Clipping – There Existed an Addiction to Blood

Clipping – There Existed an Addiction to Blood

Isoliamo l’esperienza. Non sappiamo chi siano, non sappiamo chi li produca, non conosciamo nome e curriculum dello storyteller, non sappiamo cosa significhi esattamente il patrocinio Sub Pop, non abbiamo capito perché da dieci anni a questa parte il vertice annuale delle migliori uscite discografiche sia predominio della sfera black. Eccetera eccetera. Ma dei Clipping. (minuscolo e con punto incluso nella dicitura) una cosa la sappiamo: il punto di fusione tra hip-hop e l’horror hollywoodiano di matrice bianca producono un grigio musicale inedito. Personale. Gelido. Perturbante. Onomatopeico addirittura. Producono un paesaggio, una sensazione, un film. Producono quel grigio industriale che tiene lontani il giusto dal grande pubblico, ma che nel loro scenario eleva a punto di riferimento, a pietra angolare oltre la quale sarebbe pura sperimentazione. Nel rock, per esempio, accadde in Europa agli svizzeri Young Gods e a Seattle ai Pigeonhed del compianto compositore e raffinato vocalist Shawn Smith. Nell’hip-hop il riferimento resta Fear of a Black Planet dei Public Enemy, ma questa è una storia che non c’è più ed è quasi incredibilmente nel dimenticatoio.

Nulla di clamoroso che riguardi gli ingredienti, ma Clipping. centrano la ricetta che ad altri non era riuscita, forse perché troppo concentrati a mostrare il messaggio e/o il personaggio, oppure a mostrare più semplicemente i muscoli. Qui chi parla non minaccia, è quasi minacciato. E come a ogni grande album che possa vantarsi di questo nome serve per di più non fermarsi alla classica canzone indovinata che lo immetta nel circuito degli ascoltatori che acquistano, che fanno da opinion leader, che distribuiscono poi il verbo. Serve solidità e completezza. Servono più d’un picco, più intuizioni che non siano un solo sapore per quanto deciso e originale. Per questo il nuovo brano manifesto di Halloween, piazzato subito, “Nothing Is Safe” è già grande ma non basta. È fin troppo quadrato, fin troppo scandito, fino troppo prodotto per certi versi.  “La Mala Ordida”, per esempio, è il brano di collaborazione che manca del tutto nella nuova fatica di DJ Shadow. “Run For Your Life” pazzesca, con base sonora a metà tra una catena di montaggio e una fumosa redazione anni ’70, con il ritornello oltretutto, con niente al posto sbagliato. “The Show” è clipping. esattamente come li avevamo lasciati nel disco precedente, ma con un flow più delineato. “Blood on the Fang” per scegliere il lato rave della situazione. Quella che inizia con la citazione del titolo del disco… There Existed an Addiction to Blood. Dipendenza dal sangue (e dai campionamenti). Benvenuti.

“Non mi dà più i brividi come allora, ma resta una delle cicatrici a cui sono più legato. Mi riempiva di carica come accade alla birra man mano che la si versa dentro il boccale. Già densa e corposa, sembra che si espanda ulteriormente. Quella canzone, tra l’altro, parlava di New York” (autocit. UnoZero)

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