Black Midi – Schlagenheim

Black Midi – Schlagenheim

Ci sono band come i Black Midi che basta ascoltare anche solo una sola volta per capire che ce l’hanno fatta. Il debutto del giovanissimo quartetto britannico si intitola Schlagenheim e mette in mostra quella perizia vagamente freak dei geni prematuri, che unito al loro aspetto un po’ 80s e un po’ nerd, oltre a una musica che va a pescare tra no wave, math rock, space funk, gli Slint e il post punk, evoca un’idea di splendido pasticcio atemporale. Il fermento generatosi intorno al loro nome, l’hype nei circuiti indie, le prime recensioni avevano ragione: i BM sono veramente fighi. 

Partiture isteriche eseguite con classe, una voce tarantolata e in generale un gran gusto (anche nella copertina, pare il parto di una rete neurale addestrata sui quadri di Bosch mischiati alle pellicole di Tsukamoto) sono gli ingredienti di questa già matura prima produzione che mette in chiaro subito come i Black Midi abbiano già capito chi sono e cosa vogliono fare.

Schlagenheim offre sperimentazione, varietà, precisione, potenza, dettagli minori … è un album molto ben bilanciato tra parti pesanti e parti più morbide. Il tutto interpretato con una tale coscienza (e conoscenza) che è dura credere che stiamo ascoltando ragazzetti di circa 22 anni. Probabile che tutta la roba che citiamo in questo breve pezzo loro l’abbiano assimilata in fretta, e inglobata naturalmente nel loro stile, senza forzature né tantomeno elogi che finiscono col sembrare plagi.

Il lotto è contrassegnato da tempi dispari e ambientazioni astratte, dissonanti, surrealistiche e di pura ansia aggressiva. Sembra di ritrovare il brio dei primi Liars e l’energia dei Don Caballero, il fluido sbirulino dei Battles posto sulla base concettuale dei Sonic Youth. In termini di freschezza della proposta, solo The Comet Is Coming ci hanno convinto allo stesso modo in quest’anno solare. 

 

“The media cyborg lives thanks to the media. In the age of cyber-medialism with its emphasis on simulation the hi-tech media become the condition for survival”. Dicono di me (?): “His mind is in a perpetual St. Vitus dance – eternal activity without action – “

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