Colin Stetson – All This I Do for Glory

Colin Stetson – All This I Do for Glory

Per onestà intellettuale, dico subito che questo è il primo disco di Colin Stetson che ascolto, quindi magari chi già lo conosce è abituato al suo sound, ma per me è stata una botta che non mi aspettavo. E quindi per parlare del disco, non posso far altro che parlare delle mie sensazioni durante l’ascolto.
Provo a inquadrarlo partendo da un aneddoto personale. Qualche tempo fa ho visto il film Get Out!. Ora, non sono un grande fan dei film horror, però tutta la critica americana diceva che questo fosse un gran film e quindi l’ho recuperato. Ed effettivamente mi è piaciuto molto, ma non perché aveva le classiche scene da horror americano con la cosa spaventosa che spunta all’improvviso, musica a palla e salti dalla sedia, ma piuttosto perché aveva quel modo di spaventarti molto orientale, che ti mantiene inquieto mentre le cose vanno avanti, magari strappandoti anche qualche risata.

Ecco, questo è quello che mi sono trovato davanti quando ho premuto play per la prima volta su All This I Do for Glory.
Perché in ogni traccia c’è questa linea di basso con un bel groove, è anche in evidenza, MA. Se è in evidenza, prima o poi comincia a sciogliersi, a distorcersi, a inacidirsi. Se non è in evidenza, è un accompagnamento (sempre ben presente) ad altri elementi a loro volta che hanno qualcosa di inquietante. Un drone, una vocina ululante alla Thom Yorke, un synth selvatico. Ecco, se dovessi trovare un elemento comune a tutte le “canzoni” è sempre quella tendenza alla dissonanza, sempre in agguato ma che non si fa mai viva. Come un film horror orientale, appunto. Quello, e la presenza di queste percussioni marziali, nel senso che danno l’idea di una marcia verso non sai cosa, ma sai che ci stai andando senza fermarti, e non sempre in modo piacevole. Una sensazione che mi ha ricordato molto Musick to Play in the Dark dei Coil, seppur in maniera diversa.

Classificare questo disco, categorizzarlo, non è assolutamente facile, a pensarci. Math rock? In effetti ci sono tantissimi elementi che riportano a quel filone – difficile in certi momenti non pensare ai primi Battles. Post rock? Ci potrebbe stare? Elettronica? Di sicuro, ma che tipo di elettronica? Sulla pagina dell’artista su RYM ci sono tanti generi “strani” (dei quali quello che convince di più è, manco a dirlo, experimental), e forse potrebbe esserci quello più giusto, cioè jazz. Se è vero che a tratti è quasi un non-genere, è anche vero che negli ultimi anni abbiamo accolto giustamente come dischi jazz anche cose molto equivoche, vedi alla voce Floating Points e Flying Lotus. E il principio di inclusione volendo potrebbe essere questo, non certo il fatto che Colin Stetson sia un sassofonista. Cosa che per altro ho scoperto solo quando mi sono informato per scrivere questa recensione, perché il sassofono è super distorto e praticamente irriconoscibile per buona parte dell’album.

Ultimo avviso: come per un buon film horror, All This I Do for Glory potete ascoltarlo quando volete. Ma solo se lo ascoltate dopo il tramonto potete essere sicuri di ricordarvelo in tutto il suo fascino strisciante.

Leggo fumetti e ascolto musica molto più di quanto sarebbe sano, ma molto meno di quanto vorrei. Tampono il vuoto con serie, film e pigrizia.

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