Top Chart 2015

Sì, questa è la nostra classifica col meglio del rock e del pop del 2015. Finiamo sempre per dirci le stesse cose, per cui vuoi discuterne con noi, siamo nel nostro forum. Non è stata l’annata del secolo, ne siamo pienamente consapevoli. Anzi, staremo a vedere quanti di questi dischi potranno finire nella chart di fine decennio che compileremo di questi tempi fra quattro anni. Al momento non pare che da qui si possano pescare più di due, tre, forse quattro album, ma il tempo sarà galantuono in ogni caso. Tuttavia, rivoltando la coperta, si potrebbe anche dire che pure in un’annata minore, a tratti si è potuto giubilare. L’ibridazione disco pop vs. psichedelia dei Tame Impala, le conferme di Sufjan Stevens col suo intimissimo folk scheletrico o della sempre più elisabettiana e dea dorata Joanna Newsom, i due tomi trasognati e imprevisti dei Beach House, i dischi a sorpresa di Christopher Owens (secondo noi sottovalutato dal resto della critica) e Wilco (mai troppo lodati), i ritorni in buona forma di Godspeed e Blur, il suono metallico e alieno del solito Panda Bear, il rock al femminile di Sleater Kinney, Courtney Barnett, Hop Along… dai che alla fine qualcosina anche quest’anno l’abbiamo tirata fuori. A voi il riassaggio, mentre noi siamo già proiettati su un 2016 che si prospetta pienissimo di nomi grossi da riascoltare. E, speriamo, qualche novità di quelle che ci tengono in vita, perché se il rock continua a proiettarsi in avanti, anche solo di un passetto alla volta, allora tutto questo avrà ancora un senso. Rock On, Peace Out, quello che vi pare, ma no, non giubilate!

26 > 30 To the local, by myself

Blank Realm 2015

Si spazia con energia e spirito freak tra varie gradazioni di post punk, finendo per convincere sia quando il ritmo si fa incalzante e l’interpretazione sclerata, sia nei momenti in cui si rallenta per riflettere. Si canta stonati, si scuote la chiappa, si trasogna. Impossibile chiedere di più su queste coordinate.

Colleen 2015

Un disco assolutamente acustico, ma che suona dub, etereo ma non (più) slowcore: sconfina in territori oltremondani restando sommesso e contenuto, ed è quindi anche fruibile, ed estremamente raffinato.

Blur 2015

Un ritorno che sta rendendo la nostra vita più felice, sebbene sia chiaro sin dal primo ascolto che non si tratta del loro miglior disco. Ma in fondo anche noi non siamo più gli stessi. Eravamo migliori anche noi.

METZ 2015

Una raffica di dieci pugni che vanno dritti allo stomaco senza farsi il minimo scrupolo: chitarre taglienti e rumorosissime, un basso sporcato da un distorsore, drumming fisico e veloce, urla isteriche e un volume quasi insostenibile.

Lower Dens 2015

Emanazione diretta della cantante e chitarrista Jana Hunter, leader androgina spalleggiata da una band intenta a mettere in musica le sue visioni decadenti e surreali, che riportano indietro a storie di anni Ottanta ancora oggi indecifrabili.
21 > 25 I forgot that I could let someone fulfill me

Viet Cong 2015

Non l’ennesimo tentativo di riproposizione lo-fi del 1979, ma manna per gli appassionati, siano quelli che considerano 154 dei Wire un punto fermo del proprio percorso musicale o quelli che vanno ancora in giro ripetendo ossessivamente “Dark entries! Dark entries!”, avvolti in un nero mantello.

A Place to Bury Strangers 2015

Gli APTBS ammettono senza remore di amare la paura, di volerla trasmettere, di crearci anche attorno i loro tracimanti live set. E quindi non è questione di capire se questo nuovo lavoro sia o meno l’album della maturità, conta piuttosto vederci dentro la voglia di non concedere respiro.

