Black Country, New Road – For The First Time

Black Country, New Road – For The First Time

Gli anni Zero sono stati caratterizzati da vari fenomeni in campo rock, tra cui l’esplosione dell’indie e il progredire del post metal, ma anche e soprattutto dal recupero di sonorità provenienti dai decenni precedenti ai Novanta. Per comodità si è parlato di garage revival o dell’ennesima riproposizione new wave, anche se tra le varie band c’erano spesso differenze rilevanti. Se escludiamo alcune realtà come ad esempio gli Interpol, però, la cifra di questo movimento era molto più spensierata e, in una parola, pop. Una voglia di divertirsi e divertire che notiamo ugualmente in esperienze laterali come la scena danzereccia legata alla newyorkese DFA Records.

Attualmente invece si agisce in un contesto molto diverso: il panorama musicale è diventato molto più fluido, la crisi economica ha portato all’affermazione dei populismi (non è un caso la scena sia esplosa nella fase post Brexit), il livello del rock è esiguo, per usare un eufemismo. Gli stessi revival hanno un sapore diverso: si pensi al ripescaggio di sonorità anni ‘80, partito in chiave parodistica su internet con la vaporwave e arrivato a colorare le produzioni milionarie di campioni d’incassi come The Weeknd. Quel ricordo sfumato di un tempo migliore che molti dei protagonisti non hanno mai vissuto la dice lunga sulla sfiducia che gravita intorno alla società odierna. In questa cornice, la nascita di un movimento post punk che ripesca il carattere della rabbia e dell’alienazione è estremamente significativo.

Riavvolgendo il nastro fino al 2019 notiamo come le band nate in seno alla Speedy Wunderground, cioè black midi, Black Country, New Road e Squid, ripeschino elementi post rock, soprattutto nella versione primigenia degli Slint. Un background che le formazioni dei 2000 non potevano avere, visto che il genere in quegli anni stava appena raggiungendo la popolarità dopo i dischi chiave della decade passata.

Scritturato dalla Ninja Tune – etichetta certamente nota sul fronte elettronico, tuttavia non solita pescare band in giro per l’Europa – il collettivo londinese non esita a sprigionare il proprio potenziale in sede live, rendendo noti al pubblico i primi folgoranti inediti. For The First Time ci accoglie con “Instrumental”, un crescendo costantemente a un passo dall’esplodere irrevocabilmente, salvo poi lasciar spazio a una traccia sublime, su cui andrebbero versati fiumi di inchiostro. Evocare i Godspeed You! Black Emperor senza uscirne ridimensionati risulta quantomeno ostico, eppure i Black Country, New Road sembrano possedere l’estro e la sfrontatezza necessari per riuscire nell’impresa; “Athens, France” potrebbe durare in eterno e probabilmente nessuno oserebbe interromperne il celestiale spettacolo. Si spazia dal chitarrismo più diretto al calore orchestrale dell’outro, tutto nell’arco di sei minuti. Chiaramente non mancano gli episodi più dilatati, o quelli dal minutaggio proibitivo, come il tortuoso flusso di coscienza contenuto in “Sunglasses” o la scheggia impazzita “Opus”, le cui componenti jazz ricordano la frenesia dei Comet Is Coming.

Per la prima volta, esattamente come il titolo suggerisce, dopo un periodo di magra torniamo ad avere fede in una proposta di questo tipo. L’essere riusciti a mantenere un’identità – quantunque fosse semplice prendere uno scivolone, vista la mole di influenze in gioco – ha svolto un ruolo cruciale nella scelta legata alla valutazione numerica, elevata come da queste parti non si vedeva da tempo immemorabile. Oscillare attorno a questi standard sarebbe chiedere troppo? Rilasciare un papabile disco dell’anno alla soglia dei vent’anni pare una replica calzante.

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