Selected Metal: la Classifica del 2013

rr_450h__metalheads211Cominciamo dalle note negative: la zona più ruvida e paludosa, quella della musica hard & heavy, non ha prodotto alcun disco epocale durante il 2013. A meno che ci sia sfuggito qualcosa di straordinario, magari non ancora venuto allo scoperto e proveniente dai sotterranei di Atlantide o dalle fogne del metal lituano, a presenziare la nostra chart sono solo alcune buone conferme e dei ritorni di fiamma del tutto inaspettati. Al massimo può considerarsi incoraggiante riscontrare come la situazione non sia per nulla statica. Non delude ma tiene botta la scena psych sludge/doom, fuzz rock e anche quella post death. Leggermente in calo la situazione nel mondo (post) hardcore e post metal in generale, malissimo come sempre tutto il resto che scegliamo di non citare (d’altronde la sezione si chiama Selected Metal). La cosa più sorprendente è la crescita dell’heavy italiano, che nel giro di pochi anni ha portato alla luce realtà interessantissime come i Nero di Marte o i Dogs for Breakfast, band che iniziano a scrollarsi di dosso il fardello del citazionismo e iniziano ad intraprendere un percorso musicale davvero personale, e vanno ad aggiungersi a piccoli fenomeni come Ufomammut, Lento e Zu che altrimenti sarebbero solo casi isolati.


Ma senza sprecare troppe altre parole, ecco la classifica finale dei migliori 10 dischi metallurgici del 2013 secondo DYR:

10. Ornaments – Pneumologic
Un lavoro che evidenzia il legame indissolubile tra l’etereo spirituale e il frenetico elemento carnale che compone ogni essere umano: gli Ornaments tornano dall’oltretomba e valicano i confini ponendosi ai vertici dell’indie-metal europeo. Redivivi.
09. Mouth of the Architect – Dawning
I Mouth of the Architect lasciano i tecnicismi e l’irruenza dei primi dischi e abbracciano un approccio più malinconico che giova sensibilmente al songwriting. Dawning apre nuove possibilità e risulta più fruibile grazie alla semplificazione dei brani. Consigliato anche a chi non è avvezzo a certe sonorità.
08. Hey Colossus – Cuckoo Live Life Like Cuckoo
I britannici Hey Colossus escono dall’anonimato del mondo post metal con un album sludge-blues psichedelico molto ispirato, ricreando un mondo fatto di delay, ambient drone, percussioni atipiche, distorsioni e growl imponenti.
07. Blaak Heat Shujaa – The Edge of an Era
Il trio parigino dei Blaak Heat Shujaa si allontana dallo stoner con richiami spaghetti-western dell’esordio fino ad approdare a territori molto più oscuri, sia nei testi che nelle atmosfere: un passaggio obbligato per chi nel 2013 vuole provare qualcosa di vero in ambito heavy psych.
06. Locrian – Return to Annihilation
Il primo disco dei Locrian per la Relapse è un punto d’incontro in cui triangolano simultaneamente il lento e solenne incedere degli Earth, lo sfondo metalmeccanico e i fumi grigi dei primi Jesu e – quando la faccenda sfuma nell’ambient noise – quel Tim Hecker da tempo idolo notturno degli amici del metallo intellettuale. Il post metal più nobile uscito negli ultimi anni è inciso in queste sette tracce. Davvero imperdibili.
05. Deafheaven – Sunbather
Dopo un esordio sopra le righe, i californiani Deafheaven ritornano con un lavoro pienamente convincente, ponendosi ai vertici della scena post black americana. Sunbather è uno spiraglio di sole in un cielo nuvoloso e carico di pioggia, e rappresenta la disperazione luminosa riflessa dalla gioia di chi ci circonda. Un disco eclettico e sognante, con momenti black più atmosferici che shoegaze.
04. Ulcerate – Vermis
Vermis non lascia spazio a compromessi sonori: le influenze sono molto più amalgamate e – finalmente – gli Ulcerate sembrano aver acquisito la personalità che fino ad oggi sembrava mancargli. Lasciatevi appestare dai vermi ed abbandonatevi alle macerie di un devastamento apocalittico non meglio specificato.
03. Russian Circles – Memorial
I Russian Circles ce l’hanno fatta, sono riusciti ad andare oltre le solite soluzioni degli ultimi 7-8 anni di post core, e a tornare alla qualità dei tempi di Enter. Le parti più pesanti sono molto più buie ed esagerate, mentre i momenti di calma decisamente più sobri e delicati. Memorial è l’album della maturità per i Russian Circles, adesso come non mai immortalati in un vero e proprio stato di grazia.
02. Intronaut – Habitual Levitations (Instilling Words with Tones)
Il nuovo sforzo degli Intronaut si rivela sorprendente e maturo come nessun altro episodio della loro discografia. Si distaccano dalla miriade dei gruppi fotocopia lavorando su soluzioni più jazz che atmosferiche, supportate da un riffing più sludge che hardcore, con una buona dose di prog genuino e personale. Non giubilate, ma potremmo esser di fronte ai pretendenti al trono lasciato vacante dagli ISIS.
01. Nero di Marte – Nero di Marte
I ragazzi bolognesi riescono nel difficile compito di crearsi un suono riconoscibile e personale in un genere che da anni si dice abbia detto tutto quel che poteva dire. Cambi di tempo, accelerazioni che rimandano ai neozelandesi Ulcerate (ma con una maggiore attenzione alle linee di voce), atmosfere liquide su una base di noise irrequieto e instabile. Un debutto sorprendente, personale e che sembra non conoscere attimi di stanchezza. È questa l’Italia da esportare nel resto del mondo.