Jim O'Rourke 2015

L’approccio disimpegnato, unito a un gusto raffinato che affonda le radici nella tradizione dei chitarristi jazz fusion, risplende sin dai primi istanti di una produzione magistrale, che è un po’ il vero marchio di fabbrica di tutto ciò che è passato per le mani di Jim O’Rourke nell’ultimo paio di decenni.

Chelsea Wolfe 2015

Con Abyss si consolidata quel salto di qualità di un percorso artistico quasi ineccepibile di crescita e sviluppo: un’esplorazione dei confini della dark wave impreziosita da un’indubbia dote compositiva comune a pochi della sua generazione.

Empress of 2015

Dieci tracce che si muovono tra sfumature electro, art e UK garage del pop, seguendo flussi di pensiero che spaziano su temi personali e sociali in cui la sua singolare voce scandisce ogni parola in modo perfettamente udibile e upfront.
16 > 20 There are no cities, no cities to love. It’s not the city, it’s the weather we love!

Father John Misty 2015

Calca terreni familiari per chi è stato conquistato dalla band madre e riesce a rendersi attraente anche a chi magari delle Volpi apprezza solo le (meravigliose) copertine. Le coordinate sono quelle, la resa finale lo rende appetibile per l’Oscar quale miglior sceneggiatura non originale.

Sleater Kinney 2015

Il colpo di coda più clamoroso è il loro. Sono tre donne anche piuttosto mature ormai a dimostrare che il punk rock può essere faccenda credibile e assolutamente non ammorbante anche superata la fase di rabbia giovanile. E male che vada, Portlandia fa crepare dalle risate.

Julia Holter 2015

Impossibile rimanere indifferenti davanti alle aperture melodiche o agli arrangiamenti orchestrali, capaci di rimettere in ordine gli innumerevoli rimandi lasciati inizialmente in sospeso. Elemento distintivo e trascinatore finale: una voce semplicemente peculiare e versatile come se ne sentono veramente poche in giro.

Die Nerven 2015

Il rumore è controllato, il caos è sur place, la disillusione predomina sul resto: qualcosa che per chi vuole finalmente qualcosa di alternativo, in cui ogni sforzo esprime solo buio nichilista.

Thank You Lucky Stars

Un suono compresso in un immaginario angusto, agitato, nebuloso, che risulta come un’altra possibile declinazione del dream pop di Victoria e Alex. Altro che appendice, disco di outtake o scarti del predecessore!
11-15 I’m a big mistake, I’m another loser fuck-up, I’m an accident, that’s why I’m free to do what I want

Wilco Star Wars 2015

Il suono fatto in casa è divertente e sonico il giusto, decisamente distante dalla pericolosa deriva dad rock: quando ci senti dentro i Television, i Feelies, il kraut rock più matematico, il folk astratto e scanzonato, un pizzico di Sonic Youth, …sai che stai ascoltando i Wilco.

Christopher Owens 2015

Bello che suoni tutto improvvisato, perché oggi il rock te lo devi fare da te così, e lanciarlo alla In Rainbows, senza proclami o campagne pubblicitarie, è un gesto che non fa neanche più tanto scalpore. Dietro però ci devono essere sia la sostanza, sia la forma. E in questo caso di pare che il buon Chrissy abbia ritrovato buona parte dello smalto dei tempi dei Girls.

Neon Indian 2015

Non stiamo parlando di canzoni che fanno la storia, anzi l’album è davvero riuscito e acquista maggiori attrattive ascolto dopo ascolto. L’evoluzione ci sta tutta, l’urgenza di divertirsi traspare ed è particolarmente contagiosa. Tranquilli, la componente nostalgica non è stata affatto cestinata, si è soltanto evoluta.

Holly Herndon 2015

Ogni anno capita di ascoltare qualcosa che faccia riconsiderare la definizione ideale di “pop del futuro”, Platform fa cadere per l’ennesima volta in tentazione, ma in verità non lo è. Piuttosto, questo è il pop di un mondo parallelo, in stile Black Mirror. Ci si muove in una vera e propria realtà aumentata, in cui l’hi-tech è parte integrante dell’ambiente.

