Scritta da Luca Momblano • splatter pop

“I was creatively frustrated”. È questa la fotografia della genesi di questo esordio per Sub Pop, con il nome Mass Gothic che si sovrappone a quello di Noel Heroux ora di istanza a New York ma già in prima linea nel Massachussets con gli Hooray for Hearth. Due anni chiuso in casa con un quattro piste e la creatività di cui sopra che si incunea anche nei momenti in cui l’unica cosa che riesci a fare e strisciare a terra fino a raggiungere la tazza del…

Scritta da Daniele Sassi • exotic wave

Col passare degli anni e delle tendenze del pop indipendente, il suono di Tatum si è fatto sempre più sofisticato e vario di tessuti giustapposti.

Life of Pause esce ancora in pieno inverno, è stato registrato per buona parte in Svezia, ma suona caldo e luminoso, come dei Cocteau Twins grondanti di patchouly che se ne vanno in vacanza un resort di Key Biscayne a Miami. Quindi, per metterla in termini più convenzionali, rispetto a Nocturne siamo di fronte…

Scritta da Pierluigi Ruffolo • red velvet

I dischi misteriosi, lo sapete, ci piacciono. Feed the Fire della svedese Billie Lindhal, o meglio Promise and the Monster, si presenta come un album intrigante a partire dalla copertina, con i suoi richiami 60s e il suo alternare zone d’ombra e tonalità di rosso. Questi dettagli descrivono esattamente il contenuto audio, perché il fascino degli anni ’60 e il gusto dark degli ’80 vengono fusi insieme per dettare il mood di queste serate invernali…

Scritta da Matteo Ragnedda • r&b

Noi di Do You Realize? ancora giubiliamo pensando al 2014 e all’inaspettato ritorno di D’Angelo. D’altronde non potrebbe essere diversamente, e se ancora non l’avete ascoltato vi invitiamo a redimervi. Il punto comunque è che ci sarebbe bastato. Non che ci si debba accontentare, ovviamente, però la sensazione era un po’ come quella che si prova il giorno prima di un’eclissi: sai che non si verifica ogni anno, e nemmeno ogni dieci,…

Scritta da Pierluigi Ruffolo • post punk noise

Le Savages sono la dimostrazione di come lo spirito post punk possa ancora avere un suo posto nel panorama rock attuale. A sette anni da Primary Colours e a quattordici da Turn on the Bright Lights, ma soprattutto a trentasette dagli originali Unknown Pleasures e 154, quella carica vive in maniera così intensa che si fa fatica a parlare di revival. E Silence Yourself e Adore Life non hanno neanche la necessità di dover riprodurre il suono grezzo degli oscuri…

Scritta da Daniele Sassi • american new dark wave

Beach House, Wild Nothing, Frankie Rose, Lower Dens, Crystal Stilts, Porcelain Raft, DIIV… Sono questi i nomi degli attori principali dell’attuale corrente new dark wave americana. Cose diverse catalogate sotto la stessa etichetta, e non certo roba innovativa, perché al di là dell’aggiornamento audio-tecnico e delle differenze dream o punk a seconda dei casi, gli stilemi una volta forgiati restano quelli di sempre, e le sensazioni che …

Scritta da Simone Verlezza • today's dark wave

Non spariranno di certo, i Daughter. Il titolo del successore di If You Leave mette in chiaro le intenzioni del trio londinese, determinato a proseguire la messa in musica di un mondo rarefatto e desolato, illuminato qua e là ma tenuto insieme da vocalizzi che non lasciano spazio a serenità alcuna: Elena Tonra ha modellato un altro viaggio fatto di introversione e personalissime analisi, quasi ignorando l’attesa che questa uscita ha generato…

Scritta da Pierluigi Ruffolo •

Il video di “Blackstar” e quello di “Lazarus” sono inquietanti allo stesso modo ma trasmettono sensazioni differenti per quanto riguarda la figura di David Bowie. Nel primo, i suoi occhi quasi settantenni mandano in frantumi quei cristalli liquidi che dovrebbero proteggerci da tutto ciò che è remoto; nel secondo, lo vediamo fluttuare su un letto mostrando la sua pelle cadente e si rivolge a te con “Look up here, man, I’m in danger.