Deakin – Sleep Cycle

Deakin – Sleep Cycle

Deakin è il quarto membro degli Animal Collective, e il motivo per cui non abbia mai voluto mettersi in mostra prima d’ora rimane un mistero. Non solo non si è mai deciso a pubblicare musica anche da solista, ma non appare neppure in diverse delle (migliori) uscite a nome della band (Merriweather Post Pavilion in primis). Lecito dunque credere che non avesse nulla da dire e che fosse solo un gregario, e invece… invece il ragazzo di talento ne ha eccome e si da pure il caso che il suo debutto sia un lavoro incredibilmente ispirato ed evocativo, così dopo la delusione di Painting With, torna a farsi sentire la magia che ci aveva tanto fatto innamorare di Avey Tare e compagni.

D’accordo, siamo ben lontani dai loro picchi storici, ma non possiamo in alcun modo lamentarci davanti a doni tanto piacevoli quanto inaspettati come quelli presenti in questo Sleep Cycle. La chitarra la fa da protagonista per andare poi gradualmente a sbiadire con l’evolversi del disco tra gli effetti più disparati. Il tutto reso estremamente coinvolgente grazie a un’interpretazione vocale di grande carattere, in grado di conquistare anche i più scettici. “Golden Chords”, il brano che apre le danze, al momento potrebbe entrare di pieno di diritto in una short list dei pezzi più belli dell’anno. E chi se lo sarebbe mai potuto aspettare? Deakin si dimostra completo padrone di tutte le fasi della produzione finanche dietro alle pelli, con uno stile sobrio ed efficace. Lo spirito del collettivo scende immediatamente tra di noi, prende forma e ci accompagna per poco più di 30 minuti in un crescendo di psichedelia pop. Una canzone dopo l’altra la testa gira e vortica come ai bei tempi, dando il via a quei viaggi colorati e freak marchio di fabbrica del combo di Baltimora. Neanche il tempo di esultare che ci troviamo già alla fine. Un vero peccato che manchino giusto un pugno di minuti extra e un pizzico di irrazionalità in più in grado di fare il salto di qualità finale. Grazie della sorpresa, in ogni caso.

Figliol prodigo dei nostri tempi sulla via del ritorno verso casa, perso tra le pieghe della pop culture. Studente di architettura a tempo pieno, tra un concerto, un viaggio ed una jam session, senza farsi mai mancare nulla. Tool e Bill Hicks gli assi delle mie coordinate celesti.

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