Selected Metal: Top Ten 2014

caprablackmetalOgni anno, a questo punto, si sprecano fiumi di inchiostro digitale su quale disco sia il più bello, il più figo, il più deludente. E la questione si fa ancora più critica se si parla di un settore controverso come quello della musica pesante. A breve noi scriveremo qualche riga sui dischi più interessanti di quest’annata particolare che, seppur non presenta alcun capolavoro monumentale, si rivela particolarmente ispirata e colma di lavori rilevanti. E più che un mero plauso, meritato o meno, a chi ci mette ancora l’anima a produrre musica artisticamente degna di nota, quest’articolo intende essere un incentivo sincero e forse utopico a dedicare qualche oretta all’ascolto di un progetto musicale piuttosto che alle vuote parlantine da bar che, si sa, in un paese come questo fanno molta presa. Alla fine questo è ciò che conta, e questi ragazzi non meritano certo indifferenza e superficialità.
E non essendo portatori di una scienza esatta, quel che conta è anche il vostro parere. O meglio, le vostre sensazioni provate nell’ascoltare i nomi che più hanno segnato gli ultimi dodici mesi di musica. Scriveteci, commentate, sparlatene, ma – per carità – ascoltatene.

Lantlos-MeltingSun10. Lantlôs – Melting Sun

L’ultima speranza dello shoegaze metal, capaci di superare i maestri Alcest e di riproporre il genere in maniera credibile e ispirata. Etereo e accecante.

earth09. Earth – Primitive and Deadly

Inizia la terza vita di Dylan Carlson, più incentrata sul rock che sul post di matrice folk. Se poi parte la collaborazione con un tale Mark Lanegan, il risultato non può non risultare superbo.

Truckfighters-Universe-cover08. Truckfighters – Universe

Melodie che si stampano in testa, psichedelia a fiumi e tanto, tanto fuzz: lo stoner degli svedesi è quanto mai maturo e coinvolgente, creando dipendenza in chi vorrà immergersi in Universe.

atriarch07. Atriarch – An Unending Pathway

Questo sarebbe il disco che uscirebbe fuori se Neurosis, Killing Joke e Swans decidessero di andare in un viaggio ai limiti della sopravvivenza in una tundra sterminata. Devastante.

Pharmakon06. Pharmakon – Bestial Burden

Bestial Burden non è soltanto un’opera basata sulla caducità della vita, ma un vero e proprio schermo che mostra carni indifese, pulsanti, dolenti. Rivendicando ad essere il chirurgo di sè stessi.

stormo-sospesi-nel-vuoto-bruceremo-in-un-attimo-e-il-cerchio-sarc3a0-chiuso-cover05. Storm{O} – Sospesi nel Vuoto Bruceremo in un Attimo e il Cerchio Sarà Chiuso

Le 15 tracce di questo lavoro sono veri uncini che arpionano le carni per mezzora senza sosta, rivelando a chi vive quest’esperienza la propria essenza meschina. Tra poesia e randellate.

o circle04. O – When Plants Turn into Stones

Il post rock perfetto per chi vuol annegare nei ricordi di una vita: gli O trasmettono una portata emotiva impressionante che ferma il tempo e dona peso specifico ai silenzi sospesi.

Emptiness03. Emptiness – Nothing but the Whole

Il lavoro più nichilista del 2014 arriva dai Belgi Emptiness, la cui proposta ieratica e lugubre è un vortice di energia oscura lento e potentissimo. Un monolite sonoro imponente.

Sòlstafir02. Sòlstafir – Òtta

Il nuovo capitolo degli islandesi Sòlstafir si affaccia verso lidi ancora più psichedelici e dilatati, affondando in mari ghiacciati di riverbero e in atmosfere gelidamente ariose. Una fotografia di un’Islanda antica e sempre più selvaggia.

nero di marte01. Nero di Marte – Derivae

I Bolognesi confermano di non essere stati un fuoco di paglia consegnandoci un lavoro incredibilmente maturo e personale. La tragedia assume un nuovo significato, verso la deriva dei nostri animi.

