Cave In – Final Transmission

Cave In – Final Transmission

A riguardarla con distacco oggi, quella dei Cave In sembra la parabola di una band incompiuta. Ai tempi di Jupiter (estate 2000), infatti, erano davvero una delle migliori promesse nel campo della musica pesante, riuscendo a coniugare le chitarre distorte a un songwriting orecchiabile ed emozionale. Il loro punto di forza stava proprio in questo contrasto tra le due anime, quella più post-core e quella più alternative/melodica, e a posteriori appare fin troppo facile dire come sbilanciarsi verso una delle due direzioni avrebbe compromesso irrimediabilmente la peculiarità della loro proposta. Ma i ragazzi del Massachusetts erano dotati di un innegabile talento melodico, e decisero di provare un lancio commerciale (riuscito a metà) col passaggio a una major e la pubblicazione del controverso Antenna, prima del dietrofront e il ritorno all’Hydra Head coinciso con un ulteriore cambio di sonorità, un back-to-roots anche in questo caso non del tutto compiuto. Poi, mentre i Cave In stanno lavorando a un nuovo disco, arriva la tragedia che sconvolge la band: il bassista Caleb Scofield muore in un incidente stradale. A questo punto, i suoi compagni di avventura sentono che è giusto arrivare fino in fondo, perché c’è parecchio materiale incompiuto (molto del quale proprio composto dal compianto Caleb) e riescono infine a completare questo Final Transmission.
Sebbene sia impossibile emanciparsi dal lato prettamente sentimentale che assumono operazioni di questo tipo, considerarlo un disco postumo assemblato alla bell’e buona sarebbe del tutto ingiusto. Certo, l’omaggio al defunto bassista è evidente già dall’iniziale titletrack, ma qui troviamo anche alcuni dei migliori pezzi della band, con una varietà nelle composizioni che mancava per l’appunto dai tempi di Jupiter. Ci sono le chitarre abrasive (“Night Crawler”), ci sono le melodie a presa istantanea (“All Illusion”), ma soprattutto c’è quell’equilibrio tra i due elementi che mancava dai loro tempi migliori in pezzi come l’ottima “Winter Window”. Certo, qui e lì avvertiamo un senso di incompiutezza (inevitabile in operazioni di questo tipo). Sì, non è nulla di innovativo né di imprescindibile. Ma Final Transmission è di certo un disco godibile, e un omaggio sentito alla memoria del povero Caleb.

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