Made in Italy: Top 10 del 2011

Made in Italy: la classifica del 2011
Ecco i migliori album italiani dell’annata


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Come ogni anno, dicembre è mese di bilanci e classifiche riepilogative. Per la prima volta noi del Panopticon abbiamo deciso di proporre, accanto alle ormai classiche top 20 rivolte, rispettivamente, al rock propriamente detto ed alle varie forme di elettronica, che avrete la possibilità di leggere nel corso delle prossime settimane, anche una selezione del meglio della musica pubblicata nel Belpaese in questo 2011, a conferma dell’attenzione e dello spazio sempre crescente dedicati alla scena indipendente italiana. Che annata è stata quella che si sta per concludere? Dodici mesi senza dubbio interessanti, durante i quali forse non siamo riusciti ad imbatterci in autentici capolavori, ma con molte conferme ad alti livelli ed alcuni esordi assoluti degni di nota, specchio di una scena molto più viva di come solitamente viene dipinta.
Ecco a voi la nostra personalissima top 10, nella quale abbiamo cercato di includere quanto di meglio uscito all’interno delle principali scene di riferimento, dal cantautorato più autenticamente italico all’elettronica, passando per la musica pesante e le varie forme di indie rock

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[b]01. Brunori Sas – Vol. II – Poveri Cristi[/b]
[i]Ironici e toccanti racconti di ordinaria disperazione scritti e interpretati dal cantautore rivelazione Dario Brunori e dalla sua affiatata società di musicisti.[/i]

alt01. Brunori Sas – Vol. II – Poveri Cristi
Ironici e toccanti racconti di ordinaria disperazione scritti e interpretati dal cantautore rivelazione Dario Brunori e dalla sua affiatata società di musicisti.

alt02. Aucan – Black rainbow
Le principali tendenze electro del momento, londinesi e non solo, dal post dubstep alla witch house, rivisitate con gusto e personalità da tre talentuosi bresciani.

 

alt03. Be Forest – Cold.

L’esordio sulla lunga distanza della formazione di punta dell’oscura scena wave pesarese. Nel nome di Robert Smith e soci.

alt04. Paolo Benvegnù – Hermann

Viaggiare senza destinazione. L’ultima avventura musicale dell’ex leader degli Scisma.  

alt05. Casa del Mirto – 1979

Sgranate istantanee risalenti ad un tempo ormai passato, tra chillwave e glo-fi, direttamente dalla fredda Trento. 

alt06. The Death of Anna Karina – Lacrima/Pantera
Quando il post hardcore più classico incontra il rock narrativo di band come Massimo Volume e Teatro degli Orrori. Finalmente in lingua italiana. 
alt07. N.A.N.O – I racconti dell’amore malvagio

Il raffinato ritorno dell’ex leader dei COD Emanuele Lapiana, tra ballate pop rock non convenzionali e ospiti eccellenti. 

alt08. Dadamatto – Anema e Core

Seconda prova sulla lunga distanza per uno dei gruppi indie rock più originali dello Stivale. Ancora una volta spiazzanti e fuori dagli schemi.

alt09. JoyCut – Ghost Trees Where to Disappear

Un disco nero come il carbone, in perenne bilico tra le atmosfere opprimenti dei primi Cure e certo dream pop più oscuro e malinconico, capace di andare oltre il mero revival. 

alt10. Verdena – Wow

I Beatles più psichedelici come nuovo punto di riferimento, un lavoro ambizioso e complesso per il nuovo inizio della popolare band lombarda. 

Poco dietro ai magnifici dieci, troviamo un pugno di dischi altrettanto validi, anch’essi meritevoli di menzione. In ambito cantautorale, impossibile non citare la svolta malinconica e matura di Dente, capace con “Io tra di noi” di fare breccia anche tra il pubblico generalista e affacciarsi per la prima volta nelle principali classifiche di vendita, ma anche interpreti di lungo corso come Vinicio Capossela e Cesare Basile hanno saputo regalare dei lavori nel complesso ben fatti ed in linea con le aspettative. In un periodo in cui a livello internazionale il rock al femminile sembra stia trovando nuove protagoniste di rilievo assoluto, doveroso ricordare i promettenti esordi di Carlot ta e Mushy, due artiste che, nella loro diversità, sono riuscite ad attirare l’attenzione di più di un addetto ai lavori. La speranza in questo caso è che il colorato art-pop della prima e gli oscuri incubi metropolitani alla Zola Jesus della seconda non siano destinati a rimanere degli episodi isolati, ma rappresentino il punto di inizio di una brillante carriera. Se A Classic Education e Amycanbe propongono un indie rock gradevolissimo e formalmente impeccabile, ma forse troppo debitore verso certi modelli anglo-americani per riuscire a distinguersi, giovani di talento come Soviet Soviet e Neuromantik pescano a piene mani dagli anni ’80 per coniare un sound comunque personale e che potrebbe avere notevole appeal anche oltrefrontiera, il tutto mentre band come Zen Circus e Sick Tamburo, al pari del veterano Giorgio Canali, continuano a far divertire la nutrita schiera dei loro estimatori con energici pezzi in madrelingua tutti da cantare. Per quanto riguarda gli ambiti musicali più estremi, i Morkobot pur non raggiungendo i livelli di “MoRTO”, si sono confermati tra i punti di riferimento della scena heavy, mentre gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro con “Io ricordo con rabbia” si sono candidati con forza al ruolo di eredi dei Massimo Volume e nuovi alfieri del post rock italico.
Dieci tracce da ricordare:

01. Brunori S.a.s. – Rosa
02. Be Forest – Florence
03. Amycanbe – Everywhere
04. Zen Circus – Nati per subire
05. Aucan – Heartless
06. Benvegnù – Love is Talking
07. Verdena – Razzi Arpia Inferno e Fiamme
08. Sick Tamburo – E so che sai che un giorno
09. Casa del Mirto – The Haste
10. Dente – Saldati

 

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