 

Ci sarebbero stati molti nomi degni di comparire in questa classifica, ma alla fine occorre fare una piccola cernita, si sa, e si finisce sempre di parlare di chi potrebbe stare sul gradino di un fantomatico undicesimo posto. Partiamo dagli schizofrenici The Great Sabatini, il cui post hardcore sincopato colpisce per intensità e qualità. Sulla stessa lunghezza d’onda si muovono i Pord, che non possono lasciare indifferenti gli amanti dello stop’n’go. I Triptykon di Tom G. Fischer sono stati una delle grandi sorprese del 2014, in cui tutta l’esperienza dell’ex Celtic Frost confluisce in un lavoro degno di ispirazione e classe sopraffina. Mentre i Pallbearer si confermano i re incontrastati del doom, gli Hark brillano nel mondo sludge stoner, una spanna sopra tanti altri e soprattutto, sopra molti nomi più illustri.
I Mastodon, pur non essendo più la principale attrattiva del genere, si confermano come i migliori nel loro campo. Risultano gli unici a saper comporre credibilmente un metal mainstream non banale, non forzatamente preso sul serio e personale. In Once More Round the Sun i nostri hanno trovato la quadratura del nuovo cerchio sviluppando dei brani ispirati e dal sapore catchy che lasciano scontenti solo chi non riesce a farsi una ragione della loro nuova sfida. E chissà che in futuro i quattro americani non ci riservino qualche nuova sorpresina che, in fondo, aspettiamo tutti quanti.
Fatti i nomi grossi occorre dire che il 2014 passerà come annata del disagio: notevoli i lavori nel campo più nichilista e disagiato della musica. Come non menzionare i Wreck & Reference, fautori di una prova davvero straziante. O i bei lavori dei Pharaoh e dei Primitive Man (presto presenti nel prossimo report). E non per ultimi citiamo gli Indian, uno dei combo più sturatimpani degli ultimi anni, passando per i Dephosphorus e i Pyrrhon. Da tenere d’occhio anche il monicker Black Monolith, destinato a darci qualche soddisfazione dolorosa.
Moltissime anche le conferme di settore, leggasi anche dischi che fossero stati prodotti una decina d’anni fa sarebbero stati etichettati come capolavori o dischi che, non osando, riescono a cementificare e rinvigorire la scena. Degno esempio di ciò sono gli Yob, i Dirge, i Boris e i chiacchieratissimi Old Man Gloom. Menzione speciale per i Rosetta che con il loro “metal per astronauti” proseguono con inaspettata delicatezza un percorso intrapreso da oramai una decina d’anni portando nel loro nuovo EP sia il loro sound consolidato sia nuovi interessanti approcci fatti di dissonanze. Altra sorpesa sono i Minot, fautori di un bel disco postrock cervellotico e sincopato.
Nell’ambito stoner primeggiano incontrastati i Truckfighters, fautori di un disco carico di melodie e visionarietà psichedelica che abbiamo deciso di premiare con l’inclusione in classifica. Sempre dalla scandinavia gli ottimi Monolord che lavorano sul loro suono portando le basse frequenze a nuovi livelli di profondità.
Anche la scena black atmosferica non esce male da questo periodo, grazie ai bei lavori di Panopticon, Saor e Dark Space.
Fatti i dovuti elogi, occorre però segnalare molte delusioni, la maggior parte delle volte dettate dal manierismo – come nei casi dei molti ritorni di fiamma non eccelsi – o dalle troppe attese non corrisposte. Evitando i nomi che ormai non fanno più notizia o da ignominia istantanea – Opeth o Alcest, ad esempio – molti i “big” che ripresentano una versione scialba dello splendore che fu. Passando dai Today is the Day, dagli Electric Wizard o dagli Eyehategod, si arriva ai Godflesh, agli Agalloch, ai Crowbar, agli At the Gates. Ma quelli ad uscire peggio da quest’anno sono i Woods of Desolation il cui Celestite ha nettamente deluso le aspettative di molti. Se siete degli affezionati dedicateci un po’ del vostro tempo, ma, in caso contrario, siamo certi che non vi perderete nulla.
Chiudiamo con qualche parola di riguardo sulla scena italiana,che non ha realmente nulla da invidiare alle proposte d’oltreoceano. In ambito hardcore con i già citati Storm{O} abbiamo il ponte perfetto tra liricità e potenza. Nei territori più bui gli Obake si ergono a riferimento con soluzioni in bilico tra doom e sperimentazione con un supporto vocale che difficilmente troverete in cantanti stranieri. Stessa cura per le linee vocali le abbiamo potute trovare nel nuovo disco dei modenesi At The Soundawn, maestri nel miscelare melodia ed emotività. Impossibile infine rimanere indifferenti alla crescita che hanno avuto i Nero di Marte, che sono ad un anno e mezzo dal loro esordio, stupiscono con un disco che brilla per originalità e ricercatezza sonora.

 

10 canzoni per il 2014:
Nero di Marte – Il Diluvio
Sòlstafir – Òtta
Emptiness – Nothing but the Whole
Truckfighters – Mastodont
Atriarch – Collapse
Yob – Marrow
O – Lack of Interest in Things They Used to Do
Rosetta – Soot
Storm{O} – D’Istanti
Triptykon – Tree of Suffocating Souls

 

A cura di Alessandro Romeo e Diego Ruggeri

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