Chris Cornell – No One Sings Like You Anymore, Vol. 1

Chris Cornell – No One Sings Like You Anymore, Vol. 1

Non se ne sentiva il bisogno, ma non può che fare uno strano effetto ritrovare nuovamente la voce di Chris Cornell, seppure per un’operazione come questa che, per quanto ce la vogliano provare a incartare, non ha alcun valore artistico. Si intitola No One Sings Like You Anymore (Vol. 1, oddio…) e raccoglie dieci rappresentazioni di brani più e meno noti di altri artisti, recuperate dall’hard disk del famigerato laptop di Cornell, ed esclusivamente suonate secondo il comunicato stampa da questi assieme a Brendan O’Brien, uno dei produttori storici dell’era grunge (ma non solo). Un album di cover quindi, che prende il titolo da un verso di Black Hole Sun, la canzone più famosa dei Soundgarden, e riaccende il ricordo di un personaggio amato, eppure in vita mai pienamente compreso, neanche dai suoi famigliari, in testa la seconda moglie Vicky Karayiannis.

Questa più che la recensione a un tutto sommato inutile – seppure ben confezionato, obiettivamente – disco di cover, è l’occasione per raccontare il disgustoso comportamento che chi era intorno a Chris Cornell sta mettendo in scena, crediamo a discapito dei veri fan, che sono principalmente quelli delle band in cui ha militato, più che della trascurabilissima carriera solistica. Abbiamo già vissuto le gestioni sconclusionate dei post-mortem di artisti come Freddie Mercury o Jeff Buckley, ma la battaglia della Karayiannis per (o contro?) la pubblicazione dei 7-8 demo dei Soundgarden rimasti ancora inediti nel computer di Cornell è davvero una delle cose più brutte che un fan può subire, dopo la tragica e inattesa morte del proprio idolo. Lasciando perdere le accuse poi ritirate da parte della band nei confronti della vedova per appropriamento indebito dei fondi raccolti durante un concerto di beneficenza, e la canonica battaglia per le royalties, ci sono queste canzoni a cui gli altri tre membri della band chiedono di poter avere accesso avendole in parte composte anche loro, per poterle pubblicare come un ultimo EP/album dei Soundgarden, a fronte di un lavoro di produzione da svolgere secondo lo stile del gruppo. La Karayiannis sostiene invece che si tratti di brani scritti dal solo Cornell, e che spetta a lei e alla sua famiglia la gestione di questo materiale. Sta di fatto che invece della mole di uscite postume – di cui tra singoli solisti, raccolte, riedizioni, live e ora questo disco di cover, abbiamo già perso il conto a soli tre anni e mezzo dalla scomparsa – preferiremmo di gran lunga poter ascoltare le ultime composizioni inedite di una delle band che più abbiamo amato. 

Si profila inoltre una tragicomica disfida tra le due figlie-sorellastre a chi arriva per prima al successo, anche questa finora a colpi di cover. Noi, in caso, ci schieriamo con la maggiore, Lily, avuta da Chris con la storica manager dei Soundgarden (e anche di Alice in Chains e Screaming Trees) Susan Silver, che per altro assomiglia moltissimo al giovane Cornell era Screaming Life. Eccola a Seattle introdotta proprio dalla madre al recente tributo agli Alice in Chains con una cover della loro Black Gives Way to Blue, assieme a Chris DeGarmo dei Queensrÿche. (Niente male eh?)

Tornando a No One Sings Like You Anymore, come si lasciava intuire, non produce grandi emozioni, nonostante una produzione ben calibrata. Non è facile dare un sound omogeneo o quantomeno coerente a un pugno di canzoni composte in epoche diverse, da artisti diversi, e di generi spesso radicalmente opposti. Alcuni di questi pezzi erano già stati registrati durante esibizioni dal vivo, per cui non tutto risulta una novità assoluta. Certo che a prescindere dalla volontà di Cornell, O’Brien ha fatto un ottimo lavoro. Non sembrano demo, ma performance vocali pienamente compiute, del livello a cui il nostro ci aveva abituato nel post-Audioslave. In fondo sono 36 minuti di musica che svelano ancora una volta l’ambizione pop di una delle voci più rilevanti non solo della generazione grunge, ma del rock tutto, di ogni tempo. Certo che quel “Vol. 1” in coda al titolo dell’uscita preoccupa non poco…

 

Sono un pubblicitario prestato al mondo del vino. Una notte ho sognato che vincevo al SuperEnalotto, e coi soldi vinti aprivo il miglior negozio di musica di sempre, dove si ascoltava e si vendeva solo la musica che dicevo io. Se qualcuno non era d’accordo, quella era la porta. Se fallivo, fallivo. Se facevo successo, chiamavo Mark Hollis a suonare in acustico e Oneohtrix Point Never a fare un DJ set.
Mentre attendo che ciò diventi realtà, ho aperto con un po’ di amici di lungo corso forumistico questo posto, dove mi rifugio tutti i giorni, non appena posso.

Una volta ho quasi sfiorato la mano di Michael Stipe. Ho l’autografo di Maynard James Keenan. E anche quello di Aaron Turner. Conosco Burial personalmente.

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