Hop Along 2015

Il rock indipendente del 2015 passa anche per questo combo di Philadelphia, capace di inscenare con ruvidità graffiante una serie di pezzi noise rock avvincenti, tutto sommato orecchiabili e in qualche modo differenti, grazie alle interpretazioni della vocalist Frances Quinlan.
6 > 10 The infinite ways distance can change fate, I’m out of range again, and I’m living my life

Joanna Newsom 2015

Altre undici canzoni ben radicate nella realtà contemporanea (e a ricordarcelo ci pensano i tanti riferimenti storici e letterari presenti nei testi) e al contempo completamente fuori dal tempo e trascendentali, sia nelle intenzioni che nell’esecuzione. Ovunque vagherai, portaci con te Joanna.

Beach House 2015

La metamorfosi dei Beach House non è radicale, ma è qualcosa che si muove con un movimento graduale, a dettare – con solenne autorevolezza – i paradigmi del dream pop contemporaneo. Gli altri resteranno a guardare, o al massimo potranno rincorrere un distacco che resterà a lungo incolmabile.

Godspeed You Black Emperor 2015

Non c’era motivo di aspettare nulla di nuovo, non c’era ragione di volersi guardare indietro un’altra volta. Qualcosa di grosso doveva essere in preparazione, qualcosa che avrebbe ricordato al mondo chi è il vero padrone della scena. Tutto questo è Asunder, Sweet and Other Distress, ode e gigantesco monumento ai GY!BE.

Courtney Barnett

Il debutto di questa ragazza australiana mette in riga tutte le più titolate colleghe e si prende di diritto lo scettro di miglior disco di un’artista femminile nel 2015. Le chitarre tagliano sul serio, le interpretazioni sono scazzate il giusto, le canzoni sono scritte con chiarezza d’intenti, senza fronzoli inutili… E quanto ci si diverte ascoltandole!

Deerhunter 2015

Negli anni in cui la scena dream e dintorni sta operando una scrematura e selezione naturale spietata, i Deerhunter sono lì, un gradino sopra agli altri e sguardo fisso al proprio percorso, indifferenti verso il destino di chiunque altro. Mai un compromesso, mai un vero colpo a vuoto: la weird era continua indisturbata.
1 > 5 They say people never change, but that’s bullshit, they do

Sufjan Stevens 2015

Lo spartito autobiografico trascina inevitabilmente con sé una serie di tematiche con le quali anche l’ascoltatore può e deve fare i conti. Ed è qui che Sufjan sa di vincere la partita: la voce e insieme la metrica mettono insieme luoghi e vicende di una forza espressiva che non ha eguali nella storia più recente del cantautorato americano.

Tame Impala 2015

D’accordo nel ritrovarci la psichedelia giocosa dei Flaming Lips, il sapore vintage del Sgt. Pepper o il flusso arcade del filone glo-fi, ma stavolta Kevin Parker l’ha fatta davvero grossa, mescolando il tutto con la disco di fine anni Settanta, in un’ibridazione pop che porta a un risultato mai ascoltato prima. Il vero disco dell’anno è probabilmente questo.

A World Is a Beeautiful Place and I am No Longer Afraid to Die

Uniscono folk e power pop senza abbandonare il primordiale scheletro emo in un album che trapassa come una dolce e sottile lama lezioni di rock mid-tempo. Dentro Harmelessness risiedono i Trail of Dead meno tronfi e i Pumpkins più avventurieri, e da buon candidato a disco dell’anno non molla un centimetro per tutti e tredici i brani.

Panda Bear Grim Reaper

Quando si innalza la sua voce da profeta new normal, cominci a riconoscere te stesso. Magari non ti sconvolge come in Person Pitch, non ci vai in fissa come quando interviene negli Animal Collective, e ti indispettisce per qualche suono troppo metallico, ma alla fine ammetti che anche stavolta ti calza addosso perfettamente.

Jamie xx 2015

Jamie non ha optato per la soluzioni più semplice, proponendosi invece come un artista fresco e personale, padrone dei propri mezzi e forte di un utilizzo veramente espressivo dei sample. Il motore degli xx è bello e lucente.

Seguono le top 20 personali dei redattori di doyourealize.it.

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