Brutus – Nest

Brutus – Nest

I Brutus arrivano dal Belgio. Sono un trio, chitarra, basso e batteria.
Ma la batterista, Stephanie Mannaerts, è anche cantante. E ti cattura subito, con la sua voce spesso urlata ma sempre pulita mentre pesta cattiva sul suo strumento e passa agilmente tra d-beat, blast-beat e tempi più lenti e sincopati.
Ma c’è tanto altro nella loro proposta. Gli strumenti si rincorrono continuamente, cambiano ritmi, velocità, stile (e guardatevi i video live, perché lei suona e canta benissimo anche sul palco, ché in studio son capaci tutti), e quello che tirano fuori è davvero una boccata d’aria fresca, nonostante gli elementi che definiscono il loro sound sono riconoscibili e identificabili.
Hardcore, metal, post-rock, un ibrido tra i Russian Circles e i Deafheaven sposati con Emma Ruth Rundle seppure con Chelsea Wolfe come amante (citiamo questi nomi visto che sono tutti sotto la stessa etichetta, Sargent House). Queste sono le referenze e coordinate dei Brutus.
Si parte con “Fire”, e basta meno di un minuto per mettere le cose in chiaro: batteria hardcore, chitarra pericolante, Stephanie che urla “Fire, burn them all, I’m breaking your walls down, Fire, burn them all, I’m breaking your walls”, poi il break più melodico ma sempre in tensione. “War” è forse il brano manifesto, piazzato lì a metà album. E’ la chiave di volta per entrare nel loro suono. In “Cemetery” sembra di ascoltare Björk in versione post-punk, “Space” lascia spazio (appunto) a una formula un po’ differente e inaspettato, si chiude con l’ottima doppietta “Horde V”/ “Sugar Dragon”, tra gli schiaffi della prima e le atmosfere quasi sognanti della seconda, confermando, almeno per me, che è ancora possibile nel 2019 trovare band post-hc di cui innamorarsi al primo ascolto (e quest’anno ci era già capitato con gli Spotlights, siamo fortunati).
Siamo felici di averli trovati adesso, anche se il loro disco, Nest, è uscito ad aprile. E’ il secondo album per i Brutus. Il primo si intitolava Burst e risale al 2017. Sebbene in esso le coordinate siano le stesse, già a primo impatto appare più acerbo e meno profondo. Eppure ad averlo ascoltato due anni fa avremmo parlato di debutto col botto, senza dubbio. Probabilmente aver girato in tour con i gruppi come quelli citati in precedenza li ha fatti crescere non poco.
Saranno di supporto ai Cult of Luna (la data di Milano il 3 dicembre diventa abbastanza imperdibile a questo punto), hanno appena suonato al Dia de los Deftones aprendo il festival (bravo Chino, scelta sua si dice), e se lo meritano un po’ di successo, Questi sono i gruppi rock che oggi abbiamo ancora voglia di scoprire, ascoltare, supportare.

 

di Alessandro Riva

 

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