare i conti con l’hip hop.
Perché? Per risonanza mediatica? Forse. Per una qualità sempre alta? Assolutamente no. Perché con i mezzi odierni chiunque può farsi un intero album (o mixtape) in camera sua? Sì, ma questo è un discorso valido per qualsiasi altro genere, quindi forse non è questo il caso. Perché soprattutto da un paio d’anni la situazione politica è tale da spingere gli artisti neri a uscire fuori dal seminato per esprimere il proprio disagio? Non si risponde ad una domanda con un’altra domanda, ma quand’è che gli afroamericani non hanno avuto motivi di lamentarsi?, l’avete visto The Wire? Difficile dare una risposta secca al primo quesito, la complessità del fenomeno è tale da non poter individuare un unico motivo. Quindi.
La chart è gioco forza USA-centrica, un po’ per la centralità dell’America nella “partita” della musica black, un po’ perché le proposte valide oltreoceano ci sono, ma peccano non tanto in creatività quanto più che altro in fruibilità rispetto ai dischi che in classifica ci sono finiti. Ad esempio, prendiamo quell’hip hop inglese più legato al grime e molto più ruvido come suoni, in particolare gli album di Kojey Radical e J Hus: rappresentano un’ulteriore evoluzione rispetto allo Skepta che tanto ci era piaciuto negli anni passati, hanno un flow più creativo ed esplorano altri suoni e altri mood che solitamente non sono proprio convenzionali anche nel loro genere. Tuttavia, appunto, si stanno ancora stiracchiando, crediamo che non siano arrivati alla loro formula per far quadrare il cerchio e che, se riusciranno a limare qualche punta, potrebbero davvero lasciare il segno.
Ultimi riconoscimenti per due titoli che non sono rientrati in classifica semplicemente perché fare una top 12 sarebbe stata una gran presa per il culo: l’ultimo mastodonte di Big KRIT e la “””playlist””” (tra tante virgolette) di Drake. Il primo ha il solo difetto di durare un’ora e mezza, il secondo ha quello che… ha detto lui stesso che non è un album.
Ok, andiamo.

10. Yung Lean – Stranger. Eclissato fin dagli albori da un dirompente web persona, il giovane svedese spesso ha dovuto lottare con l’aspetto meme del proprio personaggio, per ottenere un riconoscimento fuori dai circoli ironici dell’internet. Che piaccia o meno, è impossibile non notare le abilità da trendsetter di Yung Lean, capace di arrivare alle perfino orecchie del più tamarro dei trapper odierni, servendosi sempre di suoni alternativi e di quel flow a dir poco atipico. Mentiremmo dicendo che Stranger sia il suo disco definitivo o che non presenti i diversi dei difetti che già erano presenti nei vecchi, ma è altresì vero che con questo lavoro, Yung Lean abbia ancora una volta rimescolato le carte in tavola, abbandonando la veste aggressiva e allucinata del precedente, e dilettandosi con momenti pop o più confessionali, dai risultati altalenanti ma ipnotici. Non basterà un solo ascolto per capirlo, ma il ragazzo dimostra ancora una volta di avere da più di qualcosa da dire, producendo un disco polarizzante ma che rappresenta un’alternativa degna di essere menzionata nel panorama cloud rap, trap o quello che volete nel 2017.

09. SZA – Ctrl. Primo album, soul, rap, pop, trap, tutto mischiato perfettamente. Lei ha talento e si circonda di gente che sa come farla splendere al meglio dandole la giusta paletta di colori. Non è un disco uptempo, tutt’altro, è molto intimo e Solána in certi momenti vomita parole che possono suonare un po’ ingenue, ma si rende conto di tutto quanto, d’altra parte that’s her, Ms. 20-something.

08. Princess Nokia – 1992 Deluxe. Principessa lo è davvero Princess Nokia, in quanto giovane e di grandissime prospettive. E, seppur molti dei pezzi qua dentro fossero già stati pubblicati sotto varie forme, è il risultato finale che conta e 1992 è sicuramente un grandissimo lavoro. Un disco solido e decisamente riuscito, specchio di una ragazza audace ed estroversa in grado di farsi largo a spallate in un mondo da sempre più o meno maschilista.

07. Milo – Who Told You to Think??!!?!?!?!. Sperimentazione pura ma fatta di paletti e regole. Che lo stile di Milo sia sovversivo e rivoluzionario non c’è dubbio ma è altrettanto vero che il suo modo di rivolgersi al genere rimane tutto sommato rispettoso e formalmente coerente con ciò che l’hip hop ha sempre rappresentato. Il modo di affrontare il ritmo e il modo di cantare sono sì decisamente pionieristici ma pur sempre guidati da una profonda conoscenza e cultura. A fare tabula rasa e ripartire da capo che gusto c’è?

