Top Chart Electro 2014

electro2014È stato un anno difficile per la nostra sezione Outerworlds, sin dagli inizi uno dei fiori all’occhiello di questa piccola rivista online per appassionati radicali e intenditori. Si cresce e ci si trova di fronte alle sfide della vita, e non è sempre possibile portare avanti un’opera pure onorevole come quella di curare con grande attaccamento l’intero ufficio di una redazione: tutto quanto facciamo, lo facciamo per l’onore di farlo, appunto, e non per chissà quale vantaggio o tornaconto materiale. La vision e quindi la linea editoriale portata avanti dagli esordi del fu Panopticon si è interrotta a marzo di quest’anno quando i due caporedattori di questa sezione si sono loro malgrado allontanati dalla sede virtuale di elaborazione delle recensioni, causando un notevole rallentamento nella pubblicazione dei pezzi su dischi apparentemente minori in campo electro, black e soul. Non vi abbiamo fatto mancare la nostra opinione sugli album più importanti usciti nel 2014, quelli che poi ritrovate nella selezione di seguito, ma è mancata la quantità di offerta che ci aveva contraddistinto sin dai primi tempi. Attendendo il ritorno dei nostri storici collaboratori che hanno fatto la fortuna di questo sito, siamo stati costretti a concentrarci su altra musica, altri formati di redazione, altri autori, mentre tutt’ora ci troviamo in cerca di nuove penne per redigere tutto ciò che riguarda l’elettronica e i suoi sottogeneri.

In un’annata debole, in cui il rock internazionale non ha lasciato ai posteri chissà quali capolavori, almeno per la musica elettronica possiamo isolare un pugno di LP davvero notevoli, anche se a conti fatti firmati dagli stessi nomi da cui ci aspettavamo delle conferme. Il riferimento è ad Andy Stott (già sul podio della chart del 2012 col suo Luxury Problems), a Ben Frost che è riuscito a fare un ulteriore salto di qualità grazie all’instant classic A U R O R A, e al solito Flying Lotus per il quale abbiamo da tempo finito gli aggettivi. Non è per fare quelli contro a tutti i costi, ma il celebrato ritorno di Richard D. James, al di là dell’emozione iniziale, non ci ha convinti più di tanto: siamo distanti anni luce da Drukqs e anche dai migliori episodi della saga Analord, ma la voglia di nuova musica firmata Aphex Twin deve aver un po’ otturato l’udito dei più. Altra conferma arriva dalla chill house di Caribou, che riesce come pochi a coinvolgere un pubblico trasversale, mai di genere o stagionale. Spaccano anche l’astrattismo di Objekt e la satira di Actress, mentre se parliamo di divertimento free-form, è l’esordio di Todd Terje a raccogliere maggiori consensi.

Speriamo di potervi raccontare con rinnovata profondità di pensiero le vicende dell’elettronica e dei suoi contorni più e meno sfumati, nel frattempo perdonateci e godetevi questa piccola selezione col meglio del 2014.

 

actress10. Actress – Ghettoville
Darren Cunningham cammina su quel sentiero tortuoso che divide due modi diversi di fare musica, la sperimentazione e la funzionalità. Fin dall’inizio ha fatto di questa area il suo ambiente compositivo, un ambiente che con la musica ha descritto, percorso, riversato in scala. Ghettoville sono le conclusioni di questa lunga descrizione.
loscil09. Loscil – Sea Island
Una gamma di studi compositivi diversi e in contrasto fra loro: dall’esplorazione di profondità sonore densamente strutturate e tipiche dell’ambient noise, all’improvvisazione della strumentazione acustica (voce inclusa). La collisione di tali approcci crea poliritmi minimali che in ripetizione e leggera variazione armonica fra loro danno vita a spazi nuovi, altrettanto texturizzati, in una cornice malinconica e crepuscolare. Roba seria, da parte di un autore forse sottovalutato dal pubblico indie che ha amato Tim Hecker e Daniel Lopatin.
Objekt08. Objekt – Flatland
Pur facile da inquadrare entro un paio di filoni della musica digitale, Flatland è uno dei dischi di pura elettronica più intriganti degli ultimi tempi, risultando né sperimentale, né conservatore, e dove l’uomo è del tutto assente o assorbito in un astrattismo robotico, senza spirito né cuore. A dargli del marziano gli si farebbe un complimento.
todd terje07. Todd Terje – It’s Album Time
Terje si profila come il principale alfiere di un modo tutto scandinavo di fare musica elettronica fatta di suoni dai toni accesi, da texture sintetiche vicine alla house francese, dall’attenzione per la melodia. In realtà c’è il trucco: il good-time come sufficiente e rispettabilissima spinta creatrice viene spesso soccorso dalla forma libera del jazz.
francis harris minutes of sleep 201406. Francis Harris – Minutes of Sleep
Le note che lo accompagnano sottolineano come Minutes of Sleep sia un viaggio in materia di “memory, loss and profound grief”, nato da eventi personali estremamente provanti per il suo autore, Francis Harris. Per l’ascoltatore, è l’ideale compagno di meditazioni notturne, con le sue pulsazioni che si fanno sempre più forti e definite lungo lo scorrere della tracklist, prima introdotte e poi accompagnate da leggeri sfondi jazz che ne rendono l’ascolto ancora più caldo e invitante.
Kassem Mosse05. Kassem Mosse – Workshop 19
Personaggi del calibro di Gunnar Wendel non crescono come mele sugli alberi: la sua fama di performer è sì celebre e lodata come quella di svariati producer contemporanei, ma la sua innata versatilità lo rende uno dei pochi veri artisti in ambito dance. Un sound inequivocabile e fresco, eppure estremamente ragionato. Quasi impossibile trovare difetti.
caribou04. Caribou – Our Love
La scelta di aprirsi al proprio pubblico e parlare del più classico dei temi da canzone pop, l’amore, è forse più rischiosa di qualunque ardita sperimentazione. Oggi più che mai Caribou va chiamato col suo vero nome: Dan Snaith.
flylodead03. Flying Lotus – You’re Dead!
Ciò che ci affascina è la capacità, al quinto album e superati i 30 anni, di percorrere nuove vie con la naturalezza del primo giorno, inglobando ogni volta elementi diversi da includere nel marchio FlyLo senza invece fossilizzarsi su uno stile consolidato. Stavolta, è il turno del jazz anni Settanta…
Ben-Frost-2014-A-U-R-O-R-A02. Ben Frost – A U R O R A
Il concetto delle macchine intelligenti è stato ormai ampiamente digerito da decenni di musica elettronica, la prospettiva concreta della creazione della vita artificiale è invece ben più attuale, nonché apertamente più inquietante: ecco, Ben Frost ha generato una creatura sintetica vivente.
andy-stott-cover_Image01. Andy Stott – Faith in Strangers
Per quel suo essere così difficile da afferrare, e chiaro, grazie all’esot(er)ismo generale che aleggia sull’opera sin dalla copertina, il fascino misterioso che emana Faith in Strangers lascia la sensazione che il percorso dell’artista mancuniano non sia ancora terminato. Un altro capolavoro.

 

10 tracce per il 2014

Andy Stott – Violence
Ben Frost – Venter
Caribou – Can’t Do Without You
Deadbeat and Paul St. Hilaire – Hold on Strong
Efdemin – Track 93
Francis Harris – You Can Always Leave
Kassem Mosse – Untitled B1
Moodymann – Lyk U Use 2
Objekt – Ratchet
Todd Terje – Delorean Dynamite

 

Hanno collaborato: Denis Bosonetto, Danilo Betti, Giacomo Colombo 

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