Autechre – elseq 1-5

Autechre – elseq 1-5

Pensavate di averla scampata e invece no. Quel mattone di 600 pagine lo voglio studiato per l’esame di lunedì prossimo e cavoli vostri se non vi siete preparati. Sì, la grande provocazione degli Autechre va ascoltata, assorbita, analizzata e tutto il resto. Perché, data la difficoltà, lo chiarisco subito: è un’esperienza. elseq 1-5 è un’opera che può lasciare un segno anche a chi non è fan. Ora però non esaltatevi, anzi: sarà una lunga e lenta tortura.

Con Sean Booth e Rob Brown non è mai facile: cercare di capire gli Autechre è come affrontare una verifica di chimica dopo una 5 giorni in una qualsiasi città europea, compresa la baldoria (e lo dico essendoci passato). Si potrebbe descrivere la loro carriera dal nostro punto di vista come un continuo e disperato tentativo di comprensione, mentre i due simpaticoni si divertono in modo sadico a spostare l’asticella sempre più in alto. In confronto a oggi, Incunabula pare Taylor Swift. E i due inglesi si divertono ancora e tanto, al punto che alla fine, dopo essersi chiesti se era il caso di farlo davvero, hanno deciso di alzare il dito medio e farlo davvero.

La tentazione di mandarli a quel paese è forte e io al principio l’ho avuta: fossi pagato, almeno. 240 minuti non li aveva mai proposti nessuno, nemmeno gli Swans o i Godspeed You! Black Emperor, e senza contare le 9 registrazioni live in vendita nel loro store. Da qui la sensazione di un messaggio che va oltre l’offesa, quasi un ultimatum: o seguite le nostre regole o fuori dai piedi. Per cui, regola numero uno: elseq 1-5 esige dai voi il 110%. Impossibile percepirlo a livello superficiale: vi tira dentro a forza. Ciò sottintende un’ambizione e una volontà al di fuori del comune e basta riflettere velocemente per notare che gesti eclatanti come questo sono rari, col rischio di non essere presi sul serio. Dunque arrivi alla mia stessa conclusione: devono avere qualcosa in mente, una qualche struttura, un progetto epocale. E sì, ce l’hanno, così saltiamo le domande retoriche.

Ma non è perfetto. Il duo robotico non ha mai brillato per selezione e autocontrollo e in 4 ore hai voglia di punti morti. Già con “c16 deep tread” dopo un po’ si guarda la durata e no, 12 minuti e mezzo così non si sopravvive. Bello il beat, sembra di essere ancora in Exai, fighi i synth magnetici che rimbalzano e la temperatura glaciale ti fa anche sorridere, ma devono avere altro da offrire. E allora pazienza, amico: ce ne vorrà molta. “Elyc6 0nset” è il delirio che hai sempre desiderato: cattiveria a profusione che lentamente si trasforma in errori glitch via via più sistemici, con l’immagine finale di statico che ti conferma che è tutto finito, ma 27 minuti… no ragazzi, l’etichetta di “Dream Theater dell’elettronica” non vi si addice, sul serio. È vero, nella vostra perversione volevate fare un regalo affettuoso a noi fan, ma io purtroppo ho anche un altro compito.

Voi ascoltatori spavaldi avete bisogno quindi di una guida e osservata la pura malvagità in atto, ve la concederò per bontà del mio animo. I primi tre elseq comprendono percorsi relativamente lineari: surreali, alieni e con suoni schiacciasassi, ma “eastre” va avanti imperterrita senza cambiare quelle 2 note oltrepassando i 1200 secondi e lo si capisce subito. L’atmosfera sinistra è intrigante, ti ci abitui: è perfetta mentre cerchi di risolvere un livello di Portal, visto che è compreso il tempo in cui maledici generazioni di santi perché non vedi quel maledetto pannello bianco su cui sparare. Però l’abbiamo detto, vogliamo la sostanza. E se eravate attenti quando prendevate posto, l’avrete toccata con mano fin dall’inizio: l’anteprima via BBC Radio 6 di “feed1” si era conclusa con un eloquente “…is everyone ok?” di Tom Ravenscroft. Ma gli Autechre amano eccessivamente superare il punto di non ritorno e solo dopo un tempo spropositato girarsi per vedere che nel frattempo sono morti tutti. E nei primi tre elseq non fanno altro che ricordarcelo.

Ma dal quarto in poi qualcosa fortunatamente cambia, le tracce prendono vita e cominciano a formulare pensieri propri. “Acdwn2” prende la vecchia “777” come cavia, la riempie di steroidi e l’abbina a una melodia semplice che non ti si schioda dalla testa, ma già dopo qualche minuto l’esperimento va storto: una nube gelida e astratta cresce insidiosa e allora non si fida più, ferma tutto e cambia forma. “Foldfree casual” ci riporta finalmente a rivedere il sole di cui avevamo tanto bisogno, l’ecosistema di suoni glitch riaffiora in superficie e chiude con una danza tribale celebrativa. “7th slip” è la quinta dimensione, l’evoluzione: la creatura aliena è ormai fuori controllo e noi non possiamo farci più niente. Sì, abbiamo trovato qualcosa: la struttura è stata esposta e ora possiamo ammirare la parabola degli elseq nella sua (quasi) totalità. Manca il quinto e ultimo capitolo: la resa, la contemplazione delle rovine di ciò che fu, Shinji e Asuka impotenti di fronte al mondo post-Third Impact. Chiedendosi quale diavolo fosse il senso finale. Forse era nella profezia di tutto questo, la devastante “pendulu hv moda” che da sola si mangia la discografia di Aphex Twin dal 2014 a oggi? O il male invincibile che regna in “c7b2”?

Ovviamente non c’è una risposta: un lavoro megalomane come questo non può che adattarsi all’interpretazione di ognuno di noi, in senso filosofico ma anche pratico. Non c’è bisogno di dire che tentare la maratona dei 240 minuti è potenzialmente letale e quindi ognuno è libero di godersela come vuole, nell’ordine che preferisce. È evidente e la varietà gioca a suo favore: si va dai passaggi esistenziali già spiegati a divertissement non imprescindibili come “chimer 1-5-1” e il beat hip hop di “TBM2”; da marce techno furiose a profonde meditazioni ambient. elseq 1-5 non è esente da difetti, ma vi farà ricredere sul vostro scetticismo. C’è una nuova dimensione sonora, una prospettiva infinitamente estesa e una voglia di rischiare come non si vedeva da tempo, o forse mai: il minutaggio è inconfutabile. In ogni caso è da premiare e se si è ricreduto questo cinico bastardo, allora c’è speranza per chiunque.

...prova prova, funziona? Ehm... mi chiamo Manuel e non sono bravo a presentarmi. Mi piace scrivere e non prendermi troppo sul serio. In genere sono telegrafico, ma non chiedetemi un'opinione su Tim Hecker o Neon Genesis Evangelion o temo finirà con una denuncia per stalking.

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