Death From Above 1979 – Outrage! Is Now

Death From Above 1979 – Outrage! Is Now

Distorsione e melodie come uno sputo in piena faccia. I Death From Above 1979 incarnano un concetto molto semplice. Chiamalo sfogo, chiamalo firestarter, chiamalo outrage; una miscela equilibrata di cliffhangers, melodie uncinate e groove mid tempo, belli pesantoni e che o li balli o li balli, non c’è santo, proprio letteralmente: “I don’t go for no holy books / Those ancient rhymes they ain’t got no hooks”.

Non è necessario essere stati a un loro concerto per capirlo, ma questa è musica che si immagina sempre affogata nel sudore e nella schiuma. Non è di efficienza che stiamo parlando, né di ermetismo, non ci sono significati nascosti o una rara perla sotterrata; anzi queste cause magari altissime nella ricerca di alcuni artisti sono banalmente schernite e ridicolizzate dalla musica del duo canadese; dateci il fango piuttosto, dateci la sostanza che la buttiamo giù tutta in un sorso solo, e poi vedi il casino.

Outrage! Is Now è la naturale continuazione di The Physical World. Nei temi, nelle melodie che già si erano fatte ancora più orecchiabili rispetto al debutto del 2004 e che virano ulteriormente verso il pop da guerra. È coerente nello spirito e nel messaggio: tira fuori la voglia e per stanotte, persi ognuno nella propria deriva senza senso, comunque vediamo di spaccare tutto, sai, per star sicuri.

Ma vogliamo comunque fare gli avvocati del diavolo. “Climb the mountain, password saved: / Satan is my username” – è la stessa “Never Swim Alone” che ce lo chiede, e se il name of the game è sputare… perché al di là dei vari simboli scarabocchiati per protesta sui muri (generation, revolution e YouTube solo per citarne alcuni) questo è senza dubbio l’album più conservativo e user friendly dei DFA. Un LP scritto tutto sulla stessa linea, nessuna evoluzione, nessuna sorpresa se non quella brutta della numero 6. “Moonlight”, insensatamente oscura, che ci sta come i cavoli a merenda in un disco festaiolo come questo, sembra quasi l’abbian messa dentro giusto per fare dieci.

Certo il tutto nasce da una scelta di per sé molto saggia: hai voglia smuovere una platea senza le melodie carnose. Hai voglia svegliare l’orecchio dei dormienti con pezzi che durino più di 3 minuti e c’abbiano più di 3 cambi o inseguano la volontà di inscenare qualche vero miracolo sonoro. Ma in fin dei conti, chi te le ha chieste le cose difficili? Facciamo un disco di 33 minuti senza pause, tutto riffoni di basso distorto e cantati catchy che ti faccia venir voglia A) di rompere bottiglie B) di scopare, oppure C) di bruciare testi sacri. Con uno stacco di pianoforte ogni tanto perché non lo so, fa figo. Va bene. In effetti ha funzionato, ancora una volta, quindi tanto di proboscide.

Per carità, che non c’è molta ricerca è vero, nonostante una produzione ancora più matura della precedente, che spinge ogni battuta esattamente al centro dell’orecchio. Ma di nuovo: chi te l’ha chiesto? Keeler e Grainger sono così: solo sostanza e scherzi di cattivo gusto. Ecco, se fossero stati un po’ più selvaggi, un po’ più bastardi oltre che funzionali, Outrage! Is Now sarebbe stato veramente un signor disco. Così riesce solo a far sbiancare tante produzioni molto più raffinate, ma che non hanno la forza di immergersi nel lerciume della realtà, che non riescono ad accettare i giusti compromessi pur di farti muovere la testa. Ma c’è forse da lamentarsi? È un pregio anche saper fare un disco che ti dice tutto in una botta, al primo ascolto, che ti faccia pensare “Ma come, è già finito?”. I Death From Above 1979 non sono il gruppo che riscrive le regole, proprie o degli altri, ma certo se ne intendono di accendini, e di incendi dolosi ne provocheranno ancora un bel po’…

Inseguendo la complessità nel buio con la volontà di non trovare mai soluzioni definitive - dal 1993. Il 50% è porsi le domande giuste, il resto trovare il modo di non rispondere. Sottosuolo, batteria, letteratura, commercio, poetry slam, Kimono Lights, Romagna Intensa, psiconauta e su tutto overthinking. For Change is what we are, my Child. A parte questo vi chiedo solo un buon groove e un amaro del capo.

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