06. Joey Bada$$ – All-Amerikkkan Bada$$. Giovane talento cristallino in grado di dimostrarci ancora una volta di essere incapace di sbagliare un disco. Dopo B4.DA.$$ e i precedenti mixtape, Joey ci regala un altro lavoro di pregevole fattura in pieno stile East Coast, in linea con il mito ma con una freschezza di fondo, specialmente nelle produzione, in grado di portare avanti la tradizione senza stancare affatto.

05. Tyler, The Creator – Flower Boy. Che Tyler, the Creator avesse talento da vendere era cosa ben nota fin dagli esordi, con il grezzo ed intossicante Goblin. Abbandonata quella vena un po’ edgy dei primi lavori, ma senza perdere quella verve ironica che lo contraddistingue da sempre, Flower Boy può essere considerato il disco della maturazione e della consacrazione di un talento a 360 gradi. Completamente autoprodotto, guest star importanti, una ritrovata vena intimistica e qualche banger sempre gradita. Insomma, finalmente un disco di classe ed inequivocabilmente bello.

04. Kelela – Take Me Apart. L’avevamo già individuata col precedente EP l’americana di origine etiope Kelela, che bazzicava l’R&B alternativo e un paio di nomi interessanti dall’elettronica. Con il primo album in studio, Kelela è riuscita rapidamente a ritagliarsi un proprio spazio nella scena, confezionando un lavoro di livello, in cui le ottime melodie vanno di pari passo con basi raffinate. Tante belle tracce, tanti bei suoni (Arca e Jam City tra i vari produttori) per questo importante esordio che unisce un pop di qualità, elementi di elettronica di gusto UK, ed non per ultimo R&B.

03. Vince Staples – Big Fish Theory. L’ex Odd Future decide di allargare il proprio giro di amicizie e riesce a strappare collaborazioni illustri e sulla carta elettrizzanti (tra i vari: Justin Vernon, Damon Albarn, Kendrick Lamar, A$AP Rocky). Quando poi scopri anche la Sophie di PC Music nella lista di nomi, capisci che il ragazzo ha fatto i compiti a casa e andrebbe premiato anche solo per il coraggio di proporre tali sodalizi. L’esperimento risulta riuscito a pieno, ed il prodotto è una (breve) scheggia impazzita dalla produzione rifinitissima, che conduce le rime di Staples in territori ancora poco esplorati dai top player del genere. Da ascoltare e riascoltare.

02. Brockhampton – Saturation (I, II, III). Il 2017 black sarà sicuramente ricordato per l’ascesa di questo collettivo rap californiano aggregatosi su internet che conta più di 10 membri e che ha ben pensato, tramite il progetto Saturation, di saturare letteralmente il mercato, rilasciando ben 3 dischi in una finestra di tempo di appena 5 mesi. Baracconata pubblicitaria? Manco per scherzo, i 3 dischi contano picchi qualitativi a iosa e un rap di indubbio livello a cavallo tra vecchia e nuova scuola, al punto che non sappiamo tuttora quale dei tre proporre in classifica; facciamo che ci adeguiamo a loro ed esageriamo, li mettiamo tutti e 3.

01. Kendrick Lamar – DAMN. Di Kendrick Lamar non rimane più molto da dire e sono ormai in pochi quelli che non si sono convertiti al totale culto del personaggio. A maggior ragione se vi trovate a leggere una classifica dedicata a “Black & Soul” è molto difficile che di lui non abbiate già letto montagne di articoli e recensioni. Detto ciò ci teniamo a rimarcare alcune cose. Quanti rapper vi vengono in mente capaci di azzeccare così tanti dischi di seguito? A noi forse nessuno. Kendrick Lamar rappresenta ormai sempre di più l’Hip-Hop post-2010 e adesso più che mai si può forse dire di trovarci davanti al più grande artista nella storia del genere. DAMN. è sulla carta forse il peggior disco che abbia mai pubblicato eppure lo abbiamo posizionato in cima alla nostra lista di fine anno senza molti dubbi, questa cosa deve farci riflettere.

 

Leggo fumetti e ascolto musica molto più di quanto sarebbe sano, ma molto meno di quanto vorrei. Tampono il vuoto con serie, film e pigrizia.

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