Partendo dall’Italia, finalmente abbiamo potuto mettere le mani sul doppio vinile degli Ornaments che riescono a portare aria fresca in ambito post metal strumentale. Sul podio i già citati Nero di Marte dimostrano – oltre a capacità tecniche ben al di sopra della media – di poter tenere testa a realtà internazionali con il loro mood oscuro e arcano. Cercando nell’underground, registriamo i Dogs for Breakfast – di poco fuori dalla TOP 10 – che rileggono la brutalità degli Unsane in chiave hardcore, e i Marnero, perfetta commistione tra la verbosità dei Massimo Volume e il furore hardcore. Vere e proprie furie sonore gli End of a Season, i quali partono dalla scuola dei Converge per approdare a lidi di intimo dolore e deflagrazione. La scena heavy italiana è attiva come non mai e sarebbe bello che anche chi organizza concerti si accorgesse che i tempi sono maturi per proporre nuove leve al posto dei soliti matusalemme.
immortalPer quello che riguarda la playlist di fine anno, siamo onesti, abbiamo fatto molte scelte dolorose e con ponderazione abbiamo lasciato fuori molti nomi degni di nota e molti lavori interessanti. In primis i chiacchieratissimi Palms, il cui omonimo non sarà all’altezza del passato glorioso di Chino Moreno e degli ex-ISIS, ma che rimarrà uno dei più ascoltati di quest’anno. Come non citare poi i Rosetta, che con il loro The Anaesthete sono rimasti in lotta fino all’ultimo per l’entrata in classifica finale, ma che alla fine abbiamo penalizzato nei confronti dei Mouth of the Architect, i quali sono stati più propensi ad evolvere il loro sound. Il mondo drone/noise ha partorito anche due delle realtà più promettenti di questi anni, i Terra Tenebrosa e Pharmakon, autori di lavori brutalissimi e estremamente disturbati. Doveroso parlare anche dei The Body che, nella sezione più painful del post metal si sono conquistati un ruolo di primissimo piano, mentre gli Altar of Plagues, ormai alla fine del loro percorso musicale, hanno visto scendere le proprie quotazioni nonostante un discreto prodotto quale Teethed Glory and Injury. In ambito folk (quello rivolto ad un pubblico metal, s’intende) spicca in assoluto l’ispiratissimo ritorno del redivivo Vàli, un lavoro metal nell’animo, ma spogliato di ogni distorsione e oppressione. Come già detto in ambito psych sludge/doom il 2013 è stato un anno da ricordare: gruppi come Obelyskkh, Barn Owl, Primitive Man, Windhand, e Corrections House hanno sfornato dischi che un appassionato del genere non può lasciarsi sfuggire. Ma tra tutti consigliamo i Black Willows, che a nostro avviso faranno parlare moltissimo, grazie al loro personale sludge ricco di sfumature spirituali e orientaleggianti. Menzione d’onore anche per gli intramontabili: i Clutch, che con il loro Earth Rocker proseguono in un percorso musicale di altissimo livello, e Lustmord, vero re della dark ambient, che sembra non conoscere il tramonto, anche perché dalle sue parti è sempre notte. Per quanto riguarda la parte più fuzz/hardcore, sono assolutamente da promuovere i Zozobra e i Sofy Major. Tra le piacevoli resurrezioni invece registriamo il ritorno di The Ocean, Dillinger Escape Plan e Cult of Luna i quali, nonostante fossero dati per spacciati, hanno dimostrato di aver ancora qualcosa da dire (anche se magari i loro album risultano disomogenei). Concludiamo con le maggiori delusioni del 2013, alcune conclamate, altre inattese. Tra queste ultime spiccano i Morne e i Touché Amoré, fautori di prove appena sufficienti: dal quartetto di Boston in particolar modo ci aspettavamo le bombe atomiche, invece hanno messo in scena un fiacchissimo spettacolo di fuochi d’artificio. In caduta libera Jesu, Kylesa e Pelican (oltre che altri nomi illustri che chi ci segue non faticherà a intuire) per i quali invece è difficile vedere qualche possibilità di redenzione. I Red Fang e i Melvins, questi ultimi in piena fase di delirio goliardico, invece si confermano come gruppi da divertissement genuino e birraiolo.

10 canzoni per il 2013:
I. Ornaments – Aer
II. Nero di Marte – Time Dissolves
III. Russian Circles – 1777
IV. Intronaut – Sore Sight for Eyes
V. Ulcerate – The Imperious Weak
VI. Vàli – Et Teppe Av Mose
VII. Mouth of the Architect – It Swarms
VIII. Rosetta – Hara / The Center
IX. Black Willows – Dead Mantra
X. Palms – Shortwave Radio

La sezione Selected Metal di DoYouRealize è curata da Alessandro Romeo e Diego Ruggeri. 

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