Car Seat Headrest – Twin Fantasy

Car Seat Headrest – Twin Fantasy

Riesce a sorprendermi per la seconda volta Will Toledo. La prima era stata nel 2016, con quel Teens Of Denial che aveva colto di sprovvista me e tanti altri che ancora non lo conoscevano. L’avevo anche messo in cima alle preferenze di fine anno, eppure arrivato a questo punto sento di non averlo compreso del tutto ai tempi. La curiosa idea di uscire con questo remake/remaster di uno dei dischi più amati dai fan del suo catalogo (a sua volta parte di una trilogia) mi ha stuzzicato al punto da farmi ascoltare le due revisioni fronte a fronte per poterne comprendere meglio le motivazioni; fatto ciò e approfondite anche altre uscite del catalogo pre-firma con la Matador, posso ben affermare che questo cantautore è anche più talentuoso di quanto pensassi.

Teens of Denial era una raccolta di brani semplicemente ottimi, il cui perfetto mix di inquietudine e spensieratezza si tradusse in un meritato riconoscimento globale. Twin Fantasy invece è un altro tipo di animale, e funziona leggermente meno isolandone i singoli (ma ce ne sono di bellissimi) e che dà invece il suo meglio se ascoltato per intero e col giusto spirito. Era e resta in questa nuova versione, un LP viscerale ed estremamente confessionale, un lungo sfogo che racconta una relazione sentimentale travagliata, affiancando al canovaccio teen dell’amore non corrisposto, tematiche delicate come omosessualità, gender dysphoria, e salute mentale; il tutto però eseguito con un garbo ed una scaltrezza rara per un giovane di quell’età (aveva 19 anni all’epoca, ne ha 25 ora). Per quanto concerne il remake in sé, non fate l’errore di pensare all’iniziativa come ad una mera commercialata, c’è di più: il restyling sonoro, fabbricato questa volta insieme alla band (e con i soldi) non solo dona nuova linfa vitale a quei brani già coinvolgenti ma acerbi nella produzione (pare fu registrato in solitaria e con mezzi di fortuna), ma è accompagnato da una rivisitazione tematica, che alterandone scampoli di testi e suoni, si risolve in un intrigo quasi meta-narattivo, in cui sensazioni, idee e pensieri vengono riesaminati o in alcuni casi riscritti del tutto col senno di poi.

Bello dunque il suono spacey regalato a “Nervous Young Inhuman” e “Bodys”, in generale graditissimo il lavoro di pulizia diffusa, che anche quando fa perdere qualcosina in termini di mood finisce per accrescerne comunque l’intensità, vedi “High to Death” dove il suono più sinistro viene perso a favore di un finale emotivamente più coinvolgente. Se cercate coordinate per orientarvi, ai nomi già fatti nella scorsa recensione: Pixies e Pavement, aggiungiamo anche Pulp, Strokes, i primi Dinosaur Jr. ed in generale tutto il rock alternativo anni novanta e l’indie dei primi duemila. Curioso poi che tra i vari cambiamenti apportati ai testi, Frank Ocean e James Brown, vadano a sostituire Dan Bejar e John Entwistle, la crescita passa anche da qui evidentemente. I difetti, se tali possono essere definiti, vanno trovati nella natura inesorabilmente adolescenziale del disco, con tutti gli strascichi emotivi e compositivi che si porta appresso (specie nelle lunghe cavalcate floydiane), e in questo Teens of Denial a qualcuno potrebbe pesare meno con la sua struttura slegata, gli intenti questa volta sono però diversi, e anche il minutaggio è tarato per trasmettere il messaggio.

Insomma l’urgenza espressiva del songwriting, i testi in cui si legano agilmente autobiografia, ironia nevrotica, citazioni letterarie e bibliche unite a quel giusto mezzo tra leggerezza e gravità, sono gli elementi che confermano il talento dei Car Seat Headrest e sono lì a ricordarci che spazio per questo genere di musica ce n’è ancora, se gli interpreti hanno seriamente qualcosa da dire. Parlare di maturazione rispetto alla precedente uscita suonerebbe in un certo senso improprio, non solo dal momento che all’uscita di Teens of Denial tutti questi brani erano stati rilasciati da anni, ma anche perché riguardando al precedente, in cos’altro devono crescere ancora questi? Possiamo solo ribadire quanto siano meritatamente musicisti di prima fascia nella scena odierna.

La maturazione che semmai c’è stata è quella di natura strettamente personale di Toledo, che al netto di questa operazione, riesce a far traghettare Mirror to Mirror in Face to Face (i sottotitoli dati alle due versioni dell’album) facendo pace con se stesso e con l’oggetto del suo desiderio. È servita un’immersione più profonda nella loro già estesa discografia (rigorosamente Genius alla mano) e solo ora comprendo i motivi del perché sia nato un culto per questo microcosmo dei Car Seat Headrest.

“The media cyborg lives thanks to the media. In the age of cyber-medialism with its emphasis on simulation the hi-tech media become the condition for survival”. Dicono di me (?): “His mind is in a perpetual St. Vitus dance – eternal activity without action – “

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