Car Seat Headrest – Teens of Denial

Car Seat Headrest – Teens of Denial

Con Will Toledo funziona così, come funzionava con i vari Pollard, Malkmus, Brock, Moore ecc. Cognomi che chi vuole apprezzare fino in fondo questo lavoro che rappresenta la frontiera della rivitalizzazione di un genere. Quello del fare in casa le cose partendo da una passione smodata per il punk che vuole convertirsi in qualcos’altro. Si impara abbastanza in fretta dove si inizia e quasi mai dove si finisce di fronte a soggetti del genere. Ci stiamo riferendo ovviamente ai rispettivi periodi d’oro.

Lo zenit di Car Seat Headrest non lo può conoscere nessuno, neanche lo stesso Toledo, nerd apparente se ce n’è uno, che per siglare questa prima miscela organizzata come un disco vero e proprio (è arrivato fin qui buttando su Bandcamp tutta una serie di album le cui registrazioni dei cantati sono state prodotte chiuso in macchina in garage, da qui il poggiatesta della sigla) ha deciso di avvalersi di una band a tutto tondo. La Matador, verificato il grande seguito sul web, lo ha convinto a misurarsi con il proprio talento per la canzone sghemba e allo stesso tempo rock per come lo conosciamo da 25 anni. I suoni squadrati, le melodie, lo scazzo, le facilonerie, le articolazioni chirarristiche, le parole mangiate, qualche urlo al punto giusto. Così Toledo si è preso la scena con questo Teens of Denials che segue la raccolta del presunto “meglio” dell’elefantiaca produzione pre studio di registrazione (titolo da reperire: Teens of Style, ottobre 2015).

La scena nel senso più letterale del termine. La scuola lo-fi. Come un Jonathan Richman o un Gordon Gano riempito di Pixies e ballate deviate. Partite da “(Joe Gets Kicked Out of School…)” e capirete tutto. Poi tornate indietro. “Fill in the Blank” è la sua versione dei fatti quando il gioco si fa allegro; “Vincent” è già dentro la medesima ricerca che provarono a fare i Pavement prima di stufarsi; “Drunk Drivers / Killer Whales” il punto più alto che fa pensare che il prossimo sarà più grande. Da possibile consacrazione. Già solo per il coraggio di intitolare il pezzo più lungo del disco “The Ballad of Costa Concordia” (!?!). Sappiate che si tratta di materiale che nel mondo alternativo è già sulla bocca di tutti. Testi di cose qualunque inclusi. Prenotata da tutti coloro che sono pronti a salire sul carro…

"Non mi dà più i brividi come allora, ma resta una delle cicatrici a cui sono più legato. Mi riempiva di carica come accade alla birra man mano che la si versa dentro il boccale. Già densa e corposa, sembra che si espanda ulteriormente. Quella canzone, tra l’altro, parlava di New York" (autocit. UnoZero)

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