Death Grips – Bottomless Pit

Death Grips – Bottomless Pit

Difficile annoiarsi coi Death Grips, un gruppo da cui puoi aspettarti di tutto. Spesso etichettati come hip hop sperimentale, la loro attitudine è punk nel midollo come poco altro in giro di questi tempi. D’altronde lo diceva anche il nostro vecchio amico KurDt: “Punk is musical freedom. It’s saying, doing and playing what you want”. Ed i Death Grips sembrano aver preso alla lettera queste parole: non capita spesso di sentir parlare di un gruppo che boicotta la propria casa discografica leakandosi da soli il nuovo album nel deep web, e che non si presenta ad un concerto senza nessun preavviso con tanto di folla fuoribonda sotto palco. E vogliamo ricordare di quella volta che si sono sciolti con tanto di dichiarazione su un fazzoletto di carta? Ovviamente la smentita è arrivata puntuale dopo qualche mese, proprio con l’annuncio di Bottomless Pit.

Piaccia o no, tutto questo ha contribuito ad elevare i Death Grips a band di culto dell’Internet tutto: impossibile non essersi imbattuti almeno una volta in uno dei tanti meme di cui il gruppo è protagonista su Reddit e dintorni. I versi non proprio ottimistici urlati da MC Ride, il drumming assurdo di Zach Hill e i synth di Andy Morin hanno fatto il resto.

Col passare del tempo le trovate sempre più bislacche del gruppo sono riuscite nel loro intento, ovvero quello di attirare l’attenzione ma anche di spaccare a metà il pubblico tra fan adoranti e detrattori senza mezze misure. Difficile biasimare questi ultimi, ormai stanchi di tutto il contorno di notizie che circonda MC Ride e compagni. Ma guardando all’aspetto puramente musicale quello dei Death Grips è un progetto che non può essere ignorato: il trio è riuscito a destrutturare l’hip hop e ricostruirlo con pezzi di industrial e hardcore punk dando vita ad una creatura unica nel panorama musicale contemporaneo.

Bottomless Pit è il quinto disco in sei anni di attività del gruppo di Sacramento, indice di una produzione senza freni, come ad aver paura di non essere più chiacchierati in un mondo che corre su feed dallo scorrimento infinito dove una notizia è vecchia già dopo qualche ora. Il disco si apre con “Giving Bad People Good Ideas”, ricominciando proprio da dove li avevamo lasciati con Jenny Death: un muro di chitarre distorte ad opera del collaboratore del gruppo Nick Reinhart, famoso per il suo massiccio uso di pedali, condito dalla batteria schizofrenica di Zach Hill. A domare il tutto c’è la voce di MC Ride, elemento fondamentale. Primo pugno in faccia incassato dopo tre minuti di ascolto.

Ma contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare dopo un inizio del genere, Bottomless Pit si sposta subito su sentieri diversi. Già da “Hot Dead” iniziano a riaffiorare alcuni dei synth che abbiamo imparato a conoscere dai tempi di The Money Store, pronti ad esplodere nel delirio controllato della successiva “Spikes”. Andando avanti con l’ascolto Bottomless Pit si rivela come un disco che vuole trovare un punto di equilibrio tra le due anime del gruppo: quella più diretta e sperimentale degli esordi, e quella dominata da chitarre distorte del più recente periodo di Jenny Death. Ne escono fuori tracce come “Bubbles Buried in This Jungle” e “Ring a Bell” che in poco più di due minuti riassumono tutto quello che è stato provato finora dal gruppo. Menzione speciale per il singolo “Eh”, in cui una linea di basso ipnotica fa da contraltare ad un apatico MC Ride: “Two letter text, translation: next / Skip that rerun like ya see one / Seen ‘em all get eh”.

I Death Grips sono un gruppo nato per spingersi oltre i limiti, e proprio per questo ad ogni nuova uscita vengono attesi al varco. La sfida come sempre era difficile: riuscire a stupire tutti ancora una volta. Con Bottomless Pit hanno trovato un minimo comune denominatore ad uno spettro di sonorità opposte e non solo: hanno scelto un approccio più diretto come spesso avevano già fatto in passato. Assorbito lo shock iniziale il disco rimarrà intrappolato nelle vostre reti neurali dopo pochi ascolti, al contrario di altri episodi più astratti come Government Plates e Niggas on the Moon. Non sappiamo quale altra trollata ci riserveranno i tre di Sacramento, né quali sentieri sonori decideranno di esplorare. Ma ad oggi possiamo affermare che Bottomless Pit è la perfetta sintesi di una discografia che è tra le cose più interessanti capitate in questa decade.

Divoratore compulsivo di musica e cinema, integralista audiofilo. Ama girare il mondo alla ricerca della parte migliore di sé, parlare con gli sconosciuti, e creare playlist per qualsiasi occasione. Attenzione a non risvegliare il suo animo nerd nascosto, potrebbe essere difficile da placare.

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