Brian Eno – Reflection

Brian Eno – Reflection

“Chiudi la porta della tua stanza e metti uno specchio davanti a te (non più piccolo di 40×30 cm). C’è bisogno che la stanza sia buia. Quindi accendi una candela davanti allo specchio, in modo che non venga riflessa direttamente. Lo specchio riflette solo il tuo volto. Poi fissa i tuoi occhi, senza togliere lo sguardo dallo specchio. Lasciate che sia il vostro intuito a guidarvi, ma le sessioni di meditazione dureranno 20-30 minuti.
Continua a fissare i tuoi occhi riflessi, continua a fissarti negli occhi, i tuoi occhi, e nel giro di due o tre giorni ti accorgerai di un fenomeno singolare: il tuo volto assumerà nuove fisionomie. Ti potrai persino spaventare. Il volto nello specchio comincerà a cambiare. A tratti comparirà un volto molto diverso che non riconoscerai neppure come il tuo.
Ma di fatto tutti questi volti ti appartengono. Ora la mente subcosciente è pronta ad esplodere. Questi volti, queste maschere ti appartengono. Cominceranno ad apparire volti di vite passate. Dopo una settimana, il tuo volto diventerà un flusso, un film. Volti diversi continueranno ad apparire per poi scomparire… e dopo tre settimane non riuscirai più a ricordare quale sia il tuo vero volto, perché ne avrai visti passare troppi. Se perseveri, dopo la terza settimana, un giorno all’improvviso accadrà la cosa più strana: tutto a un tratto lo specchio non rifletterà più alcun volto. Lo specchio sarà vuoto. Non ci sarà nessun volto. Questo è il momento: chiudi gli occhi e guarda in faccia il tuo inconscio. Sarai nudo, così come sei in realtà. Ogni inganno sarà caduto e solo allora comincerai a vedere chi veramente sei stato nella vita passata. Per ottenere buoni risultati è necessario praticare la meditazione per un mese una volta al giorno, è una meditazione molto forte che richiede molta energia e tanta volontà”.

Dal sopraelevato 3rd Eye Forum, Spirallout, 9 dicembre 2004.

La prima recensione del 2017 e non so che scrivere. Ho ascoltato l’album la notte di San Silvestro dalle cassettine invisibili del MacBook, un’ora dopo che si è trovato per vie traverse. Poi quando ho ricevuto il promo ufficiale me lo sono sparato in cuffia per tutta la sua durata, sentendomi come l’astronauta Matt Kowalsky in Gravity, ovvero alla deriva nello spazio profondo. Un po’ sbalordito dagli scenari galattici, un po’ angosciato dal non trovare una via di fuga, che di fatto in Reflection, il nuovo LP di Brian Eno, non c’è. Se non dopo 54 minuti di conversazione psicologica con se stessi.

D’altronde le parole spese per il disco dello scorso anno, The Ship, e quelle che avremmo usato ai tempi di Discreet Music e Music for Airports, sarebbero in buona sostanza le stesse. Semitono più alto, semitono più basso. Il flusso di dati sembra avere naturali affinità con quello delle tracce di The Ship, il quale tuttavia come concetto sonoro e come sfondo integratore (le lettere dei soldati dal fronte, i versi random da canzoni del suo catalogo, l’idea delle istallazioni correlate al tema dell’albo) sembrava avere qualche ragion d’essere in più. La pasta è della stessa marca, ma i minuti di cottura sono differenti. E nel caso del nuovo, la monotraccia non aiuta di certo a venirne a capo, perché ti costringe a due modalità di ascolto. La prima, più probabile, è quella di usarlo come sottofondo mentre si è impegnati a fare altro. Navigare in Rete, guidare, camminare, leggere. E “quasi eccetera”. Se invece è ascoltato con lucida attenzione, magari isolandosi dal resto del quotidiano, la sua monotonia scompare e si apprezzano le minuscole ma significative variazioni di tonalità, che nell’idea di Eno potrebbero risultare in un’infinita possibilità di diversi pattern. “The app by which REFLECTION is produced is not restricted: it creates an endless and endlessly changing version of the piece of music. he creation of a piece of music like this falls into three stages: the first is the selection of sonic materials and a musical mode – a constellation of musical relationships. These are then patterned and explored by a system of algorithms which vary and permutate the initial elements I feed into them, resulting in a constantly morphing stream (or river) of music. The third stage is listening”. Dopo essere sprofondati nello spazio e aver avuto la possibilità di riflettere su qualsiasi cosa, alla fine ci si ritrova in tutt’altro luogo rispetto a dove si era iniziato. Ci ripensi, ma non ricordi più il punto di partenza. Anche perché il flusso sonoro si è evoluto e trasformato

Riassumendo potremmo adattare un concetto di Carlos Castaneda: “addestriamo i nostri orecchi ad ascoltare le cose che ascoltiamo nel modo in cui le pensiamo”. Questo è Reflection di Brian Eno.

Sono un pubblicitario prestato al mondo del vino. Una notte ho sognato che vincevo al SuperEnalotto, e coi soldi vinti aprivo il miglior negozio di musica di sempre, dove si ascoltava e si vendeva solo la musica che dicevo io. Se qualcuno non era d'accordo, quella era la porta. Se fallivo, fallivo. Se facevo successo, chiamavo Mark Hollis a suonare in acustico e Oneohtrix Point Never a fare un DJ set. Mentre attendo che ciò diventi realtà, ho aperto con un po' di amici di lungo corso forumistico questo posto, dove mi rifugio tutti i giorni, non appena posso. Una volta ho quasi sfiorato la mano di Michael Stipe. Ho l'autografo di Maynard James Keenan. E anche quello di Aaron Turner. Conosco Burial personalmente.

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